KEITH STUART.
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LA MORBIDEZZA DEGLI SPIGOLI.
Parte 2.
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Titolo originale: A Boy Made of Blocks.
Traduzione di: Chiara Brovelli.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 19
Il pomeriggio seguente tocca a me andare a prendere Sam a scuola. E ho anche un compito
extra, una cosa che proprio non mi ero aspettato: viene anche una sua amica. Olivia, la bambina che era
all'asilo nido con lui e che frequenta la scuola che ci piace.  una conoscenza fondamentale, sul piano
sociale. Sono nervoso, ho paura di rovinare tutto, o che rovini tutto lui. Ma quando ci penso mi dico:
Perch diavolo mi preoccupo? Sono due bambini che si incontrano per giocare insieme, non si tratta di
un matrimonio reale che deve unire due fazioni in guerra.
Mentre mi avvicino ai cancelli, provo la solita paura  una paura remota e silenziosa  e,
quando cominciano ad arrivare gli altri genitori, la vista di tutti loro che circolano disordinatamente e
chiacchierano attorno all'ingresso completa il quadro familiare che mi ha tormentato per tutti questi
anni. C' anche la trepidazione per Sam, perch non so come sar lui, o se un insegnante lo
accompagner fuori per riferirmi a bassa voce di qualche incidente al parco giochi, di un'altra zuffa con
un gruppetto di bambini, che non si sa chi abbia cominciato. Come sempre sono lacerato: da una
parte vorrei vedere che cosa gli succede durante la sua giornata, e dall'altra mi sento fortunato perch
non posso farlo.
Oggi, quando suona la campanella e si aprono le porte, lui esce con il primo gruppo di alunni.
Attraversa di corsa la folla di genitori schiamazzanti e si getta tra le mie braccia.
Andiamo a prendere Olivia? Giochiamo a Minecraft?
S, passiamo a prenderla sulla strada di casa. Com' andata a scuola?
Bene.
Che cos'hai imparato?
Niente.
Niente?
No.
Fantastico.
Ci immettiamo nel traffico lento e agonizzate verso la St. Peter's. Bambini con divise
sconosciute sciamano fuori dai cancelli, sorridendo e ridendo, agitando dipinti e bizzarri modellini
costruiti con rotoli di carta igienica. Probabilmente  solo la mia immaginazione, ma sembrano gi pi
simpatici degli alunni della scuola di Sam. Parcheggio in fondo alla strada, e con Sam vado ai cancelli:
non ricordo bene Olivia, quindi devo affidarmi a lui. Mando un messaggio a Jody, sottolineando la
folle temerariet di questa impresa, e lei mi risponde: Cerca la bambina pi bella. Il che non mi  di
grande aiuto. Se non altro, Jody sar a casa tra un'ora, cos potr farsi carico lei di questo gravoso
impegno sociale.
Olivia! grida Sam, e poi corre verso una bambina che sta aspettando accanto al cancello. 
appena pi alta di lui, e ha i capelli neri lunghi e lisci, e un viso dalla bellezza fragile e raffinata. Lo
saluta, affettuosa, e comincia a parlargli. Lui annuisce, serio. Arriva una donna, che immagino sia la
madre.  vestita splendidamente, con una gonna e un giaccone di Burberry, il viso bello come quello
della figlia, ma altezzoso. Ha l'aria disinvolta e sicura di una persona che ha un sacco di soldi.
Salve, lei  il padre di Sam? mi chiede. Ha un tono secco, professionale.
S, salve. Alex, piacere.
Prudence, la mamma di Olivia. Olivia viene da voi, giusto? Ho parlato ieri con Jody.
Per un attimo resto in silenzio, intimidito.  la prima volta che Sam porta qualcuno a casa. E
adesso pare che abbia fatto amicizia con una famiglia che non sfigurerebbe nella sezione che il Tatler
dedica alla mondanit.
S, esatto. Vuole che la riaccompagni a casa, dopo?
No, vengo a prenderla io. Le darete qualcosa per cena?
Ehm s. Voglio dire, Sam non mangia molto, quindi probabilmente saranno spaghetti su pane
tostato.
Sussulta appena, ma lo noto.
Bene.
D'accordo, allora.
Olivia era molto impaziente. Ultimamente gioca a questo videogame Minecraft? E pare che
Sam sia molto bravo. Comunque, credo che giocheranno insieme.
Ah ok, certo. Lo so.
Anche suo fratello Harry ne  ossessionato, aggiunge, mentre si volta a guardare un ragazzino
dall'aria arrogante, dietro di lei. Come tutti i suoi amici. Io non ci capisco niente, ma non mi sembra
che in questo debbano sparare ai terroristi, il che  un sollievo. Comunque, ci vediamo pi tardi.
Prende la cartella di Olivia, afferra la mano del figlio e si allontana a grandi passi lungo la
strada, verso un'immensa Range Rover bianca immacolata. Resto l a bocca aperta, finch l'auto non si
mette in moto e non parte, per poi sparire oltre una curva di case a schiera.
Voglio mostrare a Olivia come si costruisce un castello, dice Sam.
Salve, signor Rowe. Qual  la sua macchina?
 quella orribile, laggi, le dico, indicandola. Bambini, vi va di andare al caff a prendere
un latte schiumato, prima?
Urlano: S! e si mettono a saltellare, deliranti, prima di correre verso la nostra station wagon,
sporca e malconcia.
Quando arriviamo al caff, apro la porta per farli passare, e loro entrano cantando allegramente
(in realt  soprattutto Olivia che canta, Sam fa s con la testa). Vanno in fondo alla sala per occupare
un divanetto, mentre io mi dirigo al bancone, dove il barista preferito di Sam sta leggendo il
lunghissimo menu dei t a un'anziana, che poi va lentamente verso un tavolo vicino, con l'aria confusa.
Faccio la mia ordinazione.
Vedo che avete un'ospite, oggi, mi dice, guardando Sam.  la sua fidanzatina?
Li guardo anch'io. Sono seduti vicini, chiacchierano, sfogliano i fumetti e le riviste sul tavolo.
Sembrano due bambini che stanno avendo una normale conversazione. Ma per noi non  affatto
normale. Credo che potrei menare pugni nell'aria per l'orgoglio, come Judd Nelson alla fine di The
Breakfast Club.
Questo posto sembra tirar fuori il meglio di lui, osservo.
Ah s be',  stato bello finch  durato.
Ho un tuffo al cuore.
Che cosa intendi dire?
Il proprietario vende. Ha conosciuto una persona una cliente che veniva sempre qui, in
effetti, e vogliono partire per aprire una guest house da qualche parte in Italia. Il contratto scade tra un
paio di mesi, e poi si chiude.
Oh no,  terribile.
Dillo a me. Mi piaceva lavorare qui,  un bel posto. Spesso sembra di stare qui con degli
amici, anzich lavorare. Mi mancher. Ma vai pure a sederti, vi porto subito da bere.
Ci sono altre persone in coda dietro di me, cos mi sposto, ma la notizia mi ha scioccato. Questo
era il nostro posto, il nostro rifugio. Decido di non dirlo a Sam. Non oggi, non il giorno che ha invitato
un'amica a giocare. Invece, ci godiamo il pomeriggio. Olivia parla senza sosta della sua giornata a
scuola: racconta che cos'ha fatto, con chi ha giocato, che cosa si sono detti: il genere di informazioni
che da Sam non abbiamo mai. Lui, intanto, continua a spostare la conversazione su Minecraft.
Posso costruire con l'arenaria, annuncia, dal niente.
Poi, eccitata, Olivia si ricorda di una cosa e lo interrompe mettendogli delicatamente una mano
sul braccio. Noto che lui non lo tira indietro.
Oh, mio fratello mi ha parlato di una gara per costruttori. Sar fra qualche mese e tu dovresti
partecipare, Sam. Si terr a un festival di videogame, a Londra. Ogni partecipante ha quattro ore di
tempo per costruire un modello, e il migliore vince un premio.
Posso andarci? mi chiede Sam.
Gi immagino la scena, una sala immensa piena di adolescenti chiassosi e di console, e di
musica martellante. Se la festa di Tabitha si avvicina alla Citt della Crisi, questa  una vera e propria
Apocalisse.
Non lo so. Dobbiamo controllare le date. Probabilmente ci sar molto rumore.
A Londra c'era rumore, dice. Ma ce l'ho fatta.
Quando arriviamo a casa tua, ti faccio fare amicizia con mio fratello, sull'Xbox, propone
Olivia a Sam. E poi possiamo giocare tutti insieme nello stesso mondo.
Pap, possiamo?
S, rispondo, felice di abbandonare l'argomento gara.
Arrivati a casa, scendono dall'auto e salgono i gradini. Li sento accendere l'Xbox. Vado in
cucina a prendere del latte e dei biscotti e glieli porto di sopra su un vassoio, sperando di continuare a
illudere Olivia, affinch creda a) che sono un genitore assolutamente capace e affidabile; b) che Sam
invita sempre degli amici, e che questo non  affatto un miracolo.
In camera, Sam le sta mostrando il castello che abbiamo costruito. Adesso ha aggiunto una serie
di piccoli orti, in cui coltiva frumento e carote. Lei sembra impressionata. Poso la merenda e resto a
guardarli per qualche istante, ma Sam mi rivolge un'occhiata in cui mi pare di cogliere un certo
imbarazzo. Appena prima di andarmene, Olivia tira ancora in ballo il discorso del festival e insiste nel
dire che Sam dovrebbe partecipare alla gara di Minecraft. Lui annuisce, entusiasta, e solo dopo qualche
secondo mi rendo conto che anch'io, preso dal momento, sto facendo s con la testa.
Capitolo 20
All'inizio parliamo del pi e del meno. Sono le diciannove di un giorno feriale, e sono in un pub
in centro con Matt. Lui  venuto a guardare un incontro cruciale di Champions League, tra Manchester
United e Porto, mentre io sono qui per scoprire se ha una relazione. Ma non posso farglielo capire
subito. Devo arrivarci per gradi, attraverso qualche porta secondaria o, nel nostro caso, attraverso
una discussione sull'incapacit dello United di rimpiazzare un centrocampista battagliero come Roy
Keane. Si fa cos, tra uomini.
Allora, dico (dopo una lunga analisi durata dieci minuti della storia recente del club),
parlando di delusioni che possono scaturire da un torpore creativo a lungo termine, come va tra te e
Claire?
Matt alza gli occhi dalla sua pinta.
Bene, bene. Stiamo preparando la festa di compleanno di Tabitha. Vieni con Sam?
Ecco, ci stiamo riflettendo. Non so come potrebbe comportarsi. Per il resto, tutto bene?
Perch me lo chiedi?
Oh,  che ultimamente ho notato che sei diventato piuttosto circospetto. L'altro giorno, allo
stadio, avevi sempre in mano il cellulare, e controllavi i messaggi. Ci ho fatto caso.
Bisogna procedere lentamente, mi dico. Parer il colpo, ma  solo quello di apertura. Abbiamo
tutta la serata, quindi
Non dire niente a Clare! mi implora, diventando tutto rosso.
Oh merda,  gi crollato. Quindi  vero che ha una relazione.
Ok, lo tranquillizzo. Non devo dire niente a Clare riguardo a che?
Impiega un momento a riprendere il controllo.
Mi sono messo nei guai. Guai finanziari.
Cosa? Com' successo?
Respira profondamente pi volte e fissa il vuoto sconsolato intanto che ci passa davanti un
uomo di mezza et con una maglietta dello United e un vassoio pieno di birre.
Mi sono messo a scommettere sul calcio, prevalentemente, ma anche sul rugby, sul cricket,
sul motociclismo su qualunque cosa stia guardando. Lo faccio al telefono.
Da quando?
 cominciato tutto un anno fa. Viaggiavo molto, per far visita agli sviluppatori. Mi annoiavo a
morte a starmene seduto nella mia stanza d'albergo, a guardare canali di sport. Quando diventi
genitore, non fai che ripetere che vorresti un po' di tranquillit e di silenzio senza i bambini intorno, e
quando ce l'hai non sai che cosa fartene, diamine. Cos, ho cominciato a fare qualche scommessa sulle
partite, tanto per rendere la cosa pi interessante. Ma a un certo punto mi sono reso conto di non essere
pi capace di guardare una partita senza scommettere: sulla prima squadra che avrebbe segnato, sul
numero di goal o dei corner. C' stata una sorta di escalation. E capisci di essere nei guai quando sei
seduto in una camera d'albergo a San Francisco, alle sei del mattino, e punti un centone su un incontro
come Hartlepool-Barnet.
Quindi ti sei indebitato?
Sbuffa, incredulo.
Si pu dire cos, s.
Di quanto sei sotto?
Circa quindicimila. La somma era inferiore, ma durante quella trasferta di lavoro organizzata
dall'ufficio per fare gruppo ho cercato di rivincere tutto in un giorno solo. Ho fatto circa cinquanta
scommesse. Un cazzo di disastro, Alex.
Oh, merda.
Abbassa lo sguardo sulle ginocchia subito penso che sia per la vergogna, ma poi cerco il suo
cellulare. Ce l'ha in mano.
Aspetta, non starai scommettendo anche adesso, vero?
No! Ecco in effetti s.
Allungo una mano e glielo strappo.
Ehi!
Sul serio, Matt che cazzo ti passa per la testa?
Non lo so. Magari potrei scommettere cinquanta sterline sul Porto che segna per primo?
Matt, non sto scherzando!
Scusa!
Restiamo in silenzio un momento. In sottofondo, sentiamo il fischio del calcio d'inizio, e
acclamazioni poco entusiaste da parte di qualche tifoso del Manchester.
La casa  al sicuro? Sei in grado di pagare l'ipoteca?
Per adesso s. Ma sar dura. Che cazzo di casino.
Devi dirlo a Clare.
Mi guarda, gli occhi rossi, disperati.
Ci ho provato. Ma poi mi ripeto che forse, se riesco a saldare tutto, non c' bisogno che lo
sappia.
Matt, lei crede che tu abbia una relazione!
Cosa?
 venuta a trovarmi un paio di giorni fa era convinta che la tradissi. Sa che c' qualcosa.
Non  lei la stupida, nel vostro rapporto.
Merda.
Devi dirglielo.
Sono terrorizzato, Alex. Non sopporterei di perdere lei e i bambini. Non so che cosa farei.
La folla esulta. D'istinto, ci voltiamo a guardare lo schermo. Ha segnato il Porto. E, di riflesso,
Matt guarda il telefono.
L'indomani vado a fare una passeggiata per le vie della citt, mentre continuo a ripensare alla
strana conversazione con Matt, e mi chiedo che cosa dovrei dire a Clare, che mi ha gi mandato due
messaggi. Devo andarmene dall'appartamento di Dan, da quella stanzetta deprimente. L'unica cosa
positiva  che, dopo un giro estenuante all'Ikea, adesso ho un lettino traballante al posto del materasso
ad aria. Ho anche una lampada (perch dall'Ikea non esci mai solo con quello che eri andato a
comprare) e un tappeto da pochi soldi che genera elettricit statica a sufficienza da caricare la
lampadina.
Senza meta, e annoiato, vago per i corridoi zuppi del mercato di St. Nicholas, con i negozi
straripanti di libri che sanno di muffa, con le minuscole bancarelle che vendono accessori e strumenti
per fabbricare droghe, e fast food vegano. Quindi controllo il mio conto in banca, che 
spaventosamente vicino al rosso, ma imperterrito vado al negozio di musica in Park Street e compro
due vinili da ascoltare sul piatto di Dan, ridicolmente costoso e ridicolmente sottoutilizzato. Dopo aver
pranzato in un locale che serve hamburger gourmet, scendo la collina e supero il negozio di abiti
vintage in cui lavora Isobel. Poi mi fermo. E, quasi senza pensarci, senza riflettere consapevolmente su
quello che sto facendo, torno indietro e infilo la porta.
L'interno  un assalto caotico da parte della nostalgia. Appendiabiti allineati lungo le pareti, con
vestiti anni '50, giacche alla Letterman, e Levi's lisi. Ogni superficie  rivestita da copertine di vecchie
riviste dedicate alle star del cinema. Dalle casse esce un pezzo di una band femminile Motown. C' un
forte odore di incenso, come nella stanza di uno studente.
Lei  in fondo al negozio, sta battendo un acquisto sul registratore di cassa anni '60, per poi
passare un grande sacchetto di carta a una cliente. Indossa un cardigan rosa sopra un vestito rosa, i
capelli a caschetto non sono legati. Sembra uscita da un servizio fotografico di David Bailey. 
bellissima. Quando sposta lo sguardo dalla mia parte e mi vede, mi domando se mi riconoscer. Ma con
mia grande sorpresa mi sta gi sorridendo. Ed  lo stesso sorriso radioso che aveva illuminato la
caffetteria, qualche giorno fa.
Ehi, mi saluta, mentre mi viene incontro. Come mai da queste parti?
Passavo di qui, dico, e mi rendo conto di quanto la mia risposta sia noiosa e stereotipata. Oh
mio Dio, sto facendo la figura del fesso. Come va?
Oh, bene. Mio padre ha portato James a pesca, il che  grandioso perch cos' che potrebbe
andare storto, mettendo insieme un bambino autistico iperattivo, l'acqua profonda e degli ami belli
appuntiti? Comunque, oggi il negozio  tranquillo, cos quando l'ospedale mi chiamer potr chiudere
e uscire di corsa. Mi fa piacere vederti.
Anche a me. Quindi be' a che ora finisci? Voleva essere una domanda casuale, ma non
appena le parole lasciano la mia bocca e finiscono nell'aria fin troppo profumata, mi rendo conto che
suona come una proposta.
 una proposta?
No! Breve pausa. Lei sembra delusa. Cio, s. Voglio dire, non doveva essere una proposta,
ma adesso vorrei che lo fosse. Oh Dio, non lo so. Posso uscire e rientrare?
Finisco alle sei. Possiamo andare a prendere un caff in cima alla strada, se ti va. Devo essere
a casa intorno alle otto.
Fantastico, andata. Ci vediamo l, allora. Alle sei. Per un caff.
Esco e mi fermo all'angolo per un po'. Mi sento strano, come se fossi uscito dal mio corpo.
Come se mi fossi appena servito a un buffet di sensi di colpa, euforia e paura. Quando non passa,
decido di andare al museo per provare a calmarmi, nel settore dedicato all'antico Egitto. Cos trascorro
l'ora successiva, cercando di interpretare tutto quello che sta succedendo mentre osservo i manufatti di
una civilt morta da secoli. Non sto tradendo Jody, non ho intenzione di tradirla,  solo un esperimento.
Siamo amici, e non c' niente di male.  tutto ok. Cio,  chiaro che non va bene affatto.  ovvio che il
mio matrimonio sta andando in pezzi, che la donna che amo, con cui ho passato dieci anni della mia
vita, potrebbe essere seduta in un'enoteca da qualche parte, con un tizio di nome Richard. Non c'
niente che vada bene. Ma forse da questo caos posso ricavare un filo di felicit.
Torno al negozio per le sei meno un quarto e l'aspetto con aria furtiva. Dieci minuti dopo Isobel
esce con una collega; chiudono, e si salutano con un abbraccio. L'amica mi lancia un'occhiata di
traverso, e poi s'incammina lungo Park Street.
Allora, dico, cercando di far sembrare tutto il pi possibile casuale, dove andiamo?
C' una bella caffetteria vicino al Triangle, mi dice. Andiamo l.
Ci arriviamo, insieme, mantenendo una distanza rispettosa, schivando gruppi di studenti e
tenendo la testa bassa per proteggerci dal vento. La caffetteria  un piccolo locale indipendente,
strizzato tra una pizzeria e un supermercato whole foods. Hanno tentato vagamente di ricreare un
ambiente chic, stile bistr parigino, il che significa che ci sono delle foto effetto seppia alle pareti, e che
suonano un CD di Jacques Brel a ripetizione.  pieno di persone dall'aria stanca, forse per via dello
shopping, ma i posti vicini alla vetrina sono occupati da una fila di venti ragazzi con l'espressione seria
che indossano T-shirt ironiche, chini sui loro MacBook. Dan probabilmente li conosce. Ordiniamo tutte
e due un latte macchiato e ci sediamo vicino al bancone.
Mi ha mandato un messaggio mio padre, dice Isobel. Pare che Jamie non sia annegato, il
che  un bene, ma che abbia perso la pazienza e abbia gettato tutta l'attrezzatura nel canale, quindi per
oggi basta pesca. Sam come sta?
Credo bene. La solita storia. Una settimana terribile, una magnifica. Sto leggendo tutti questi
libri sull'autismo, nel tentativo di capire che cosa scatena le crisi, e come posso prevenirle.
Hai trovato qualche risposta?
Fondamentalmente, dicono di non fare niente di nuovo, o che lui non si aspetti. Il che  facile,
chiaramente, perch al mondo non accade mai niente di inaspettato.
Lo scorso weekend Jamie ha distrutto il soggiorno perch avevano spostato Horrible Histories
di dieci minuti. Non posso fare molto, al riguardo.  ossessionato dal Medioevo. Una volta lo era dal
Trenino Thomas, adesso dalla tortura, dalle armi d'assedio e dalle malattie. La settimana scorsa sono
dovuta andare da Waterstones a chiedere se avessero dei libri per bambini sulla Peste nera.
Sam  ossessionato da Minecraft. Se non ci gioca, legge una guida o guarda video su
YouTube. Ma in realt lo trovo positivo Ha un effetto calmante, su di lui, e spesso ci giochiamo
insieme, il che  grandioso. A Londra ci sar una gara di costruzione, a cui vorrebbe tanto partecipare.
Non so se mi spiego,  una cosa fantastica  un passo enorme, per lui. Ma  preoccupante vedere fino
a che punto si  fatto assorbire.
Ma  bello voglio dire,  un gioco creativo! Jamie passa ore a fare pozioni con il set del
piccolo chimico.  l'unico momento in cui riesce a stare fermo. Gli ho chiesto che cosa gli piacerebbe
fare da grande, e lui mi ha risposto: L'alchimista.
Esiste un corso di laurea?
La conversazione  pi o meno questa, durante l'ora che trascorriamo insieme. Nonostante i
tentativi di divagazione, torniamo sempre ai nostri figli e all'autismo, e a quanto pu essere tormentosa
una situazione come la nostra. Non tralasciamo niente: la necessit di programmare ogni gita, e
discuterne, con una precisione militaresca; le domande infinite; le bizzarre fobie; gli sguardi critici
degli altri genitori; i suggerimenti che non servono a niente; le lunghe notti insonni. Ma parliamo anche
di quanto siano divertenti e idiosincratici i nostri bambini: del loro modo di vedere il mondo e di come
esso abbia condizionato il nostro; delle cose che dicono e di come imparino frasi intere dai programmi
TV, che poi ripetono a pappagallo in contesti del tutto inappropriati. Sembra una versione diversa della
scena dello Squalo in cui Robert Shaw e Richard Dreyfuss confrontano le cicatrici, ma i nostri aneddoti
dell'orrore riguardano i capricci.
Una volta Sam  stato spedito a casa da scuola per aver mollato un pugno nell'inguine a un
insegnante.
Jamie ha sputato il cibo addosso all'addetta alla mensa, e poi si  bagnato.
Sam ha fatto cadere un televisore da PC World, cos l'ho preso e siamo scappati fuori.
Jamie ha lanciato una racchetta da tennis e ha sfondato le vetrate della serra nuova dei miei
genitori.
Diciamo che  stata sfortuna.
Isobel  arguta e divertente. Nonostante quello che ha passato, tirando su un bambino autistico
da sola,  sempre positiva e ottimista. Il bicchiere non  mezzo pieno, sta straripando. Le brillano gli
occhi, dietro gli occhiali dalla montatura spessa. Non riesco a non guardarli.
Allora, che cosa fai oltre a lavorare e a occuparti di Jamie? le chiedo.
Be', ti ho parlato delle serate che organizzo? Avrai notato che sono innamorata degli anni '60.
Le compagnie di sole ragazze, la moda, i film, il teatro. Era tutto cos eccitante e nuovo c'erano tante
di quelle possibilit. Oggi abbiamo tutte queste cose, tutti questi gadget, che allora non potevano
neanche immaginare eppure, siamo diventati cinici e soli.
E il padre di Jamie? Era un patito degli anni '60 anche lui?
Ah! No, assolutamente. Non sono nemmeno sicura che gli piacesse la musica. Ci conoscemmo
al college: io studiavo moda, naturalmente, lui produzione televisiva. Ottenne un lavoro come fattorino
a Londra, e in pratica spar. Adesso  assistente regista, o qualcosa del genere.
Mi domando se Sam un giorno be', lo sai
Se diventer l'assistente di un regista televisivo e abbandoner la sua famiglia?
No! Se avr mai una relazione.
Me lo sono chiesta anch'io. Cio, Jamie  patologicamente egocentrico, ma non so se lo sia
perch  autistico, o perch  un uomo. Sto scherzando. So che lo aiuterebbe avere intorno una figura
maschile da cui imparare cose da uomini Ha bisogno di una guida pratica. Solo che all'epoca scelsi
un pessimo maestro.
A Sam piacciono le ragazze, questo  sicuro, ma preferisce le app sugli aerei e Minecraft. No
so se le cose cambieranno, di qui a dieci anni. Le persone lo stancano, le trova complicate.
So come si sente. E tu, invece?
Come? Ti riferisci a me e a Jody? Io
No, a te. Che cosa fai? Che cosa ti piace?
Dio, non lo so. Sono stato fagocitato dal lavoro e dalla paternit negli ultimi otto anni, e in
pratica ho perso i contatti con tutto il resto.
Do un'occhiata al locale, e intanto cerco di ricordare quali siano i miei interessi. 
ragionevolmente deserto, a parte qualche persona in giro a fare spese e qualche impiegato. Il mio
sguardo cade momentaneamente su una mamma con la sua bambina, che siedono vicino alla vetrina;
sono sicuro di averla gi vista, ma non so dove forse  una vecchia cliente a cui avevo fornito
consulenza per un mutuo? Non mi viene in mente.
Allora? fa Isobel. Hai qualche hobby?
Mi scuoto e afferro la prima idea che mi passa per la testa.
Ecco, ehm, all'universit ero appassionato di musica elettronica. Scrivevo un blog, facevo il
DJ, e aiutai un amico a fondare un'etichetta discografica, che fu una catastrofe e fall subito. Adesso,
quando ripenso a quel periodo, mi sembra che ad averlo vissuto sia stata un'altra persona. Comunque
oggi ho comprato due dischi,  un inizio.
Giusto! Ehi, dovresti venire a una delle mie serate musicali. Ti presenter il titolare del pub,
magari potresti organizzare anche tu un evento.
Ah, non credo Oh, voglio dire non credo di poter fare una cosa del genere, ma mi
piacerebbe partecipare a uno dei tuoi.
Grandioso, ti mando i dettagli via messaggio. Fai un salto, se ti va. Porta un amico, o chi vuoi.
Mi ha fatto piacere parlare con te.
S, anche a me.
Ciao, Alex.
Mi saluta con un abbraccio amichevole, e poi s'incammina lungo Park Street, verso la maestosa
sede dell'universit. Io mi avvio nella direzione opposta, mentre nella mia testa rivivo quel breve
contatto fisico: la sensazione lievemente ruvida del suo vestito vintage, il profumo di cocco dei suoi
capelli.
Capitolo 21
Jody mi chiama per parlare della gara di Minecraft. Sam gliene ha accennato come se la sua
partecipazione fosse fuori discussione. Nessuno dei due  proprio convinto.
Ma il suo amore per quel videogame  incontestabile. Giochiamo insieme online non appena ne
abbiamo la possibilit, a volte per un'ora, altre volte per pochi minuti prima che lui vada a letto.
Controllo il suo server e, quando leggo che  connesso, provo un brivido di eccitazione che
probabilmente non sentivo da quando avevo la sua et, da quando George e io giocavamo a uno dei
nostri giochi da tavolo preferiti. E poi ci buttiamo nel gioco, aggiungiamo nuovi dettagli architettonici
al castello, conquistiamo altra terra, e a ogni sessione guardiamo il nostro regno comparire sullo
schermo. A volte chiacchieriamo, altre restiamo in silenzio e ci concentriamo sui nostri compiti, felici
di muoverci in quel mondo insieme. In quei momenti, Sam  abbastanza energico da darmi istruzioni,
mi dice di migliorare i recinti dei campi o di uscire e andare a caccia di zombie. La sua sicurezza
cresce forse al punto di poter essere messa alla prova al di fuori di questo regno protetto.
Che ne dici di portarlo alla festa di Tabitha? propongo. Vediamo come si comporta in
mezzo a tanta gente, e a tanto rumore.  passato parecchio tempo dall'ultima volta che abbiamo fatto
un tentativo del genere.
Ed entrambi ci lasciamo andare a un gemito silenzioso, ricordando quella che per noi 
diventata la Grande Catastrofe del Gelato Vomitato, che ha messo fine all'ultima partecipazione di Sam
a una festa di compleanno. Comunque siamo a met del trimestre, in ottobre, e dopo aver tentato di
tenere Sam occupato per diversi giorni limitando l'uso dell'Xbox a due ore, credo che Jody sar pi
disponibile a fare questo esperimento. Voglio dire, se saremo presenti entrambi, quanto male potr
andare?
S,  un'idea, mi dice lei. Buona fortuna.
E con questa frase, in pratica, mi scarica addosso ogni responsabilit.
Il giorno della festa, vado a prendere Sam la mattina presto. Ha un'aria circospetta, ma quando
gli chiedo se voglia andarci davvero fa s con la testa, piano. Chiaramente  stato corrotto con la
promessa di poter usare l'iPad per un po'.
Ok, da che cosa ti piacerebbe vestirti? gli chiedo. Da pilota? Da supereroe?
Mmm da Creeper.
Oh, ok. Perch proprio da Creeper?
Perch sono come quei cosi!
Perch se la gente ti avvicina, esplodi?
S! urla.
E ridiamo, ma intanto mi domando se solo uno di noi due stia cogliendo la verit metaforica di
questa affermazione. In ogni caso, so gi che questa opzione annulla la possibilit di fare un giro veloce
al gigantesco supermercato in cima alla strada per comprare un costume pronto e a pochi soldi. Dentro
di me, sospiro. Dovr mettermi al lavoro. Come un normale genitore con un normale bambino a cui
piace fare lavoretti manuali.
In questo caso, abbiamo parecchio da fare, lo avverto.
Come prima cosa andiamo a Bristol, e per un'ora passiamo da un negozio di abbigliamento per
bambini all'altro, con Sam che continua a chiedere dove stiamo andando e cosa stiamo facendo. Al
solito. Alla fine, troviamo un paio di pantaloni del pigiama verdi e una maglietta con le maniche lunghe
dello stesso colore.
 il mio costume? mi chiede.
No, questi vanno sotto il costume.
Perch devo indossare un costume?
Oh, Dio.
Mentre andiamo da Dan, mi fermo in uno di quei negozi che vendono tutto l'occorrente per il
fai-da-te e per le attivit manuali, e compro della pittura, e in un supermercato dove prendo delle
scatole di cartone di varie forme e dimensioni. A casa, copro il tavolino con fogli di giornale, su cui
dispongo forbici, pennelli e nastro adesivo. Insieme, dipingiamo diverse scatole con sfumature di verde
differenti. Con mia grande sorpresa, Sam riesce a dedicarvi almeno trenta minuti di sforzi e
concentrazione, prima che la sua attenzione imploda. Ma scopro che, se gli pongo delle domande sui
Creeper, riesco a riportarlo al suo compito. Non avevamo mai fatto un'attivit cos a lungo, e per un
attimo realizzo che cosa mi sono perso rimanendo in ufficio per serate di fila, e passando i weekend a
cercare un modo di scappare e rilassarmi, invece di giocare con Sam. C' quel vecchio detto
Nessuno, in punto di morte, ha pronunciato questa frase: Avrei voluto dedicare pi tempo al lavoro.
Sono abbastanza compiaciuto, finch Sam non prende la tazza piena d'acqua che usiamo per lavare i
pennelli e non decide di fare un esperimento rovesciandola sul pavimento di Dan. Mentre Dan e io
asciughiamo velocemente per terra utilizzando qualche maglietta sporca, gli racconto della gara e
dell'evento chiedendomi mentalmente se ha mai partecipato a cose simili.
Stai scherzando? esclama.  il Gen X Games Expo: ci vado tutti gli anni. Ho gi preso i
biglietti.  fantastico.
A quanto pare ho casualmente scatenato il tredicenne che  in lui.
Gen X? replico. Mi stai dicendo che pulluler di quarantenni alienati?
No, bello. Gen X sta per Generation Xtreme!
Certo, ah certo, lo sapevo.
Alla fine il costume consiste in una grossa scatola per il corpo, in cui ricaviamo un foro per la
testa. Poi usiamo due scatole da vino per le braccia. E due scatole di fazzolettini al posto dei piedi. Ho
imbrogliato, perch ho ordinato online una testa da Creeper, ma non  male per essere il primo costume
che realizzo. Sto molto attento quando glielo infilo: so che, per via del peso e dei materiali non
familiari, lo sopporter per poco. Lo trascino di peso allo specchio a figura intera che Dan ha in camera
sua (perch l'avr, poi?) Almeno non ce l'ha sul soffitto, mi dico, prima di alzare gli occhi, lentamente
e con trepidazione, per verificarlo. Ma scaccio quell'immagine dalla mia mente e torno a concentrarmi
su Sam, che sembra entusiasta.
Sono un Creeper! grida. Adesso ti faccio saltare in aria!
No, stammi lontano! urlo, e poi scappo nel corridoio. Mi insegue e va a finire dritto contro
un muro. Mi giro e lo vedo barcollare comicamente per un secondo, prima di cadere all'indietro sul
pavimento. Mi aspetto le lacrime invece ride, e cerca di rialzarsi.  riuscito a cogliere la comicit
grossolana della situazione. Forse le cose potrebbero davvero funzionare, questo pomeriggio.
Arriviamo a casa di Matt e Clare poco prima di pranzo. Gi avvicinandomi al vialetto sento il
baccano dall'interno: il chiasso inconfondibile dei bambini sovreccitati, pieni zeppi di Haribo e fizzy
pop. Suono il campanello, e Sam si nasconde dietro la mia gamba. Subito viene ad aprirci un minuscolo
Batman.  Archie.
Che fico il tuo costume! urla, e poi scappa dentro strillando.
Entriamo.  pieno di bambini vestiti in modo bizzarro. Due personaggi di Frozen corrono su e
gi per le scale, rovesciando bicchieri di Coca-Cola. Dracula sta inseguendo un robot lungo il
corridoio, fino al soggiorno, dove un gruppetto di Minions girano senza sosta attorno al tappeto che 
coperto da palline di mais al formaggio schiacciate. Clare  in cucina, vestita da strega e con la faccia
dipinta di verde. Sta servendo Cherryade da un calderone di plastica. Sam mi afferra la mano, mentre ci
facciamo strada scavalcando Iron Man e Robin Hood, stravaccati sul pavimento a giocare al Nintendo
3DS.
Ciao Clare, costume fantastico, dico, mentre lei versa litri e litri di bibita alla ciliegia nei
bicchieri di plastica allineati sul piano di lavoro.
Dio, che caos, fa lei. Si potrebbe pensare che cinque anni come direttrice di sala in un
ristorante mi abbiano preparato a questo, ma non  cos. Guarda lass, Alex: c' della gelatina che
gocciola dal soffitto. E la gelatina non l'ho ancora servita. Credevo fosse ancora nel frigo. Non  quello
di cui avrei bisogno, adesso
Distribuisce altri bicchieri a una calca di supereroi, principesse e agenti di polizia, che poi
corrono fuori in giardino, lasciandosi dietro una scia di liquido rosso frizzante.
Come stai? le chiedo.
Non benissimo. Matt mi ha detto tutto Ciao, Sam, che costume stupendo! Vuoi andare a
cercare gli altri?
Sam si aggrappa alla mia gamba.
Quando andiamo a casa? mi chiede in tono supplichevole, quando entrano di corsa Archie e
Tabitha.
Voi due, li bracca Clare, portate di l Sam, tra un minuto faremo dei giochi!
Vieni, urlano, prendendolo per mano. Lui li segue, lentamente.
Stupido bastardo egoista, continua Clare, mentre d una ripulita alla cucina, e sbatte i
bicchieri nella lavastoviglie. Non Sam. Matt.
Ah, s.  decisamente stupido.
Come ha potuto? chiede in un sibilo. Ha un buon lavoro, non gli servono i soldi. Perch
diavolo l'ha fatto?
Passava tanto tempo lontano da casa ed era annoiato, e poi oggi  talmente facile  come
giocare a un videogame.
S, s, mi ha spiegato tutto. Ma ancora non capisco perch non si  messo a fare un cazzo di
gioco sul computer? Perch ha dovuto mettere in pericolo tutti noi? E me l'ha nascosto per tutto questo
tempo?
Quindi che cosa intendi fare?
Non lo so. So soltanto che in questo momento sono troppo incazzata anche solo per guardarlo
in faccia.  di l, se vuoi vederlo. Io arrivo tra un minuto, per fare quei maledetti giochi di gruppo.
Vado in soggiorno, dove i Minions hanno smesso di consumare il tappeto, e a turno salgono
sulla poltrona reclinabile. E l nell'angolo, con l'aria stanca, c' Matt, accigliato, chino su un lettore CD
portatile e vestito come il pirata pi triste del mondo. Ha un fazzoletto rosa macchiato attorno al collo,
che si  slegato, cos come il panciotto. La benda che copriva un occhio  scesa sul mento. Persino
l'affettuoso pappagallo fissato sulla spalla con dello scotch ha un aspetto floscio e trascurato. Una
bambina sta ballando a intermittenza, gli chiede le canzoni degli One Direction e intanto lo bersaglia di
palline al formaggio.
Ciao, dice. Sono un DJ pirata.
L'avevo capito. Come va?
Non bene. Clare non mi rivolge la parola. L'atmosfera in casa  tremenda. Ho paura di perdere
lei e i bambini. Ho paura di perdere tutto.
Il pappagallo sceglie proprio quel momento per cadergli dalla spalla.
Non li perderai, gli dico, mentre mi sforzo di ignorare questa profonda metafora visuale.
Claire  arrabbiata, ma non ti metter alla porta.
Te l'ha detto lei?
Non ce n' stato bisogno.
Ma potrebbe succedere, giusto?
Sta parlando di me e Jody proprio come ha fatto Clare.  fantastico sapere che per entrambi il
nostro rapporto rappresenti lo scenario peggiore.
Ehi, il vostro caso  diverso, gli dico, e ho una forte sensazione di dj vu. Voi due siete una
cosa sola, qualunque cosa succeda la risolverete insieme.  cos che siete riusciti a vivere con quattro
bambini sotto i dieci anni senza strangolarvi a vicenda. Voi le cose le sistemate.  questo che fate. Ma
tu devi smettere di scommettere e farti aiutare. Falle capire che sei stato un cretino ma che adesso hai la
situazione sotto controllo.
 ORA DEI GIOCHI! urla Clare, incitando una masnada urlante di bambini  saranno una
ventina  che si precipitano in soggiorno e si contendono un posto sul pavimento. Sam li segue e mi
afferra la gamba. Vengono anche un paio di genitori, che si tengono in disparte e chiacchierano
allegramente, con in mano un bicchiere di vino. A loro sembra tutto normale.
Chi vuole giocare a passa il pacco? grida Clare.
La proposta  accolta da un muro di rumore affermativo. Sam si copre le orecchie con le mani,
mentre Clare cerca di disporre i piccoli ospiti in un grande cerchio, spesso prendendoli in braccio per
scaricarli al posto giusto. Tento anch'io di piazzare Sam tra Spider-Man e una fatina, perch desidero
disperatamente che si unisca agli altri o, almeno, che non mi metta del tutto in imbarazzo standosene in
un angolo con il broncio. Per un brevissimo istante mi sento in colpa per averlo pensato ma 
davvero stancante doversi sorbire gli sguardi di disapprovazione degli altri genitori.
Dai,  tutto ok,  solo passa il pacco, gli dico.
Clare va a prendere un grosso pacco da un mobile, che lascia cadere tra le mani di Archie.
Ora, sapete tutti che cosa fare continuate a passarvi il pacco finch non si ferma la musica.
Se lo tenete troppo a lungo, mander il mio aiutante pirata a mozzarvi la testa con la sua sciabola.
Sempre che non l'abbia data in pegno.
Matt china la testa, mesto.
Quando parte la musica  un pezzo pop irriconoscibile  Archie lancia il pacco dall'altra parte
della stanza, in faccia a Bella de La bella e la bestia. Diversi bambini hanno gi cominciato a litigare;
adesso la ballerina  al centro del cerchio, e volteggia tutta entusiasta. Il pacco viene recuperato e fatto
rimbalzare velocemente lungo la circonferenza, e ogni bambino di nascosto d un piccolo strattone alla
carta sgargiante. Quando arriva a Sam, lui lo prende e non vuole pi passarlo, cos Spider-Man lo
inchioda al pavimento, e la fatina glielo strappa dalle mani. Io assisto alla scena a bocca aperta. Sembra
un rituale preistorico indotto dalla droga, un'accozzaglia orribile di musica ripetitiva, costumi
appariscenti e violenza controllata a malapena. Un bicchiere di bibita alla ciliegia finisce in grembo a
Cenerentola, la quale si mette a strillare con una tale ferocia che diversi bambini scoppiano a piangere.
Lancio un'occhiata a Matt e Clare, e d'un tratto li vedo ridere, la mano di lei sulla spalla di lui, felici
del caos. Solo loro potrebbero sentirsi uniti davanti a questo serraglio frenetico di poliestere, coloranti e
additivi. Provo una punta di gelosia. Il loro affetto cos disinvolto, l'abilit con cui affrontano le
difficolt  si tratti di un tappeto rovinato o di un problema di debiti  sono tremendamente toccanti.
La musica si ferma, dal pacchetto viene strappato uno strato di carta in un'esplosione di
coriandoli, e il rituale continua. Sam si fa via via pi interessato, gli occhi incollati sul pacco che
compie il suo viaggio capriccioso di mano in mano. Ma quando  vicino a lui, all'ultimo giro, e la
musica si interrompe, Spider-Man lo afferra saldamente. Strappa l'ultimo strato di carta a rivelare una
piccola confezione di Lego. Sam tenta di prenderglielo, ma io sono svelto a intervenire. Lui scappa in
cucina, in lacrime, e io lo riporto in soggiorno, imbarazzato, mentre sorrido agli altri adulti che non
conosco e che non ci tengo a conoscere: apparentemente, sono ancora pronto a fare il prepotente con
mio figlio, per soddisfare le loro aspettative.
L'ora successiva trascorre pi o meno cos, tra il gioco della sedia (che sembra una rivolta di
strada disneyana), gioco delle belle statuine (che dura pi o meno venticinque secondi) e altri tre round
di passa il pacco. Sam piange ancora, diverse volte, e alla fine mi ritrovo letteralmente a pregare che
finisca tutto al pi presto, mentre rivolgo smorfie interrogative a Matt e Clare, troppo impegnati a
guardare la loro collezione di compilation Now.
Finiti i giochi, si assiste a una diaspora di massa dal soggiorno in giardino, e al piano di sopra.
Vuoi venire su a vedere le nostre luci da discoteca, Sam? gli chiede Tabitha.
Dai, vieni! fa Archie.
Lo prendono per le braccia e, prima che lui si renda conto di quello che sta succedendo, lo
trascinano nel corridoio e poi su per le scale. Matt ne approfitta per mettere un CD dei Coldplay. Clare
viene da me con un bicchiere di vino.
Ecco qui, mi dice. Allora, tu come stai?
Mmm, direi di evitare l'argomento, hai gi abbastanza carne sul fuoco.
Ti stai comportando bene: dai una mano con Sam, ti prendi le tue responsabilit, sei presente.
E lei ha l'opportunit di fare qualcosa. Sei stato alla galleria?  magnifica.
Non ancora. Dovrei. In effetti non parliamo molto, Jody e io. Non conosco le regole di una
separazione di prova. Le ho cercate su Google. Grosso errore. Pare che duri sei mesi, e poi si arriva alla
separazione vera e propria.
Oh Alex, con Google non bisogna mai cercare niente che riguardi la salute, i rapporti di coppia
e nemmeno il tuo nome. Sono le basi della navigazione in internet.
Grazie, Perfida Strega del Web.
D'un tratto, dal piano di sopra ci giunge un rumore assordante: un CD suonato a tutto volume.
Poi un urlo, dei colpi e una porta sbattuta. Passi furiosi che scendono al piano di sotto.
Mammina! chiama Tabitha. Archie ha spaventato Sam.
 stato un incidente, piagnucola Archie. Ho alzato troppo il volume dello stereo.
Sento il pianto di Sam, distante, smorzato.
Dov'? chiedo.
Si  chiuso in bagno, fa Tabitha, ridacchiando.
Non  divertente, la rimprovera Clare.
Percorro il corridoio a grandi passi, faccio tre gradini alla volta e vado verso il bagno. Adesso lo
sento chiaramente, piange e batte contro la porcellana. Sento la paura, come un gorgoglio nel petto, una
familiare sensazione di paralisi. Mi fermo sul pianerottolo, con la mano sulla balaustra, senza sapere
che fare. Normalmente se ne occuperebbe Jody. Dovrebbe essere qui, adesso. Mi avvicino alla porta e
provo a muovere la maniglia. Si  chiuso dentro a chiave.
Sam, dico, piano, Sam, vieni fuori.  tutto ok.
No, urla lui. Non mi piacciono i rumori forti!
 finito, adesso. Esci dal bagno.
No, non mi piace. Voglio la mia mamma.
Appoggio la testa alla porta. Lo sento alzare la tavoletta del water per poi lasciarla andare di
nuovo. E poi sento un rumore di oggetti che vengono sbattuti gi da una mensola e fatti cadere nella
vasca, o nel lavabo.  uno schema che conosco, e so che le cose peggioreranno fino a quando qualcosa
non lo distrarr. Ma mentre penso a cosa fare, un oggetto di vetro cade sul pavimento e va in pezzi. E
allora scatto.
SAM, SMETTILA! grido. E mi rendo conto che  la reazione sbagliata. Perch adesso altri
oggetti stanno finendo a terra: Sam  spaventato, e io ho peggiorato la situazione. Ho combinato un
casino. Zitto! strilla. Sta' zitto!
Sto cercando disperatamente di pensare a cosa farebbe Jody per calmarlo, ma io non c'ero mai
o, se c'ero, me ne andavo via arrabbiato e lasciavo che ci pensasse lei. Mi accorgo che Clare  dietro di
me, si sta avvicinando con cautela.
Non so che cosa fare, mi dispiace, le dico. Mi accascio contro il muro e mi siedo sul
pavimento, devastato. Lei viene alla porta e bussa, piano.
Sam, sono Clare. Ti andrebbe di giocare con l'iPad? Ho qui il mio. Ho scaricato dei bei giochi.
Angry Birds, Candy
La porta si apre, e sulla soglia c' il mio bambino nel suo costume ora malridotto, la testa del
Creeper buttata da una parte e schiacciata. Occhi e viso sono rossi, i capelli arruffati. Nella vasca alle
sue spalle ci sono dozzine di confezioni di deodorante e di schiuma da barba, e una boccetta di profumo
in frantumi, da cui si leva un tanfo floreale che d alla testa. Senza dire niente, prende l'iPad che Clare
gli sta porgendo, si siede sul pavimento e comincia a battere sullo schermo, o a farvi scorrere le dita.
Clare si volta verso di me e alza le spalle.
Con i miei figli funziona sempre.
Mi dispiace per il bagno.  autismo, lo sai, a volte non puoi fare niente per fermare una crisi.
Clare scuote la testa, liquidando cos la mia spiegazione.
Ti rendi conto che anche gli altri bambini si comportano cos? Tabitha ha devastato la sua
cameretta pi di una volta.  come vivere con una rock star ubriaca. Non le permettiamo di tenere un
televisore per paura che lo lanci dalla finestra.
Be', comunque penso io a ripulire e a ricomprare tutto.
Oh, erano settimane che volevo sbarazzarmi di un po' di cose e comunque quel profumo 
terribile. Era un regalo della madre di Matt. Se vuoi la verit, Sam mi ha fatto un favore enorme.
Pi tardi, quando ce ne andiamo, continuo a voltarmi a guardare Sam, sul sedile del passeggero
accanto a me; gli occhi belli e tristi, il viso un po' paffuto. Per la milionesima volta provo a immaginare
come pensa, che cosa gli passa per la testa. Capisco che, da quando  nato, ho considerato l'autismo
come una specie di rivale; ho sempre avuto la sensazione di dover combattere con esso per avere il
controllo di mio figlio. Ma forse  ora di firmare una tregua. Dopotutto, nessuno dei due sta andando da
nessuna parte.
Sai una cosa? Forse dovremmo fare qualcos'altro. Prenderci una pausa. Solo io e te.
Rimane in silenzio, accanto a me, lo sguardo fisso fuori dal finestrino.
Potremmo non so andare in campeggio, o qualcosa del genere. Forse ecco, dovremmo
andare in campagna. Quando ero piccolo andavo spesso in campeggio con zia Emma e nonna. Certo, di
solito ci andavamo in estate, non in autunno, quando piove e fa un freddo polare.
Quando arriviamo a casa, Jody viene ad aprire e Sam corre subito di sopra.
Siete tornati presto, fa lei. Com' andata?
Non benissimo. C' stato un incidente con lo stereo ha avuto una specie di crisi e si  chiuso
in bagno. Ma adesso sta bene. Mi ha fatto ripensare alla gara di Minecraft. Non sono sicuro che sia
pronto.
Non perdere le speranze, con lui. Il tono  conciliante, ma dentro di me sento scattare
qualcosa.
Non intendo perdere le speranze,  anche figlio mio, cazzo!
Non volevo dire questo! Ma che ti prende?
Tu che cosa dici? Questo periodo di prova comincia a sembrare una rottura definitiva, e io non
so come dirlo a mio figlio, e non so nemmeno se gli importa di non vedermi pi qui. Quindi, s, forse
ho qualcosa.
Ho provato a parlarne con te, ma tu te ne sei andato perch  questo che fai, sempre.
All'improvviso, sono furioso. Il mio cervello  un vortice di adrenalina. Non so che cosa mi stia
succedendo, ma mi sento messo all'angolo, mi sento giudicato.
Ho sempre cercato di fare la cosa giusta, era questa l'unica cosa che volevo! Ho passato otto
anni chiuso in quel maledetto ufficio perch potessimo pagare una casa, e tutto quello di cui avevamo
bisogno.
E io che cosa facevo, intanto? Badavo a nostro figlio ventiquattr'ore su ventiquattro! Hai avuto
un brutto pomeriggio perch ha fatto i capricci a una festa di compleanno? Be', vaffanculo, Alex. La
mia vita  sempre cos!
Ha ragione. Distolgo lo sguardo e osservo il mio respiro diventare nebbia, nell'aria fredda della
sera.
Mi dispiace. Non so pi che cosa sta succedendo. Mi sento completamente perso.
Lo so. Mi sento persa anch'io.
E poi, dal piano di sopra, ci giunge una vocina.
Mamma,  ora di andare a dormire? Che ore sono?
Sar meglio che rientri, mi dice Jody. Senti, io credo che dovrebbe partecipare a quella
competizione. C' sempre la possibilit che sia un disastro, ma qual  la cosa peggiore che potrebbe
succedere?
Vuoi davvero che te lo dica? Ho una lista, se ti va di leggerla.
E poi dobbiamo risolvere il problema scuola. Credo sia il caso di decidere entro questo mese.
Vorrei che fosse Sam a decidere. Ma l'unica cosa che dice  che a scuola non ci vuole pi andare. In
nessuna scuola.
S. So che cosa prova.
In qualche modo, il tono della conversazione  cambiato ancora. Succede cos, quando una
relazione finisce? Si passa con una facilit sconcertante dal confronto alla conciliazione, e viceversa?
Alex, stai facendo un buon lavoro, vai a prenderlo tutte le settimane. So che non  stato
facile.
Per un attimo ho la sensazione che potrebbe allungare una mano per toccare il mio viso, o per
tirarmi verso di lei, ma non succede, e il momento passa. Forse  gi passato tanto tempo fa. Invece, si
strofina le mani e d un'occhiata alla via. La luce del soggiorno le dona un calore radioso. Mi fa male il
cuore, a vederla qui davanti a me.
Capitolo 22
Quindi porti Sam in campeggio per una notte. Sono al telefono con Jody, la sera seguente.
Stavamo parlando di nuovo delle scuole e discutendo degli eventi del giorno prima, di come ogni volta
che pensiamo che Sam stia facendo dei progressi accada qualcosa che lo rispedisce brutalmente al
punto di partenza.
Ehm, cosa? Voglio dire, gliel'ho proposto mentre eravamo in macchina, ma non credevo
nemmeno che mi stesse ascoltando. Era ancora turbato per l'incidente alla festa di compleanno.
Be', a quanto pare s. Ha gi messo lo zaino vicino alla porta.
Ok.
Alex, far freddo quindi, se vuoi che inventi una scusa per te
Naturalmente d per scontato che voglia tirarmi indietro, il che mi fa infuriare perch ha
assolutamente ragione.
No. No, va bene. Ci porteremo dei piumoni e dormiremo con il maglione addosso. Andr tutto
bene. Conosco un posto fantastico, davvero. In pratica,  gi tutto organizzato.
Quando metto gi, prendo l'iPad e, frenetico, comincio a cercare dei campeggi. Non le ho
mentito del tutto; so che ce ne sono dozzine, nel Devon. Ci portava la mamma, quando eravamo
bambini. Avevamo un'orribile tenda da scout, molle e cascante, che lasciava entrare l'umidit e tutto il
resto, e spesso tornavamo da una giornata bagnata e ventosa sulla spiaggia per trovare delle lumache
che strisciavano dentro i nostri sacchi a pelo. Le lanciavamo a Emma, che scappava urlando nel campo.
Poi la mamma tirava fuori un fornelletto a gas e preparava salsicce e fagioli, che divoravamo sotto le
stelle. Quando arrivava l'ora di andare a dormire, George inventava sempre delle storie di fantasmi
spaventose, che inevitabilmente parlavano di cavalieri senza testa. La classica esperienza in campeggio
di noi inglesi.
Forse ho la possibilit di ritrovarla, in parte, con Sam.  impossibile non legare, quando sei in
mezzo a una palude a chilometri e chilometri dalla civilt, no? Ma stiamo parlando di Sam, quindi
l'imprevedibilit e il disagio di dormire in tenda anche se per una sola notte porteranno probabilmente a
un inferno di insonnia e agitazione. Del resto, quando scegli di andare in campeggio, questo fa parte del
divertimento.
Dopo qualche ricerca trovo un posto economico nei pressi di Sidmouth: viene descritto come
ideale per famiglie, e da parte mia decido di leggervi: non sar un problema se vostro figlio
pianger tutta la notte. C' solo un piccolo dettaglio: non possiedo una tenda, e non la voglio. In
questo momento non posso nemmeno dire di avere una casa.
Ce l'hai una tenda? chiedo a Dan quando rincasa, pi tardi. Lui scoppia a ridere, e continua
per diversi minuti, o almeno cos mi sembra.
No, ma se vuoi puoi prendere la mia Porsche, mi risponde alla fine.
Davvero? gli chiedo, di getto.
Ride ancora.
Mando un messaggio a Emma, che alloggia nel palazzo signorile della sua amica.
Hai portato a casa una tenda, da uno dei tuoi viaggi?
Risposta:
No, fratellino, dormivo sempre con qualcuno ;)
Ma naturalmente posso contare su Matt e Clare, i quali possiedono una gigantesca tenda conica
che pu ospitare l'intera famiglia, oltre a una specie di cucina portatile che per non mi serve.
Cos l'indomani mattina, dopo averci riflettuto a malapena, e con zero preparativi o quasi, vado
a prendere Sam e il suo zaino, e andiamo da Matt e Clare. Lui sembra allegro e rilassato, niente a che
vedere con il bambino che avevo lasciato due giorni fa, raggomitolato lungo il bordo del letto. Il suo
buonumore  un'iniezione di fiducia, per me, anche se devo dire che mi sento stranamente calmo. Fino
a poco tempo fa un'impresa del genere mi avrebbe causato attacchi di paura e, anche se avverto lo
spettro di quelle tensioni famigliari, adesso le cose mi sembrano diverse. Ho deciso di prenderla come
una missione da padre. Mi dico che, se voglio conoscere meglio mio figlio, nella vita reale e non in un
videogame, una notte in mezzo al nulla potrebbe essere esattamente quello che fa al caso nostro.
Matt mi ha gi preparato la tenda sul vialetto, insieme con un fornello e una valigia di plastica
che si trasforma in tavolo da picnic con quattro sedie.
Tu sei fuori, mi dice, mentre ficco tutto nel bagagliaio. Questa notte la temperatura scender
sotto lo zero.
Lo so. Vediamo cosa succede. Il mio tono  lievemente tagliente. Come va tra te e Clare?
Ho avuto l'impressione che vi foste riavvicinati, alla festa.
S,  incredibile che cosa riescano a fare per un rapporto il caos pi totale, la musica pop e un
po' di vino. Ma non va benissimo. Dobbiamo fare qualcosa, credo. Prenderci del tempo per parlare. 
difficile.
Dillo a me.
Be', buona fortuna, mi augura, con una pacca sulla spalla. Almeno, la tenda  facile da
montare.
E poco dopo ci ritroviamo in viaggio per il Devon. Passo a Sam un programma della giornata,
che ho disegnato per lui, con tutte le cose che faremo. Venti minuti e siamo fuori da Bristol, oltre
l'aeroporto (dove Sam vorrebbe fermarsi; Un'altra volta, gli dico). La strada costeggia le Mendip
Hills, in direzione dell'M5, e lui armeggia senza sosta con la radio e con il climatizzatore, e mi fa una
serie di domande, che ripete ogni dieci minuti.
Dove stiamo andando?
Nel Devon. D un'occhiata al programma che ti ho preparato.
E manca poco?
No, perch siamo appena partiti.
Dov' la nostra tenda?
Nel bagagliaio. Dovremo montarla, quando arriviamo.
Quand' che torniamo a casa?
Domani, probabilmente. Vedremo.
Ok. Dove stiamo andando?
E il viaggio prosegue.
Dopo una tappa al supermercato per comprare del cibo, posate di plastica e tutto quello che ho
dimenticato di portare, arriviamo al campeggio all'ora di pranzo. Non  niente di che, un grande campo
in cima a una collina, che sul fondo confina con una fattoria. A sud, tra gli alberi, si intravede una
striscia di mare, che da lontano appare grigio, freddo e increspato. Ci sono altre cinque o sei tende,
sparse qua e l, in mezzo alle quali un gruppetto di bambini sta correndo dietro a un pallone da calcio.
Mentre passo dalla malandata strada di cemento al prato, mentalmente ripasso i cinque scenari da
incubo che mi sono dipinto mentre venivamo qui.
Il camping si rivela essere un'autentica palude. (Ma  ok, quindi posso cancellare questa
ipotetica difficolt).
Ci sono orrendi gabinetti ecologici all'aperto, in cui fai i tuoi bisogni in una buca e poi ci getti
sopra della terra. (Ma nell'angolo pi lontano del campo vedo una costruzione di mattoni, che ha l'aria
di ospitare dei gabinetti tradizionali, quindi non serve farsi prendere dal panico, almeno per il
momento.)
Il campeggio  frequentato da famiglie compiaciute, superequipaggiate e professionali. (Caro,
hai visto la macchina per la pasta portatile?)
La notte si sentono rumori e versi insoliti. (Cos' stato, pap? Non lo so, molla tutto e sali in
macchina.)
C' un cane enorme lasciato libero. (Non ne ho ancora visti, ma  praticamente inevitabile.)
Parcheggiamo un po' distanti dalle altre famiglie. Prendo dal bagagliaio la borsa, che spero
contenga una tenda e non quello che mi verrebbe da pensare sentendo il peso, ossia due cadaveri
avvolti in un piumone. Grazie al cielo  facile da montare: c' un palo centrale su cui lancio il telo, e
poi una serie di funi che servono a bloccarlo. Sam afferra l'enorme martello d'acciaio e mi chiede se
pu piantare i picchetti. Ehm, ok, gli dico, ma mentre gli tengo fermo il primo sento gi che questo
sar l'inizio di un episodio di Casualty. Si stufa dopo due colpi andati a vuoto, fortunatamente, cos
posso finire il lavoro da solo. Alla fine stendiamo il telo da mettere a terra, e scopriamo che nella borsa
ci sono altre due cose essenziali per i campeggiatori borghesi: delle bandierine a fiori e cinque metri di
lucine a energia solare. Sam insiste per appenderle entrambe, e cos, quando finiamo, l'interno della
tenda non somiglia affatto al rifugio per uomini duri che avevo in mente, ma piuttosto al tendone di
qualche artigiano a una festa di paese.
Comunque, sta andando tutto bene.  tranquillo, qui. Festeggiamo scaldando sul minuscolo
fornelletto da campo di Matt degli spaghetti in scatola, che mangiamo in scodelle di plastica,
sporcandoci la faccia e i vestiti. Sam studia il campeggio, in silenzio.
Tutto ok? gli chiedo.
S. Le persone vivono nelle tende?
Alcune s, ma non quelle che vedi. Sono qui solo in vacanza. Quando nonna ci portava in
campeggio, avevamo tutto: tavoli, sedie, un fornello, persino televisore e frigorifero. Tua nonna faceva
sul serio.
Tu dove vivi, pap?
Al momento dal mio amico Dan.
Tornerai a casa presto?
Non lo so. Mamma e io dobbiamo parlare ancora un po', per capire.
Che cosa dovete capire?
Quanto ancora stiamo bene insieme. Prima che me ne andassi ci arrabbiavamo spesso l'uno
con l'altra, e la cosa ci rendeva tristi. Ma ci amiamo ancora.  complicato.
La cosa che preferisco  casa mia, poi Minecraft. Mi piace anche il campeggio.
E, visto che stiamo parlando, mi dico che tanto vale fare un tentativo.
E a scuola come va?
Non mi piace la scuola.
Lo so. Qual  la cosa che ti piace di meno?
Anzich dirmi qualcosa di pi, guarda verso la fattoria e nota una piccola mandria di mucche
che si muovono faticosamente oltre la recinzione.
Dove stanno andando?
Forse devono essere munte. Ma stavamo parlando della scuola. Stavi per dirmi qual 腻
Possiamo andare a vederle?
Possiamo, se prima mi dici cos' che non ti piace, della tua scuola.
Non lo so. A volte mi arrabbio. Sono un cattivo. Come i Creeper. A volte sbaglio e piango.
Cosa? Cos' che sbagli?
Tutto.
Poi parte, corre verso la recinzione, gli stivali di gomma che affondano nella terra morbida.
Poso la scodella e lo seguo, mentre ripenso a quello che ha detto. Tutto.  questo il problema,
suppongo.  tutto difficile.  una lotta costante. Per la maggior parte del tempo viene scaraventato da
una situazione inspiegabile all'altra. Non mi meraviglia che adori Minecraft, dove ogni cosa  chiara e
logica, dove il paesaggio stesso si piega ai suoi desideri. Nient'altro  cos docile e malleabile, nella sua
vita.
Ci avviciniamo con cautela alle mucche. Un paio si fermano e ci guardano. Sam si avvicina pi
di quanto mi sarei aspettato, e allunga una mano. Sto per dirgli: Fa' attenzione, ma poi una delle due
sbuffa e muove la testa di scatto, e Sam fa un balzo all'indietro, ridendo. Per nulla turbato, allunga di
nuovo il braccio, e questa volta accarezza la bestia sul fianco. Uno momento di coraggio straordinario.
Camminiamo lungo l'intero perimetro del campeggio, oltre l'entrata, e poi scendiamo verso una
radura pi in basso. Da l si vede meglio il mare, che si fonde impercettibilmente con il cielo grigio
ardesia. Ci sediamo su un vecchio ceppo, e ci fermiamo un momento. Sam mi prende la mano.
Il mare sembra allungarsi senza fine, ma non  vero, dice. In fondo c' sempre un'isola,
oppure un paese, ma puoi anche non trovarlo. Allora affondi e anneghi.
Ehm, grazie della spiegazione. Andiamo, genio, cerchiamoci delle spade di legno.
Ci inoltriamo in un boschetto e raccogliamo un bastone ciascuno, e poi assaltiamo
rumorosamente alberi e cespugli, e il nostro respiro crea una foschia tutt'intorno a noi. Non si sentono
altri rumori a parte il fruscio del vento tra i rami spogli e brillanti, sopra le nostre teste.  come se al
mondo ci fossimo soltanto noi due.
Alla fine torniamo al campo, e uno dei bambini che avevamo visto prima  un ragazzino con
pantaloni in stile militare e parka  ci corre incontro per chiederci se vogliamo giocare a calcio. Sam
abbassa gli occhi sul terreno, e scuote la testa silenziosamente.
Grazie di avercelo chiesto, gli dico io.
Arriviamo alla tenda e ci sediamo a guardare dei fumetti per un po'. Poi un bimbetto, che avr
due o tre anni al massimo, lascia la sua tenda e viene verso di noi con una piccola palla su cui sono
disegnati i personaggi de La foresta dei sogni. Ce la lancia. Sam si alza e gliela passa con un calcio,
piano, e il piccolo fa un risolino, felice.
Vi sta dando fastidio? urla un uomo in shorts con i tasconi e polo, dall'altra tenda.
No, assolutamente.
Il bambino fa rotolare la palla verso Sam, che si siede a terra e gliela ripassa.  sempre stato
bravo con i pi piccoli: paziente, protettivo, indulgente. Forse  un sollievo, per lui, vederli pi
vulnerabili di lui; forse gli piace il fatto che vedano in lui un ragazzino pi grande, e non un moccioso
frignone che si mette a piangere se al parchetto non si gioca come vuole lui. Comunque sia, restano
seduti a giocare un bel po', passandosi e ripassandosi la palla, mentre io leggo il giornale su una delle
sedie di Matt. Sto davvero leggendo il giornale.
Pi tardi, prendiamo i beauty ancora in macchina e andiamo ai servizi. Pulisco il viso a Sam, e
gli tolgo la salsa degli spaghetti dai capelli. Tornati alla tenda, ci sediamo sulla coperta a mangiare
patatine, sandwich e biscotti con gocce di cioccolato, mentre il sole tramonta. Presto comincio a
distinguere il bagliore fioco delle lanterne appese nelle altre tende.
Possiamo veder arrivare la notte, dico.
Ed  quello che facciamo per qualche minuto, senza parlare, sperimentando semplicemente
questo spazio sconosciuto, insieme.  solo pomeriggio, ma sono stanco dopo il viaggio, e l'immobilit
di questo luogo ha un effetto riposante. Non dura. Mentre tutto sbiadisce intorno a noi, Sam sembra
rendersi conto improvvisamente della realt della situazione, e lentamente si avvicina a me.
Ho paura, dice.  troppo grande, qua fuori. Non mi piace.
Va tutto bene.  la campagna. Ed  uguale, di giorno e di notte.
No, invece. Possiamo tornare indietro? Voglio andare a casa.  troppo grande, pap.
Che vuoi dire?
Non mi piace lo spazio. Non mi piace questa sensazione. Non vedo che cosa c' intorno. Non
mi piace.
E d'un tratto quello che dice mi suona familiare. Capisco che cosa intende. La paura dello
spazio, della libert, dell'incertezza  quello che ho provato io in questi ultimi tre mesi, allontanato
da tutto ci che per me contava qualcosa. Non ci avevo mai pensato prima; non avevo mai realizzato
che l'autismo  una versione intensa delle sensazioni e delle ansie che abbiamo tutti. La differenza 
che noialtri possiamo nasconderle sotto strati di negazione e di condizionamenti sociali.
Apro il lembo della tenda ed entro. Le lucine illuminano debolmente l'interno.
Vieni, fa un bel calduccio qui dentro.
Voglio andare a casa! urla.
Per una manciata di secondi avverto la combinazione familiare di paura che aumenta e di
panico, che mi prende ogni volta che vedo arrivare un capriccio; il senso di impotenza davanti a quello
che sta per succedere. Tutti i genitori del nostro gruppo hanno descritto qualcosa di simile: il cervello
cerca freneticamente qualcosa da dire o da fare, che riesca a risolvere in fretta la situazione. Troppo
spesso, il mio non ce la fa.
Sam  seduto con le gambe incrociate davanti alla tenda, il viso nascosto dietro le mani, e sta
dondolando lievemente. La quiete prima della tempesta perfetta. Ma questa volta ho un'idea. Una
specie.
Lo so, gli dico. Se chiudiamo gli occhi, possiamo entrare in Minecraft. Abbiamo selezionato
Pacifico nelle impostazioni, quindi non ci sono Creeper e zombie, solo maiali e mucche. Ascolta si
sentono. Abbiamo costruito una tenda di ehm di arenaria.  in cima a una collina molto scoscesa,
e in lontananza si vede l'oceano. Abbiamo viaggiato per giorni e giorni per arrivare qui, perch
sappiamo che al largo c' un'isola, su cui sorge un tempio che contiene tanto, tanto oro. In sottofondo
c' quella musica dolce e poi guarda, il cielo si sta tingendo di arancio e rosso. Coraggio, carica il
gioco, unisciti a me! Voglio andare in esplorazione!
Lentamente, torna nella tenda.
Sono fuori, dice, coprendosi gli occhi con le mani. Vedo il sole.
E lo vediamo tutti e due.  un esagono brillate che guardiamo scendere verso l'orizzonte. E
mentre scende il cielo si fa scuro, in onde pixellate.
Che cosa facciamo? gli chiedo.
Io vado gi in riva al mare e cerco una barca.
Immaginiamo di vagare per il campo buio, oltre le sagome a blocchi delle altre tende. Corriamo
e corriamo, cercando caverne e buche, indicando il modo in cui la luna illumina la neve sulla cima delle
montagne lontane.
Vieni, scendiamo in fondo alla scogliera, dice Sam.
E scendiamo, passando da un blocco di pietra all'altro, lungo la parete di roccia, fino a
raggiungere la spiaggia. L, sulla sabbia che scricchiola sotto i piedi, ci fermiamo e guardiamo la luna
quadrata che completa la sua ascensione. Pochi secondi ed  sospesa sopra di noi, piena e grande,
punteggiata di pixel grigi e bianchi. Sam prosegue verso due barche che si muovono su e gi, vicino
alla linea di costa.
Prendiamone una e andiamo al largo!
Lo inseguo. Sale su una barca, io prendo l'altra.
Vedi qualche isola? gli chiedo.
S, ma  lontana.
Il mare scintilla intorno a noi, mentre la terra svanisce nelle tenebre. Ma non abbiamo paura.
Conosciamo le regole di questo mondo. Alla fine del nostro viaggio, non molto distante, ci sar
un'isola piena di tesori. E la troveremo senz'altro.
Quando riapro gli occhi, vedo Sam che incredibilmente sta dormendo accanto a me, i capelli
umidi e a ciocche incollati, il corpo immobile, un sorriso appena accennato sulle labbra. E mi trovo a
vivere uno strano, scioccante momento di lucidit: Sam  un essere umano, separato da me, separato
anche da Jody. Non  un problema da risolvere, un contrattempo nei miei programmi, un altro elemento
preoccupante nella mia lista quotidiana delle cose da fare.  una persona e, da qualche parte, nella sua
testa, ha le sue idee, le sue priorit, le sue ambizioni per il futuro.  sorprendente con quanta facilit
abbia ignorato tutto questo, in mezzo a quello che stava succedendo, in mezzo alle battaglie con
l'autismo, alle lotte quotidiane per le scuole, il cibo e i vestiti.  una persona e vuole delle cose, vuole
capire il suo posto nel mondo. E il mio compito dovrebbe essere quello di aiutarlo.
Sam non  soltanto una cosa che mi  successa.
Gli scosto i capelli dal viso e gli bacio delicatamente la fronte. Gli prendo la mano, che per un
attimo sembra fluttuare e poi le sue dita si chiudono attorno alle mie.
Capitolo 23
Si sveglia alle sei, il sole ancora debole che splende attorno al lembo che chiude l'entrata. Provo
a fargli guardare un fumetto, sperando di dormire ancora un po', ma non esiste.
Vuoi fermarti un'altra notte? gli chiedo.
No. Fa troppa paura.
Non so se il trucchetto di Minecraft funzioner ancora, cos deciso di mollare finch sono
ancora in vantaggio.
Ok, che ne dici di fare qualcos'altro?
Cosa?
In un angolo del campeggio c' campo per i cellulari, anche se debole; ci andiamo, e chiamo
Jody.
 tutto ok? mi chiede subito. Siete sopravvissuti alla notte?
S, stiamo bene. Potremmo restare fuori ancora una notte, se per te va bene.
Una piccola pausa. Guardo il telefono, per essere certo che non sia caduta la linea.
Sei sicuro? mi chiede. Voglio dire,  fantastico, se Sam non ha problemi.
S. Mi  venuta un'idea che credo gli piacer.
D'accordo, allora. Ottimo! Scusa, non volevo sembrare condiscendente.
So che cosa intendevi dire. Saremo a casa domani pomeriggio.
Grazie, Alex. In bocca al lupo!
Chiudo la telefonata e mi metto il cellulare in tasca.
Ok, dico a Sam. Ho un piano se ti senti pronto.
Il cottage della mamma si trova lungo un viottolo che gradatamente lascia il posto a una stretta
stradina che si snoda per i campi sterminati della Cornovaglia orientale.  il primo di un gruppetto di
casette ridicolmente pittoresche, che non sfigurerebbero sul coperchio di una scatola di cioccolatini.
Uno scenario inglese puro e incontaminato. Dietro di esse, un sentiero invaso dalla vegetazione porta
alle scogliere, dove i gradini di pietra consumati offrono un accesso rischioso alla baia appartata. La
prima volta che ci portammo Sam, era ancora in fasce, ma gli innumerevoli consigli materni di mia
madre avevano fatto impazzire Jody. Pare che notti insonni, consigli non richiesti da parte della suocera
e soggiorni in mezzo al nulla non siano proprio una combinazione vincente.
Quando ci fermiamo davanti a casa, vedo la mamma nell'orto con un grembiulino, impegnata a
spazzare le foglie secche dal prato.
Be', questa s che  una sorpresa, dice, quando apro la portiera. Sam salta gi e corre ad
abbracciarla. E voi due che ci fate qui?
Eravamo in campeggio nel Devon. Ho pensato di venire a farti un saluto.
Mi guarda con occhi colmi di sospetto.
 un bel pezzo di strada per un saluto. Eccola. La sua straordinaria capacit di farmi sentire
uno sciocco ragazzino di dieci anni.
Comincio a dire: Be', se capitiamo in un momento poco opportuno Ma lei mi interrompe
con un gesto della mano.
Non essere sciocco, ormai siete qui. Vieni, Sam.
Ci fa entrare in cucina, con l'immancabile fornello Aga e il pavimento in ardesia scura. Sul
davanzale ci sono mazzi di fiori secchi infilati nei vasi di stagno, e pigne di vecchi libri di cucina.
Sembra di entrare in un servizio fotografico di Country Living.
Non aspettavo visite, quindi la casa  un po' in disordine, si scusa, mentre ci guida nel
soggiorno perfetto, con il grande divano senza nemmeno una macchia e i pavimenti di quercia
immacolati. Sulla mensola sopra la stufa a legna ci sono sei foto incorniciate. Vedo subito quella di
George e me fuori dalla caffetteria di Londra. Non ci sono foto di pap.
Il cottage era in rovina, quando lo compr la mamma, ma lei dedic anni a restaurare casa e
giardini, facendo i lavori da sola o tiranneggiando gli artigiani del posto.  sola la maggior parte
dell'anno: molte delle abitazioni intorno sono seconde case, di propriet di ricche famiglie che lavorano
in citt e che si fanno vive in estate, sui loro lucidissimi quattro per quattro. Alcuni la pagano per
andare a controllare le case quando sono via, per tenere in ordine i giardini, aprire le finestre e
assicurarsi che le cantinette refrigerate siano impostate sulla giusta temperatura.
Ci prepara dei sandwich al formaggio per pranzo, e si ricorda di mettere i sottaceti a Sam.
Dopo, si offre di portarlo gi alle pozze di marea, e fruga nel capanno per rimediare rete e secchiello.
Anche se finora  andato tutto ok, accetto l'offerta con manifesto entusiasmo.
Per un po' ozio con un quotidiano (la mamma legge il Times, ma chi mendica non pu
scegliere), e poi navigo in internet senza scopo, sul mio iPad. Poi do un'occhiata intorno, alla cucina e
al tinello, e salgo nella bella camera per gli ospiti, con i due letti singoli belli gonfi.  tutto pulito e
ordinato. In un'alcova sotto le scale scopro un armadietto parzialmente nascosto da una fila di stivali di
gomma.
Qualcosa mi spinge ad aprire l'anta.
La prima cosa che vedo sono mucchi di cartoline, dozzine, legate insieme, quasi tutte con
illustrazioni di fiori. Ne prendo un mazzo, mentre mi domando se siano auguri di compleanno o
qualcosa di simile; ma poi noto che recano tutti un messaggio pi o meno simile, davanti, a caratteri
elaborati: Con simpatia. Non voglio leggerli.
Su un'altra mensola c' una vecchia scatola di scarpe da bambino. La prendo; qualcosa si
muove, all'interno. Lentamente, con cautela, la apro. Dentro ci sono delle foto di George in sella a una
bicicletta, su una spiaggia da qualche parte, con l'uniforme della scuola, sorridente. In mezzo, piegato,
c' un modulo dall'aria ufficiale, semplice e bianco, le parole scritte a mano per compilare i campi ben
visibili attraverso la carta sottile. So che  il suo certificato di morte, e so che qui sopra l'incidente sar
stato registrato in nudi termini medici. Svelto, lo rimetto nella scatola, con l'intenzione di chiuderla e
metterla via, ma poi vedo un altro oggetto, che all'inizio mi sembra un vecchio braccialetto di plastica,
graffiato e sporco. Ma no. Guardandolo alla luce riconosco l'orologio digitale di George, quello che
portava sempre, il piccolo display un collage di segnacci e crepe. L'aveva comprato con i suoi risparmi,
con le mancette e i soldi extra che si era guadagnato lavando l'auto e sbrigando altre faccende di casa.
Poi, un sabato, la mamma l'aveva portato da Argos a comprarlo, e lui per giorni non se l'era tolto
neanche per fare il bagno. Era nata una battuta, tra di noi. Che ore sono, George? gli chiedevamo in
continuazione. Lo portava anche quel giorno.
Lo afferro con entrambe le mani e me lo porto al viso. Mi dispiace, George, dico.
Rimetto ogni cosa come l'avevo trovata, con cura, e poi chiudo l'anta dell'armadietto e
dispongo nuovamente gli stivali in fila. Mi aggrappo alla balaustra per qualche secondo, il respiro
affannoso, perso nel passato.
Sta gi facendo buio quando rientrano la mamma e Sam. Li vedo arrivare dal sentiero: lui con
un maglione attorno alla vita come una gonna floreale, lei con i suoi pantaloni in mano.
Sono caduto in una pozza! mi dice urlando, quando entrano rumorosamente in cucina.
Sta bene, dice la mamma.  stato molto coraggioso.
Abbiamo preso dei pesci e un grosso granchio. Ho visto un nemone.
Un anemone, lo corregge lei.
Mi chino ad abbracciare Sam, ma lo stringo un po' troppo a lungo per i suoi canoni, e infatti mi
spinge via, spazientito.
Pap, devi vedere le pozze di marea! urla.
E le vedr! Ma adesso metto su il bollitore.
Trovaci un gioco da fare, mi suggerisce la mamma. Sono nella credenza accanto al fuoco.
Sam scappa nel soggiorno.
In silenzio, riempio il bollitore e prendo le tazze. Lei mi guarda.
 tutto ok?
S. Sto bene.
Non dirmi L'armadio sotto le scale, dietro gli stivali.
Sembra la versione materna del tenente Colombo.
S. Scusa.
Scuote la testa.
Non so proprio dove mettere quella roba.  stata in soffitta per anni, ma non mi piaceva l'idea
di nasconderla. Qui  a portata di mano, ma non troppo in evidenza. Pensavo comunque che l'avresti
trovata, alla fine. Ne parliamo dopo.
Sam passa il resto della serata a tirar fuori i nostri vecchi giochi in scatola, e facciamo fuori
l'intera pigna in rapida successione. Buckaroo, Trappola per topi, Ker-Plunk, tutti i classici. Chiss
come, la mamma  riuscita a conservarli pi o meno intatti, anche se dall'Allegro Chirurgo manca la
punta del gomito, e Scarabeo Junior non ha tutte le lettere. Dovremo farne a meno, propone la
mamma.
Poi arriva l'ora di cena, altri spaghetti per Sam, mentre per noi ci sono due enormi porzioni di
pesce e patatine del takeaway nel villaggio vicino. Mamma parla con Sam, gli fa delle domande, ed 
soddisfatta delle sue risposte scarne. Mi domando se, per certi versi, non si identifichi con lui. Nessuno
dei due vuole mai rivelare nulla di s. Quando gli chiede di Minecraft, per, Sam si apre, le parla dei
vari materiali, dei mob, degli animali da fattoria. Le dice persino della gara di costruzione di Londra, e
della sua intenzione di partecipare. Sembra una cosa decisa, ormai. La conversazione prosegue durante
un lungo bagno con la schiuma, e quando va a letto. Si addormenta quasi subito. Mi domando se sia
cos anche per gli altri bambini  i bambini normali  cio se vadano a letto e si addormentino subito.
Non mi sembra plausibile.
Poco dopo, la mamma stappa una bottiglia di vino e accende la stufa nel soggiorno. Restiamo
seduti in silenzio per un po', e ascoltiamo il legno che crepita e sputacchia nel camino.
Allora, comincia. Jody.
Gi. Jody.
Che cosa sta succedendo?
Il suo tono  neutrale, c' solo una sottilissima traccia di preoccupazione, quasi mi stesse
chiedendo di una caldaia difettosa, anzich del mio matrimonio che sta andando in pezzi. Ma
naturalmente  sempre stato cos, anche quando eravamo bambini, si trattasse di me che cadevo dalla
bicicletta, di Emma che si mollava con il fidanzato, o di George.
Non lo so. Cio, eravamo sempre esausti. Io lavoravo fino a tardi, lei era sempre a casa con
Sam, e c'era tutta questa tensione. Una domenica abbiamo discusso, ed  successo. Mi ha mandato via.
Separazione di prova.
Le racconto di aver perso il lavoro, di Jody e del weekend che ha trascorso via per quel
matrimonio, del fatto che forse si sta vedendo con Richard. Mentre glielo dico, mi sembra una cosa che
sta accadendo a due persone molto lontane da noi, a dei perfetti estranei.
Che cosa intendi fare? mi chiede alla fine.
Non lo so. Ma sto facendo un po' di chiarezza nella mia vita. Sam e io abbiamo iniziato a
parlare sul serio, a divertirci. Sento che sto cominciando a capirlo. Giochiamo a Minecraft, e l
possiamo stare insieme, e niente  troppo complicato, niente provoca tensione. So di aver commesso un
sacco di errori. So che devo fare dei cambiamenti.
Allora devi parlare con tua moglie, dovete chiarirvi. Dille quello che hai detto a me.
Non lo so. Credo sia troppo tardi, ormai.
Non usare quelle due parole con me. So quando  troppo tardi per qualcosa, credimi. E non 
questo il caso.
Sono successe tante cose. Non sono stato il massimo per lei. In passato io
Ah, ci risiamo. In passato.  l che si rintana la tua testa la maggior parte del tempo. Se posso
darti un consiglio, lascialo stare. Non  un posto in cui vivere.
 cos che hai affrontato tutto?
Ho dovuto. Che scelta avevo? Non c' mai stato niente a cui fare ritorno, per scappare dal
presente. Sono fuggita una sola volta, in tutta la mia vita, e fu l'errore pi grosso che abbia mai
commesso anche se mi ha dato tante cose buone.
Ma George, e tutto il resto io non so come tu abbia fatto come sia riuscita a tenerci uniti.
Mette le mani attorno al calice e prende un piccolo sorso di vino.
Quando devi badare alle grandi case che ci sono qui intorno, durante l'inverno, non puoi
scaldarle tutte quante;  troppo. Cos, scegli quali stanze puoi permetterti di scaldare, quelle che
davvero ti servono, e le altre le chiudi. Le lasci al freddo, e ti riprometti di tornarci non appena arriver
la primavera. Mi sentivo cos quando George mor, Alex. Ed  cos che affrontai la sua scomparsa.
Chiusi tutto quello che non mi serviva, e aspettai di vedere i primi germogli.
Restiamo di nuovo in silenzio. Mi pare di sentire un gufo l fuori, nell'oscurit, ma potrebbe
anche essere il vento che fischia attraverso le finestre rachitiche del piano di sopra.
Mi dispiace di non essere venuto a trovarti pi spesso.
Oh, smettila! Fallo da adesso in poi  semplice. E porta Jody. Porta tua sorella. Ma, Alex,
qualunque cosa tu faccia, devi vivere. Devi.  questo che vorrebbe George. Ovunque sia,
probabilmente te lo sta urlando da mesi.
Silenzio. Al di sotto del crepitio delicato della stufa, il silenzio  talmente assoluto da diventare
palpabile, come una fitta foschia. Un po' di tranquillit va bene, ma dopo qualche giorno mi farebbe
impazzire. Alla fine sentiamo un gufo, il richiamo debole ma nitido, che ci scuote di nuovo.
Pensi mai di trasferirti in un posto pi civilizzato? le chiedo.
Qualche volta. Non lo so. Quando tu ed Emma ve ne andaste di casa, provai solo il desiderio
di lasciare la citt e tutte le persone che vi abitavano. E qui era bello cos calmo. Ma a poco a poco
tutte le famiglie se ne sono andate, e i banchieri hanno comprato tutto. Non  una comunit, adesso, 
un grande villaggio vacanze di cui io sono la custode. Non voglio ritrovarmi ad ammazzare tutti con
un'accetta come Jack Nicklaus.
Quello  il golfista. Credo che tu ti riferisca a Jack Nicholson in Shining.
Un'accetta ce l'ho, per. E anche una macchina da scrivere, a pensarci bene.
 meglio che prenda Sam e scappi?
Ride e scuote la testa.
Che ipocrita sono dirti come vivere la tua vita, di cogliere l'attimo. Mentre me ne sto ancora
rintanata qui come una vecchia zitella. Comunque, credo che adesso potrei anche andare a letto.
Si alza, mi riempie il bicchiere di vino e poi va in cucina. La sento caricare la lavastoviglie. Poi
torna sulla soglia.
Figliolo, voglio dirti una cosa, e non la ripeter mai pi, perch  sempre stata vera e non ha
mai smesso di esserlo. Quindi, ficcatela bene in quella testa dura.
Ok.
Tu non hai colpa dell'incidente. Qualunque cosa fosse successa fra te e George, quel giorno,
non ha importanza, e mai ne avr. Tuo fratello era sempre due passi avanti, non pensava mai al
presente. Si chiedeva sempre: Che cosa succede dopo?'  una cosa che vidi in lui fin dall'inizio, non
appena fu in grado di camminare, e di fare stupidaggini. Ricordi quando andammo a Leigh Woods e lui
si arrampic in cima a quella quercia gigantesca, per dondolarsi da un ramo come Tarzan? Tu lo
supplicasti di non farlo e ti mettesti a piangere fino a quando non si decise a tornare gi. Se non fossi
stato l, l'avrebbe fatto, e con ogni probabilit il ramo si sarebbe spezzato. E quella volta che disse che
sarebbe potuto saltare dal vecchio tetto della cucina al capanno
E io gli dissi che avrei fatto la spia, e cos ci ripens.
Esattamente. Era coraggioso e in gamba, ma anche tanto avventato. Quando mi chiamarono da
scuola, mi dissero: Suo figlio  rimasto coinvolto in un terribile incidente. E io capii subito di chi
parlavano. Sapevo che era lui. Ho provato a dirtelo una dozzina di volte, nel corso degli anni. Non c'
niente per cui tu debba sentirti in colpa. Niente.
E all'improvviso ho gli occhi lucidi, e la gola mi fa cos male che riesco a malapena a deglutire.
Ok, mamma.
Hai capito?
S.
Bene. Adesso smettila di andartene in giro con quest'aria depressa e rimettiti in sesto.
Capitolo 24
Mi vedo di nuovo con Isobel. Pi o meno. Ha organizzato un'altra delle sue serate anni '60, e
mi ha mandato i dettagli via messaggio. Si terr gioved in una specie di circolo a St. Werburghs. Le ho
risposto che sarei andato, e poi ho pensato: a) Dio, che cosa sto facendo? b) La gente che cosa indossa,
a questi eventi? Ho tre completi piuttosto noiosi e una borsa sportiva piena di jeans e maglioni: niente
che possa passare per vintage, se escludo una T-shirt dei Chemical Brothers del 1997. Penso di andare
al negozio di Isobel e comprare qualcosa l, ma suppongo che farei la figura del disperato. Cos, vado
su eBay e trovo un vestito blu marino di Aquascutum, degli anni '60, che potrebbe essere pi o meno
della mia taglia. Avventato, clicco sul tasto Compra subito, per la modica cifra di centoventicinque
sterline, poi cerco con Google. Scarpe uomo anni '60 e trovo un paio di stivali Chelsea da mettere
con l'abito. Sono un sacco di soldi per andare in un locale vestito come una specie di Austin Powers
non in servizio, in attesa di rubare qualche momento con una donna che ho visto soltanto due volte.
Due mattine dopo, mi consegnano vestito e scarpe. I pantaloni sono un po' corti, e talmente
stretti in vita da costringermi a non respirare per l'intera serata, ma nel complesso non  male. Voglio
dire, c' una remota possibilit che io svenga, ma  un piccolo prezzo da pagare. Almeno, non ci sar
nessuno che conosco. Dan ha gi altri programmi, Emma lo troverebbe troppo assurdo e, se lo
chiedessi a Matt, Clare vorrebbe sapere che sta succedendo, e inevitabilmente Jody verrebbe a saperlo.
Non sono pronto per questo. No, mi dico,  soltanto un esperimento. Mi sono disconnesso a tal punto
da quello che voglio, che devo usare l'inganno per estorcere le informazioni dal mio cervello:
Sorpresa, hai un appuntamento: e adesso che cosa fai?
Il circolo  una costruzione prefabbricata a pianta rettangolare, posta di fronte a una fila di
piccole e tristi case a schiera. Sembra un grosso container, o un rifugio che costruiresti in Minecraft per
passarvi la prima notte.
Le mie riflessioni si basano un po' troppo su quel gioco, ultimamente.
Avvicinandomi all'edificio, vedo luci multicolore attraverso le finestre altrimenti scure, e le
note deboli di una canzone di un gruppo Motown filtrano nell'aria umida della sera. Fuori, alcuni
adolescenti riuniti in un gruppetto stanno fumando, mentre sbirciano attraverso la porta aperta, per
nulla impressionati. Li supero e, quando apro la seconda porta, vengo investito da un'ondata di musica
e di calore sudaticcio. Ci saranno una quarantina di persone che ballano e bevono, quasi tutte intorno ai
trent'anni, anche se ci sono anche alcune coppie molto pi anziane, che chiaramente ricordano gli anni
'60 per averli vissuti. Le donne indossano vestiti autentici, con acconciature e trucco stravaganti che si
adattano perfettamente all'epoca. Gli uomini, con mio grande sollievo, portano perlopi completi,
anche se un gruppo vicino alla pista da ballo  in jeans e maglia di Fred Perry. Sembra un tributo ai
Blur. Un anziano seduto a un tavolo posto su cavalletti, vicino all'ingresso, mi urla: Cinque sterline,
amico, grazie. Cerco Isobel, e la noto nell'angolo in fondo. Sta parlando con il DJ, il quale, con la sua
attrezzatura moderna  piatti, mixer e laptop   piuttosto anacronistico in mezzo agli abiti acrilici, alle
acconciature cotonate e alla brillantina. Vado al bar, dove ci sono due donne che sembrano indossare la
divisa delle hostess dell'epoca, e ordino una pinta di birra, poco alcolica e poco frizzante. Il pezzo
Motown ha lasciato il posto ai Kinks. Una decina di persone cominciano a fare dei passi spigolosi al
centro della sala.
Sono talmente fuori dal mio ambiente
In parte la colpa  di mia madre. Odia la musica anni '60, dice che le ricorda quei balli orribili
nella sala della parrocchia, e i goffi palpeggiamenti da parte di giovani contadini. Penso sia un altro
esempio del suo rifiuto di indugiare sul passato, o anche solo di pensarci oziosamente. Sto ancora
processando questa riflessione, quando sento un colpetto sulla spalla. Mi giro e c' Isobel, che mi
sorride raggiante. Indossa un minivestito a scacchi bianchi e neri, ed  chiaramente nel suo elemento.
Ciao! Grazie di essere venuto! urla. Sei qui da solo?
S, ho pensato di fare un salto per vedere che cosa combinavi. Che frase stramba.
Adoro il tuo vestito.
Grazie. Mi sono messo la prima cosa che ho trovato. Quindi tu conosci tutti, qui?
Quasi. Dopo te li presento. Oooh, c' Rachel, devo andare a salutarla. Torno tra un minuto!
E si mescola alla folla, tra saluti e abbracci, balla per qualche secondo, ride. Io mi appoggio al
bancone, in imbarazzo, e sorseggio la mia birra. Tiro fuori il cellulare, ma ho subito la sensazione che
sia un tremendo passo falso, a un evento vintage, cos lo metto via e provo a guardarmi intorno con
nonchalance, cercando di non passare per un assiduo frequentatore di locali a caccia di prede. La
musica pop lascia il posto alla mod, e poi al rock psichedelico, e lentamente si passa al Northern soul.
Comincia ad arrivare altra gente, dopo le ventidue, e il bancone diventa un affollato punto d'incontro
per coppie impegnate a flirtare. Poi vedo Isobel che viene di nuovo verso di me.
Scusa, ci sono un sacco di persone che non vedevo da secoli. Tutto bene?
S, mi sto godendo la musica, mento.
Torno tra un secondo, promesso.
Poi alza una mano, me la mette dietro il collo e si china verso di me. Il bacio dura pochi
secondi, ma  pi di un bacio tra persone che si salutano. Riesco ad appoggiare la pinta sul bancone e,
non sapendo che cosa fare, la prendo delicatamente per la vita. Ho gli occhi chiusi, la musica sembra
ritirarsi. Non so che cosa sto pensando.  tutto limitato a questo contatto tra noi. Si tira indietro, ma poi
mi d un altro bacio veloce. Quando riapro gli occhi, mi sta guardando.
Ci vediamo dopo, mi dice all'orecchio, il suo respiro che mi fa il solletico a una guancia.
E, quando torna a immergersi nella folla, mi sveglio di scatto: un pensiero netto e distinto
emerge dal brivido sensuale del suo tocco, dalla foschia della sorpresa e del desiderio. Non  giusto.
Sto commettendo un errore. Provo un senso lacerante di paura, nello stomaco, e d'un tratto sembra che
l'intera stanza, che l'intera serata siano travolte dal senso di colpa, e mi viene la nausea. Che diavolo ci
faccio, qui? Metto gi la birra che sto sorseggiando da pi di un'ora, mi avvio un po' barcollante verso
l'uscita, facendomi largo impaziente tra le coppie che ballano nei loro bizzarri abiti vintage. Sono
vicino alla prima porta doppia, quando mi sento afferrare per un braccio, e ho il terrore  letteralmente
 che sia Isobel. Ma  il portiere.
Non si pu rientrare dopo le ventidue, mi avverte.
Non intendo tornare.
E un attimo dopo sono fuori, nell'aria fresca della sera. Mi allontano a passo svelto, lungo la
strada, e poi svolto l'angolo e percorro la strada principale, dove so di trovare un taxi. Quando riesco a
fermarne uno, d'istinto do all'autista l'indirizzo di casa della casa di Jody, in cui ci trasferimmo nove
anni fa, quando lei era incinta ed era ancora tutto nuovo ed eccitante. Mi correggo subito e gli dico
quello di Dan; dieci minuti dopo si ferma davanti all'ampio complesso di appartamenti, questa
mostruosit moderna e asettica, questa Morte Nera del lussuoso vivere urbano. Non voglio pi stare
qui. Devo fare appello a tutte le mie forze per scendere dal taxi e andare all'ingresso. Sono davanti al
portone, quando sento vibrare il telefono in tasca. Lo tiro fuori, e trovo un messaggio di Isobel.
Dove sei?
E tra me e me penso, non lo so. Onestamente non so dove sono. Ma, ovunque mi trovi, non 
qui che dovrei stare.
Jody, dico in un sussurro. Mi dispiace tanto. Sistemer tutto, lo prometto.
L'indomani la sveglia suona alle sette, e mi rendo conto immediatamente di non aver chiuso
occhio o quasi. Ho trascorso diverse ore con gli occhi sgranati, a guardare la finestra, a rivivere vecchi
ricordi. Devo aver passato in rassegna tutta la mia storia con Jody, dal primo incontro in quel frutteto,
ai primi e felicissimi mesi della nostra relazione, fino alla vacanza, e alla gravidanza. A Sam.  strano
come una vita intera possa essere distillata in una serie di momenti e come, senza pensarci, ordiniamo
quei momenti in una storia che ha senso, e che sembra significare qualcosa. Rimaneggiamo e curiamo
le nostre storie dall'inizio alla fine. Ma a volte sbagliamo. Una parte di me ha pensato che rompere con
Jody fosse inevitabile, che ci fossimo avviati in quella direzione tanti anni fa e che non potessimo pi
cambiare idea. A un certo punto, intorno alle quattro e mezza, mi sono reso conto di una cosa: che non
 vero, che c' sempre stata una strada per tornare indietro. Deve partire da me, da me che parlo con lei,
che le dico che sto provando davvero a fare chiarezza nella mia vita. Non ho ancora le risposte, ma
almeno so che ci sono delle domande. O, comunque, devo dirle qualcosa di simile senza sembrare un
esperto di relazioni ospite di un talk show americano.
Un'ora dopo sto ancora rimuginando su quello che voglio dirle, esattamente, mentre vado a
casa, facendomi strada lentamente fra traffico, lavori stradali e ciclisti che sbandano. Levatevi di
mezzo, voglio urlare, sto cercando di salvare il mio matrimonio! Invece tamburello sul volante e
guardo con aria torva il paraurti dell'auto che ho davanti, invitandola ad avanzare.
Lascio la strada principale per addentrarmi nella periferia che si estende in modo irregolare,
serpeggio tra file di auto parcheggiate, supero bambini che corrono a scuola seguiti dai genitori
semiaddormentati. Quando arrivo vicino a casa, mi infilo in un posto dall'altro lato della via, e poi vedo
aprirsi la porta d'ingresso. So che adesso vedr Sam che si trascina fuori con indosso i suoi pantaloni
grigi, probabilmente lisi sulle ginocchia, e con la polo blu, pronto ad affrontare un'altra sconcertante e
imprevedibile giornata a scuola.
Ma non  Sam a comparire sulla soglia.  un uomo che non riconosco. Indossa un blazer nero,
jeans attillati e una sciarpa scozzese. Subito dopo mi viene in mente.  Richard. Ha un sorriso radioso
stampato sul volto e, quando si volta, vedo apparire anche Jody. Si dicono qualcosa, lui alza le spalle e
poi lei si china verso di lui e lo bacia. Osservo la scena in silenzio: un silenzio fragoroso, il pi
chiassoso che abbia mai sentito, che sembra spaccarmi i timpani e riecheggiare in tutto l'abitacolo.
Jody lo guarda un secondo, lo saluta con la mano e poi torna dentro e chiude la porta. Richard parte e si
allontana al volante della sua BMW bianco alpino. Ha passato la notte l. Forse si ferma da loro per un
po'. Forse vive l, adesso.
Rimango seduto un momento, con le mani ancora sul volante, incapace di muovermi.
Deglutisco, e il rumore che sento  assordante. Ho gli occhi asciutti, e mi rendo conto di non aver
neppure battuto le palpebre. Quando lo faccio, una lacrima grossa mi scende lungo il naso, per poi
fermarsi a un angolo della bocca.
Lentamente, molto lentamente, esco dal posteggio e, davanti a casa, schiaccio l'acceleratore a
tavoletta fino ad arrivare in fondo alla via. Poi riparto veloce, troppo veloce, oltre gruppi di mamme,
pap e bambini che si tengono per mano, che corrono e chiacchierano. Freno sgommando a un
attraversamento pedonale con comando del semaforo a richiesta, e per poco non pigio sul clacson
quando un uomo e una donna anziani attraversano a scossoni, sostenendosi a vicenda. Riparto sempre
sgommando non appena la strada  sgombra, e imbocco strade alternative e secondarie fino alla mia
meta. Casa di Matt e Clare.
Archie sta giocando in giardino, quando sobbalzo sul vialetto.
Ciao, Alex! grida.
Busso, poi suono il campanello.
Arrivo, arrivo, sento Matt dentro casa.
Viene ad aprire con un vestito Marks and Spencer che non  proprio della sua misura, e con la
cravatta annodata male.
Oh ciao, Alex, che ci fai qui?
Dov' Clare? gli chiedo.
 in cucina, ma
Gli passo accanto spingendolo da una parte, percorro il corridoio ed entro nel salotto. Clare  a
tavola, in camicia da notte, le gemelle sono accanto a lei sui seggioloni identici.
Mi avevi detto che non era una cosa seria, l'assalgo, rabbioso. La mia voce  alta abbastanza
da richiamare l'attenzione delle piccole, che rizzano la schiena e mi fissano, attonite. Si gira anche
Clare.
Cosa
Jody e Richard! Avevi detto che non era una cosa seria!
Infatti. Perch, che succede?
Ho appena visto lui uscire da casa nostra.
Matt ci ha raggiunti, seguito da Tabitha.
Alex, mi dice, sottovoce, non so che cosa stia succedendo, ma
Tua moglie lo sa, cazzo! urlo. Non vorrei farlo, ma  come se fosse saltata una valvola e non
avessi modo di ripararla.
Alex, mi ripete, ma adesso con un tono molto diverso, non puoi piombare qui e cominciare
a inveire contro Clare. Che diavolo ti prende?
Tabitha si  messa a piangere, spaventata da questa scenetta inaspettata tra adulti arrabbiati.
Mi avevi detto, anzi mi avevi assicurato, che tra loro non c'era niente, che era stato uno
sbaglio. Be', Mr. Sbaglio ha appena passato la notte con mia moglie, nella mia fottutissima casa.
Adesso voglio che tu te ne vada, fa Matt.
Mi mette una mano sulla spalla, ma io la tiro via.
Dico sul serio!
Clare si alza.
Alex, non ho idea di cosa tu abbia visto, ma io non c'entro niente. E in ogni caso, qualunque
cosa mi abbia detto o non detto Jody, credi che entrare qui come una furia e urlarmi addosso in
presenza dei miei bambini sia il modo giusto per scoprirlo? Che diavolo hai che non va?
C' un momento di silenzio. Tabitha si aggrappa alla gamba del pap e piange sommessamente.
Una delle gemelle batte con il cucchiaio di plastica sul vassoio del seggiolone.
Hai ragione, scusa, dico con un filo di voce.
Adesso va' via, fa Matt. O ti butto fuori io, e ti assicuro che lo faccio.
Lo guardo, confuso e attonito, e in quel momento mi rendo conto di avergli fatto un torto
terribile. Questo adorabile padre di famiglia, il mio caro amico,  talmente pieno di rabbia  rabbia
protettiva, verso i suoi cari  che quasi non lo riconosco.
Indietreggio fino alla porta, con passi lenti e deliberati, come inebetito. A met del salotto
caotico scivolo su un fumetto, ma riesco a restare in piedi; Archie mi vede e scappa al piano di sopra.
Un attimo dopo sono fuori, e sento la porta chiudersi violentemente  con un chiasso tremendo, e finale
 e sono di nuovo solo. Non oso voltarmi. Invece, vado alla macchina, salgo e prendo a pugni il volante
con violenza, pi volte. Quando vedo riaprirsi la porta, giro la chiave, percorro svelto il vialetto in
retromarcia e giro sulla strada. Sul marciapiedi opposto, una mamma tiene indietro i figli, spaventata, e
poi mi urla dietro e picchia sul baule dell'auto. La mia mente torna all'istante a quell'autista che
passava troppo forte davanti a una scuola, vent'anni fa, e alle conseguenze terribili della sua
imprudenza. Perch  cos che funziona. Alla fine, inevitabilmente, mi riporta tutto a quel momento.
Capitolo 25
Dan e io andiamo in un posticino che fa burrito, dietro l'angolo rispetto al luogo in cui sta
lavorando. Gli unici posti liberi sono due sgabelli ridicolmente alti in vetrina. Ci arrampichiamo e per
un po' restiamo seduti in silenzio, a guardare il traffico che attraversa sbuffando Stokes Croft, diretto
verso il centro. Provo a rivivere mentalmente questa giornata, a dare un minimo di senso a quello che 
successo, ma  tutto troppo ingarbugliato e posso solo limitarmi ai fatti salienti: il bacio di Jody, la
collera di Matt. Sento il freddo gelido del panico:  appena percettibile ma mi sta chiudendo in una
morsa, come un oggetto terrificante intrappolato ai margini del mio campo visivo, che non sopporto di
guardare direttamente. Il burrito avvizzisce tra le mie mani, il contenuto molliccio cola nel contenitore
di cartone riciclato. Jody ha accompagnato Richard alla porta e l'ha salutato con un bacio. Sam
dov'era? Dov'era il mio bambino? Me lo porteranno via?
Da qualche parte, al margine pi lontano della mia coscienza, vedo Dan che pungola con aria
depressa il suo pasto, perduto quanto me. Dovrei chiedergli che cosa c' che non va, ma sono troppo
chiuso nella mia infelicit. Chiss che bello spettacolo, per i passanti. Un altro minuto cos e uno del
personale ci dar una pacca sulla spalla e ci inviter a leggere un cartello che dice: Siete pregati di non
avere crisi esistenziali sugli sgabelli in vetrina.
Alla fine, mi giro verso Dan.
Tutto ok? gli chiedo. Qualche preoccupazione sul lavoro?
Eh? No, il lavoro non c'entra, salta sempre fuori qualcosa.
Allora di che si tratta?
Pensi che Emma partir di nuovo?
Sarei sorpreso del contrario. E capisco immediatamente che non  la risposta che avrebbe
voluto sentire.
Vorrei che restasse, dice, quasi tra s e s.
E finalmente, con un paio di decenni di ritardo, afferro.
Dan, dico, poi faccio una pausa e lentamente si volta a guardarmi. Sei innamorato di mia
sorella?
Prende un sorso di Diet Coke, lo sguardo rivolto all'enorme murale di Bansky, dall'altra parte
della strada.
S, certo, dice. Da quando l'ho vista la prima volta.
Perch non me l'hai detto?
Ci ho provato. Ma, amico tu non volevi sentirlo.
Ha ragione. Sono sempre stato troppo concentrato sul mio dramma per notare il suo. Sarebbe
stato evidente per chiunque altro: negli ultimi dieci anni ha messo Mi piace a ogni singola foto che
lei ha pubblicato su Facebook o Instagram; mi chiedeva sempre di lei. Ed era lui a incoraggiarmi a
chiamarla via Skype. Poi un bel giorno Emma si presenta a casa sua e lui  al settimo cielo finch
non la vede sparire di nuovo. Mia sorella ha sempre saputo come fare un'entrata a effetto, ma le fughe
le vengono anche meglio.
La porta si apre, e un giovane pap la tiene ferma per permettere alla compagna di entrare con
una carrozzina. Riesce a passare tra gli sgabelli che affollano l'ingresso, tra sorrisi e scuse. Il pap
guarda raggiante la sua bambina. Vanno al bancone insieme, una famigliola felice. Dan e io li
guardiamo passare, e poi torniamo ai nostri burrito ormai freddi e poco appetitosi.
Scusa, Dan.
Avevi tante cose per la testa. E ce le hai ancora, a quanto pare.
Gi.
Quella donna? Isobel?
No. Lei  stata un errore. Non sono pronto a voltare pagina. Ma forse Jody s. Ho visto Richard
uscire da casa nostra stamattina presto.
Ah. Le hai parlato? Le hai chiesto che cosa sta succedendo?
Non ancora.
Perch no?
Perch non voglio sentire la risposta.
Mmm, conosco la sensazione.
Sto cenando, quando arriva la telefonata. Sono le sei e sto guardando il notiziario, facendo
cadere i tagliolini sul parquet di Dan, verniciato per riprodurre il legno di quercia. Controllo chi mi sta
chiamando. Jody.
Ciao, Jody. Scusa, ho la bocca piena di tagliolini, dammi un secondo.
Ma non mi sta ascoltando.
Alex, si tratta di Sam.
Sembra in preda al panico. Sbatto la scodella sul tavolino, e mi tiro su a sedere, sul divano.
Che c', cos' successo?
 per via di quel gioco,  successo qualcosa.
Per un attimo mi rilasso. Nessun incidente. Non  in terapia intensiva. E subito passo alla
frustrazione e alla rabbia se si tratta di quel dannato gioco, perch  cos sconvolta? Ges, mi ha fatto
morire di paura.
Ok, adesso calmati, e raccontami tutto. Ha crashato? Perch non c' nessun problema, lui
non
No, non  per questo. Sai che sta facendo amicizia online con il fratello di Olivia e i suoi
amici? Be',  successo qualcosa. Credo che gli abbiano distrutto il castello. Alex,  sdraiato sul letto,
catatonico, non parla, ha lo sguardo fisso. Ho paura!
Arrivo subito.
A volte pu succedere, lo sappiamo. Le persone con disturbi dello spettro autistico, quando
quello che hanno intorno diventa troppo, possono spegnersi.  un meccanismo per affrontare la realt,
un modo per chiudere fuori il mondo. Qualcuno, a uno di quegli incontri per genitori, aveva fatto il
paragone con un computer che viene spento e riavviato. Ma a Sam non era mai successo. Senza
nemmeno pensarci, mi ritrovo in macchina, diretto a casa nostra.
Il tempo passa in un lampo. Mi viene in mente quella volta che Jody mi aveva chiamato dal
pronto soccorso, per dirmi che Sam era caduto dal bracciolo di una sedia, di testa, sul pavimento duro e
freddo della cucina. Io ero a una riunione sui mutui, ma ero scappato via. In situazioni del genere, il
mondo sembra stringersi attorno a te, fino a diventare un tunnel fra te e la tua famiglia. Con Sam questo
processo  sempre stato accentuato dal fatto che per sconvolgerlo basta un minimo graffio, o un
piccolissimo bernoccolo, perch ha una paura folle del dolore. Gli altri ragazzini cadono, si rialzano e
si danno una pulita; per Sam, un ginocchio sbucciato  un trauma grave. Quindi, il fatto che fosse in
ospedale, sanguinante
Un attimo dopo sono nella nostra via, e ho gi parcheggiato. Vado alla porta e comincio a
picchiare. Viene ad aprirmi Jody, angosciata, confusa.
 di sopra. Non so che cosa fare. Chiamo un dottore?
Fammelo vedere.
Salgo, entro nella sua stanza. Silenzio. La console  accesa, ma vedo soltanto la catena
montuosa in lontananza, dal lato opposto della pianura rispetto al nostro castello. Guardo il letto, e Sam
 raggomitolato su se stesso, il viso rivolto al muro. Gli occhi sono aperti e immobili, il faccino 
pallido. Mani e gambe, di solito animate e irrequiete, sono rigide e chiuse attorno alle ginocchia.
Quest'immagine mi porta altrove, a un ricordo terribile. A un ragazzo spento. Scaravento quella scena
in fondo alla mia mente.
Sam? Sam, sono pap.
Niente, neanche il minimo segno che abbia riconosciuto la mia voce. Per qualche motivo mi
viene da mettergli una mano sulla fronte; suppongo che sia il tipico gesto di un genitore. Controlli la
temperatura, gli dai un po' di Calpol.  fresco, ma non freddo. Lascio la mano vicino alla sua bocca, e
provo un senso di sollievo quando sento il suo respiro sulle dita.
Sam, cos' successo?
Jody  sulla porta, adesso. Si  legata i capelli, il mascara le  colato sul viso. Mi mette una
mano sulla spalla, e io gliela stringo un momento, prima di lasciarla andare, impacciato.
Usciamo nel corridoio. La finestrella sopra la scala  aperta. Sento il traffico in strada, fuori.
Che cosa facciamo? mi chiede.
Io dico di lasciarlo in pace un po'. Deve tirarsi fuori da solo. Magari potrei restare con lui. E
dare un'occhiata al gioco, per capire che cos' successo.
Ho un mucchio di chiamate non risposte dalla madre di Olivia. Potrei andare da lei e vedere se
sa che cos' successo. Sicuro che non sia meglio chiamare un dottore?
Aspettiamo. Al momento, non credo.
Ho paura.
Lo so.
Rientro in camera di Sam e mi siedo sul bordo del letto. Gli metto una mano sulla schiena, per
fargli sapere che sono l, che sono fisicamente vicino, e poi nient'altro. Gli sono vicino. I suoi occhi
restano immobili, quando sbatte le palpebre.
Guardo lo schermo, e prendo il controller.
Non appena faccio girare il suo personaggio per guardare il castello, capisco che cos' successo.
L'edificio  distrutto. Resta in piedi quasi tutta la recinzione perimetrale, ma all'interno c' solo il
guscio spettrale della nostra Torre. Due piani sono scomparsi, quelli inferiori sono ridotti male. Le torri
sembrano dita scheletriche e storte che puntano verso il cielo. Noto dei vasti abissi, attorno al sito.
Chiunque sia il responsabile, ha usato TNT, i blocchi esplosivi di Minecraft. Volevano raderlo al suolo.
Mi sento uno schifo. Mi sento uno schifo perch non ero qui per impedirlo, o non ero almeno al suo
fianco quando l'ha scoperto. Non c'ero.
Oh, Sam, gli dico. Niente, non mi risponde. Sam, possiamo ricostruirlo. Davvero. Tu sei
bravissimo.
Non sapendo che cosa fare, comincio a sgombrare il terreno attorno al castello, e a riempire le
voragini con della terra. Mi accorgo di aver bisogno di attrezzi, cos vado in mezzo alle macerie per
vedere se i bauli con le nostre scorte sono ancora intatti. Non li trovo, ma in giro c' ancora un po'
della nostra roba: picconi, cibo, zappe, qualche pagnotta. Non  rimasto molto. Non dopo settimane di
lavoro. Lavoro che avevamo fatto insieme. Poi mi vengono in mente i Gioielli della Corona, nascosti
nel forziere segreto. Corro nell'altra stanza, e comincio a scavare sotto la piastrella del pavimento che
appare diversa. Il forziere c' ancora, intatto, e il contenuto  al suo posto.
Sento aprirsi la porta d'ingresso, che si richiude piano. Jody sale in punta di piedi.
Ho parlato con la mamma di Olivia, mi dice. Pare che Sam abbia accettato la richiesta di
amicizia da parte di suo fratello, Harry, e dei suoi amici, e che li abbia invitati a giocare. E credo che
Harry li abbia lasciati soli per un po' erano piuttosto turbolenti, continuavano a piazzare bombe o
qualcosa del genere. Dice che erano convinti che il castello fosse di Harry. Pare che lui sia sconvolto.
Vuole venire qui per chiedere scusa a Sam.
Non penso sia una buona idea, al momento.
Anche Olivia  molto turbata.
Non  colpa sua.
Lui ha detto qualcosa?
No. La responsabilit  solo mia, Jody. Ho costruito quest'affare, che doveva essere un grande
progetto per noi due, e adesso S, sento che  colpa mia. Avevo riposto tanto, in questo gioco.
Non  colpa tua. Sam adora Minecraft, non parla d'altro.  andato tutto bene, finora. L'ho
visto giocare con te, online. Ne  entusiasta.
Ci sediamo in silenzio sul letto, con il nostro bambino, persi nei nostri pensieri. Eccoci qui,
nella sua minuscola stanza, con i giocattoli rotti e i poster a brandelli, una famiglia riunita i cui
componenti per sono lontanissimi, separati da galassie. Voglio dire qualcosa, ma non mi viene niente,
niente che abbia un effetto corroborante, niente che suoni speranzoso o delicatamente divertente.
Niente di niente.
Poi, dopo mezz'ora o anche di pi:
Spegni la console.
Eh? Come, Sam? chiedo.
Spegni, ripete.
Jody va ad abbracciarlo, ma lui si chiude ancora di pi a riccio. Per un attimo mi viene in mente
quella scena in Alien, in cui John Hurt viene riportato dall'astronave aliena con il Facehugger attaccato
alla testa e, quando gli altri tentano di rimuovere il parassita, la telecamera zooma sulla coda, che si
sta stringendo silenziosamente intorno al collo di Hurt. Jody tira via la mano.
Lo salvo io.
Spegni, dice ancora Sam. Non m'importa. Non m'importa.
Ma
Non voglio. Non voglio giocare mai pi.
Ma Sam, possiamo sistemarlo.
Non voglio. Sono venuti e l'hanno distrutto, ed era mio. Le persone rovinano tutto.
Sentiamo un movimento al piano di sotto. Forse  Olivia, che  venuta a scusarsi? Ma no, 
Emma.
Ehi? urla.
Siamo di sopra, risponde Jody.
Sale le scale e si ferma sulla porta.
Dan mi ha detto che era successo qualcosa a Sam. Passavo di qui, cos ho pensato di fare un
salto.  tutto a posto? Ciao, Sam.
Dei ragazzini gli hanno distrutto quello che aveva costruito, le spiega Jody.
Oh no, fa Emma, con una reazione oltraggiata che ha del teatrale. La sua presenza esuberante
e chiassosa  quasi insopportabilmente indiscreta, ma serve a spezzare l'incantesimo di questo
pomeriggio. Sam si dimena, toglie le braccia dalle gambe.
Non voglio giocarci mai pi, ripete.
I bambini sono tremendi, gli dice Emma, d'accordo con lui. Non tu,  ovvio, ma vale per
quasi tutti. Io sto alla larga da loro, per quanto mi  possibile. Rovinano sempre tutto, non  vero?
Sam annuisce cupamente. Ma non  dell'umore giusto per permetterle di incoraggiarlo. Si
accascia sul letto e chiude gli occhi.
I Gioielli della Corona sono salvi, lo informo.
Non m'importa.
Pi tardi, quella sera, sono seduto sul lettino da pochi soldi nella mia stanzetta, a casa di Dan.
Non c' niente, qui, niente che appartenga a me o alla mia vita, solo una pigna di vestiti e una foto
appoggiata al computer di Dan: la fotto scattata fuori da quel caff, con me e George: sorridiamo,
pensando di avere il mondo ai nostri piedi. Lo pensavamo, appunto.
Ma il suo tempo stava per scadere, e adesso sono di nuovo solo.  buffo come le disgrazie ti
riportino indietro, come uniscano i puntini della tua vita: i ricordi carambolano fuori come tristi
fotografie staccatesi da un vecchio album malconcio. Pensavo di aver trovato un luogo sicuro per me e
Sam, ma sbagliavo. E cosa potrei mai fare per lui, da qui? Ha bisogno di stabilit, e io non posso
crearla con dei blocchi di pietra e scrigni di tesori che esistono soltanto su uno schermo. Di sicuro, non
posso dargliela quando non ce l'ho nemmeno io. Non c' niente di sicuro: questa  stata un'utile
lezione. Una lezione che ogni genitore vorrebbe rimandare il pi a lungo possibile. Ma, se la eviti per
troppo tempo, la vita ha comunque un suo modo per illustrartela.
Capitolo 26
L'unico rumore che sento  quello del grande orologio appeso a una parete dell'ufficio, il
tic-tac che riecheggia sonoro per tutta la stanza, sottolineando il silenzio imbarazzante tra noi
quattro. Da una parte della grande scrivania di quercia ci sono il direttore dell'attuale scuola di Sam, un
tizio quasi calvo dall'aspetto lugubre che indossa un vestito nero inutilmente severo, i pochi capelli
rimasti tagliati cortissimi. Accanto a lui siede la consulente per le necessit speciali messa a
disposizione dall'Autorit locale per l'Istruzione, Jan Parker, una donna magrissima intorno alla
sessantina, che ci studia con gli occhi piccoli e lucenti da falco, mentre noi sediamo insieme  ma
separati  dall'altro lato della scrivania.
Non parla nessuno. Il direttore, il signor Jones, ha una lettera davanti a s. Gliel'abbiamo
mandata la scorsa settimana, o, per meglio dire, gliel'ha mandata Jody per informarlo del prossimo
trasferimento di Sam in un altro istituto. I suoi occhi si spostano dal singolo foglio formato A4 a noi, e
poi tornano sul foglio.
Comprendo le vostre preoccupazioni, ma non sono sicuro che trasferirlo sia la soluzione
migliore, ci dice alla fine.
Sono stata da lui in diverse occasioni, continua Jan, mentre sfoglia un pesante dossier che
tiene sulle ginocchia, sta facendo progressi in matematica e alfabetizzazione, 腻
 infelice, conclude Jody.
Molti bambini sono infelici, a scuola, interviene il signor Jones, con uno strano tono
conciliatorio che suona come un tentativo di scherno.
E quindi  ok? gli chiede lei.
No, certo che no. Io
Non siamo sicuri che un trasferimento possa contribuire in modo pi evidente al suo
benessere. Dovr adattarsi a un nuovo regime, a dei nuovi bambini, osserva Jan.
Sappiamo di dover fare fronte comune, di dover lavorare insieme. Ma, dopo tutto quello che 
successo, non ne siamo capaci non riusciamo nemmeno a fingere. Questa mattina non sono passato a
prendere Jody; mi ha mandato un messaggio dicendo che sarebbe venuta per conto suo. Ci siamo rivolti
a malapena la parola, nella sala d'attesa, terrorizzati al pensiero che Sam potesse uscire dalla sua aula e
vederci, e all'idea di scatenargli una crisi. E adesso siamo qui seduti come due bambini che si sono
comportati male, aspettando di sentire la fine della ramanzina.
Forse i nuovi compagni non saranno prepotenti, con lui, dico. Forse prenderanno pi
seriamente situazioni del genere, all'Avon School.
Siamo andati a fondo dell'episodio con l'altro ragazzino, ci informa Jones, mentre tamburella
con la penna sul tavolo. E riteniamo che la cosa sia stata risolta. E, in tutta onest,  alquanto
improbabile che veniate accettati all'Avon. Le richieste sono in notevole sovrannumero; inoltre avrete
bisogno di una dichiarazione attestante l'autismo di Sam.
Da voi? chiede Jody.
Io sar coinvolto nel procedimento chiarisce il direttore.
Procedimento? mi intrometto. Stiamo parlando di un bambino. Non vi stiamo portando
l'auto per la revisione.
E l'altra scuola? La St. Peter? Hanno posti disponibili dice Jodi.
Questo comunque non risolve la questione fondamentale, le risponde Jan. Sam deve
imparare a farsi degli amici, a socializzare con persone della sua et. E non sar possibile spostandolo.
Credo che questo sia un problema di fronte al quale voi genitori dovreste fare un passo indietro.  una
cosa che deve capire Sam, in un ambiente che conosce, e in cui si sente al sicuro.
Silenzio.
Sembra quasi che la stanza si stia chiudendo su di noi, come se le pareti stesse volessero
spingerci via. Sono cos stanco di sentirmi cos: impotente, senza uno scopo, scaraventato da una crisi
apparentemente ingovernabile all'altra, come una barca che si  persa per mare e che adesso  in balia
dei capricci delle onde che la colpiscono. Ma sto cominciando a rendermi conto di una cosa. Se non
sono io la persona che pu aiutare Sam, se questa  una cosa che non posso fare, allora ho bisogno che
mio figlio abbia accanto qualcuno che ne sia in grado.
Perch non aspettiamo la fine dell'anno, e non vediamo come va, propone il signor Jones, che
prende la lettera e simbolicamente la lascia cadere su un vassoio pieno di carte, verso il margine destro
della scrivania, quasi a voler dire: l'incontro termina qui.
Jody alza le spalle e mi guarda, si sta mordicchiando il labbro inferiore e io so bene che cosa
significa:  vicina alle lacrime, e sta cercando di non perdere il controllo.
Mi rivolgo al signor Jones.
No, non aspetteremo la fine dell'anno. Lo porteremo via non appena ci sar possibile. Avete
detto che a volte i bambini sono infelici, a scuola: mi creda, lo sappiamo. Ma, quando siamo stati alla
St. Peter's ci  stato detto che Sam sarebbe felice, da loro. L'hanno fatta sembrare la cosa pi
importante, in assoluto; la cosa a cui mirano. Quanto all'altra scuola, combatteremo, se sar necessario.
Se  questo che lui vuole. Combatteremo. Solleveremo un polverone, dannazione. Se non possiamo
aiutarlo noi, lo faremo entrare in una scuola dove qualcuno pu farlo al posto nostro. Ecco che cosa
accadr. Arrivederci.
Mi alzo e, senza nemmeno rendermene conto, porgo la mano a Jody, un gesto automatico di
unione. Per un secondo, non so perch, una parte del mio cervello pensa che io stia guidando Sam
attraverso una strada trafficata. Impacciato, faccio per ritirare la mano, ma con mia grande sorpresa
Jody l'afferra, e un attimo dopo  in piedi anche lei. Usciamo dalla stanza cos com'eravamo entrati, in
un silenzio imbarazzato e insicuro. Il rumore dell'orologio si fa pi debole, quando ci chiudiamo dietro
la porta dell'ufficio.
E adesso? mi chiede, e vedo i suoi occhi lucidi, e poi una lacrima, e un'altra.
Be', vedremo che cosa dice Sam, e agiremo di conseguenza. Non possono
No, questa volta non parlo di Sam, Alex. Parlo di noi. Adesso che cosa succede a noi?
Vedo la receptionist alla sua scrivania, che si sforza di mostrarsi occupata mentre batte sulla
tastiera, ma che in realt sta chiaramente origliando il succoso dramma che si sta svolgendo davanti ai
suoi occhi. In questo momento, provo una rabbia impotente e nichilista. Voglio uscire uscire da
questo posto, da questa situazione.
Credo che tu abbia fatto la tua scelta, dico, secco, ripensando alla scenetta con Richard di
quella mattina. Al bacio.
Faccio per andarmene, determinato a non voltarmi.
Stanotte prendi tu Sam, vero? mi urla dietro.
No, ho da fare.
Ho voglia di dirle: Mandaci Richard ma, per quanto incauto mi senta, non riesco ad
ammettere la presenza di quell'uomo, a riconoscere la sua esistenza nelle nostre vite nominandolo ad
alta voce.
Alex, urla.
Ma me ne sono andato. Gi. Sono uscito dall'edificio, ho costeggiato un'aula e sono uscito in
strada. Sto correndo, veloce, attraverso il vicolo lungo il margine esterno del piccolo parco giochi della
scuola. Un tempo tornavo a casa da scuola di corsa, cos; lo feci quasi ogni giorno, dopo la morte di
George. Uscivo pi in fretta che potevo e non mi fermavo fino a quando non mi veniva quasi da
vomitare. Avevo bisogno di mettere una certa distanza tra il luogo dell'incidente e me. Ma, per quanto
ci provi, non ti  possibile. Tutte le cose a cui tieni, nella tua vita, anche quelle che fanno male, hanno
un'attrazione gravitazionale. Se riesci a liberarti,  finita. Ti ritrovi alla deriva, nello spazio. E non
tornerai indietro mai pi.
Jody, mormoro, tra me e me. E, quando sbuco dal vicolo, mi fermo, le mani sulle ginocchia
come se stessi per vomitare. Sono in una strada tranquilla, con una fila di piccole case vittoriane,
identica a quella in cui vivevo con Jody e Sam. Torno indietro barcollando e mi siedo su un muretto di
mattoni, che circonda il giardino ben curato di qualcuno. Non credo di sapere esattamente dove mi
trovo.
Pi tardi, quella sera, sono nel soggiorno di Dan, con le luci spente. Sono solo in casa. Sto per
addormentarmi, con una bottiglia di vino rosso da quattro soldi accanto a me, vuota; con uno scatto in
avanti dal divano, accendo l'Xbox. Lo schermo illumina le pareti di una strana tinta verde, che per un
attimo mi d la nausea. Clicco sull'icona di Minecraft e mi dondolo piano sul divano, mentre il gioco si
carica. Con mia grande sorpresa, quando seleziono Entra nel server vedo che il Mondo di Sam e pap 
disponibile.  mezzanotte,  impossibile che lui ci sia. Deve aver lasciato la console accesa. Clicco.
 mattino presto, ma il cielo  grigio e piatto, e sta piovendo a dirotto. Al di l del picchiettio
della pioggia, sento solo i latrati di qualche bestia vicina per qualche motivo non c' musica.
Attraverso la piana che porta al castello, mentre una parte di me spera  o forse si aspetta  di trovarlo
di nuovo in piedi. Ma no, ci sono soltanto le rovine, le pietre rimaste appaiono nere sullo sfondo del
temporale.
Poi noto una sagoma, a qualche centinaio di metri, dove un tempo c'era la fattoria. Vado avanti,
prima lentamente pensando che possa trattarsi di uno zombie o di qualche altro mostro. Ma non si
muove e, quando sono ancora pi vicino, capisco.  Sam. Completamente immobile, lo sguardo rivolto
a quel che resta del castello. Sembra un signore caduto in disgrazia dopo un assedio accanito, che
sorveglia la sua dimora ancestrale, ora distrutta e perduta. So che  impossibile che Sam stia giocando,
ma prendo comunque le cuffie e le collego.
Sam? chiamo.
Ma il suo personaggio  perfettamente immobile, lo sguardo inchiodato sulle torri crollate.
Mi giro, svelto, poich mi sono accorto di quanto mi spaventi questa visione spettrale.
Ed  allora che la vedo.
Una figura vestita d'arancione che si sta ritirando in un boschetto di betulle, appena visibile
oltre la cortina di pioggia incessante. D'istinto la inseguo, saltando su una stretta cresta di blocchi, e
costeggiando gli alberi, tagliando foglie e rami, accovacciandomi e scavalcando gli ostacoli. Quando
arrivo in una zona pi sgombra, la pioggia sembra meno violenta, e il ruggito assordante del temporale
si fa pi smorzato. Ma quando passo in mezzo agli ultimi alberi il mondo si apre, e non vedo che una
distesa desolata di roccia dall'aspetto lunare, che scende verso la sponda di un grande lago. Chiunque
fosse, potrebbe essere tornato indietro attraverso i boschi senza problemi, o potrebbe aver puntato verso
i monti. Ammesso che ci sia mai stato qualcuno. Mi ciondola la testa, ho la vista offuscata dal vino e
dalla stanchezza. Penso di tornare da Sam, ma non ce la faccio ad affrontare quella sagoma solitaria,
anche quando il sole splende e una sfumatura azzurra comincia a dipingere il cielo.
Chiudo gli occhi e, quando li apro di scatto, sono da un'altra parte in quel mondo, e non so
come ci sono arrivato. Provo ad alzarmi dal divano, ma cado all'indietro. Ho delle macchie di vino
rosso sulla maglietta, e gli angoli della bocca sono secchi e incrostati.
Spengo la console e mi raggomitolo sui cuscini fin troppo imbottiti. Il mio telefono suona. Poi
arriva il bip di un messaggio: chiamata persa da parte di mia madre, la terza, questa settimana.
In questo momento non me la sento di affrontare nessuno.
Capitolo 27
Il sabato successivo Jody ha un evento alla galleria, nel pomeriggio. Non riuscendo a trovare
una scusa, e gravato dal senso di colpa, le dico che posso pensare io a Sam. Lo accompagna a casa di
Dan dopo pranzo, e mi comunica che devo portarlo da Olivia per le sedici. Hanno fissato un
pomeriggio di gioco. Si  portato lo zaino pieno di libri e action figure, ma lo vedo stanco e
circospetto quando Jody lo abbraccia e lo spinge verso di me. Sembra uno scambio di ostaggi, carico di
tensione. Guardo lei andare via e poi trascino con delicatezza Sam attraverso le porte automatiche del
condominio, sfuggendo al freddo che intirizzisce. Gli do un bacio sulla testa, e i suoi capelli spettinati
profumano un pochino di Baby Bath Johnson.
Emma e Dan sono all'Old Ship, quindi siamo soli. Restiamo seduti sul divano per un po', a
guardare i suoi libri; trovo quello su Londra, ma lui salta la foto della Torre. Allora gli suggerisco di
caricare Flight Track, e di guardare gli aerei che volano sopra le nostre teste. Per un secondo sembra
entusiasta, balza gi dal divano e corre alla finestra ma poi ci accorgiamo che il cielo  una densa
brodaglia di nuvole grigie e nere. Provo a inventare una storia con le action figure, ma intanto la mia
mente divaga: Jody  con Richard, adesso? Quando pensa di dirmelo? Mi sento in una specie di limbo,
intrappolato fra due piani esistenziali: la mia vecchia vita con Jody e Sam, e quello che verr dopo.
Che cosa ti va di fare, adesso? gli chiedo. Ehi stavo pensando che magari potremmo
aprire Minecraft ed esercitarci un po' per la gara. Siamo ancora in tempo.
No, io non la faccio! urla. E decido che probabilmente  meglio non insistere.
Che altro ti andrebbe, allora?
Non lo so. Dov' zietta Emma?
Al pub.
Dov' il pub?
In fondo alla strada.
Che cosa fa, l?
Probabilmente si sta ubriacando con Dan.
Possiamo andare da loro?
E per qualche motivo la proposta mi sembra assolutamente accettabile.
L'Old Ship  relativamente affollato quando ci schiacciamo l'uno contro l'altro per passare
attraverso la vecchia porta, stretta e malandata. E per affollato intendo dire che qualche tavolo 
occupato da clienti. C' una coppia di anziani che sfoglia il Daily Mail, e c' un gruppetto di operai con
il gilet fluo; sono in pausa, e chiaramente stanno lavorando all'ultimo cantiere in fondo alla via. Vedo
Sid al solito tavolo, con la scacchiera davanti, con la mezza pinta di Guinness accanto. E poi ci sono
Emma e Dan in un angolo vicino alla vetrata, con parecchi bicchieri e sacchetti di patatine vuoti. Sono
come crollati l'uno contro l'altra. Metto un braccio intorno alle spalle di Sam, e mi domando se sia
stata davvero una bella idea.
Sam! grida Emma. Si alza in piedi con qualche difficolt e ci corre incontro. Sam si appoggia
a me, ma lei gli piomba addosso, lo afferra per la vita e lo bacia sulla fronte, lasciandogli un'impronta
visibile di rossetto. Sam nasconde la testa contro il mio petto, ma sta sorridendo. Anche Dan si  alzato
e mi sta facendo un cenno.
Bevete qualcosa? mi chiede.
Due Coca-Cola.
Mentre Dan va al bancone, vedo uno degli operai  un tipo tozzo, ma dall'aria amichevole  che
si trascina pesantemente fino al tavolo di Sid, con una pinta in mano.
Ti sfido, gli dice, sbattendo il bicchiere sul tavolo e facendo uscire met del contenuto.
Ma come sempre Sid si allontana, poi china la testa e la scuote lentamente. L'operaio alza le
spalle, riprende il bicchiere e guarda i colleghi, mentre senza dire una parola gli d dello svitato,
facendo girare un dito vicino alla tempia. Emma torna al tavolo con Sam e lo fa sedere vicino a lei. Io
prendo lo sgabello di legno traballante di fronte, su cui mi siedo con cautela.
Allora, di che cosa stavate parlando? chiedo.
Oh, lo sai, risponde Emma, mentre fa roteare la birra nel bicchiere con la disinvoltura di chi
ha detto addio alla sobriet gi da parecchio. Dei vecchi tempi
Mmm.
Mmm, mmm, ripete Sam.
Insieme con i drink, Dan ci porta anche tre sacchetti di patatine, che apre goffamente e poi
mette sul tavolo come si usa nei pub. Sam ne prende subito una manciata enorme.
Ehi, dico, sono per tutti!
Non c' problema, ribatte Dan.
Provo a imbastire una conversazione con Emma, cercando di farla parlare dei suoi progetti per
l'immediato futuro, ma  chiaro che non posso aspettarmi risposte sensate, e cos mi metto a guardare il
televisore lurido nell'angolo, che sta mostrando i risultati di calcio. Penso a Matt e Clare, e mi
domando come vadano le cose tra loro. In sottofondo sento Dan che prova a far parlare Sam. E penso
che a lui faccia bene.
Ehi, Sam, che passioni hai, adesso? Ti piacciono ancora gli aerei?
Sam annuisce, in imbarazzo, la bocca piena di patatine.
E i computer?
Annuisce ancora.
Pensi che farai il programmatore, da grande?
Il pilota o l'acchitetto, gli risponde. Tu che lavoro fai?
Alzo gli occhi, affascinato nel vedere che mio figlio sta facendo una domanda a una persona
senza che nessuno gliel'abbia suggerita, apparentemente interessato.  evidente che ho sbagliato per
otto anni, come se fossi stato perennemente ubriaco, per tutto questo tempo.
Disegno cose sul mio computer, progetto siti web, manifesti e riviste. A volte compongo anche
musica. Lavoro su un grande schermo.
 come costruire, nota Sam. Ma con forme piatte.
Esatto, gli dice Dan. Con sagome e colori. L'importante  sapere quali forme e quali colori
stanno meglio insieme.
Se metti vicini quelli sbagliati sono brutti da vedere.
Dan avanza sulla sedia.
Esatto! Il design consiste nel suscitare una reazione in chi osserva. Se usi le forme e i colori in
un certo modo, puoi far provare cose diverse alle persone in pratica, le parole e le foto sulla pagina
non contano.
Le parole non sono pi importanti delle forme, sono forme anche loro.
A volte guardo la citt dalla finestra, ed   come se fosse stata progettata male. Un caos.
Le persone sono forme e colori. Non lo sanno, ma  cos.
 vero!  esattamente cos! Tutto ruota intorno al design. Ogni singola persona  il modo in
cui si veste, in cui parla   una specie di layout.
Certe persone sono layout incasinati!
E con queste parole scoppiano a ridere tutti e due. Emma e io li fissiamo, e poi ci scambiamo
un'occhiata.
Che diavolo era? chiede lei.
Dan alza la mano, e Sam gli d subito il cinque, esaltato.
Alle nostre spalle, l'operaio che voleva giocare a scacchi  al jukebox, e sta osservando
avidamente i titoli datati. Mette una moneta e sceglie due pezzi. Sta tornando al suo tavolo, quando
partono le note di My Way di Frank Sinatra.
Ehi, io non ho scelto questa! si lagna con il titolare.
S, lo so, amico. Sono usciti tutti i dischi mentre lo riparavo, un paio d'anni fa. Adesso va a
fortuna  come premere Shuffle.
Gli operai si scambiano occhiate con dei sorrisetti compiaciuti, che nascondono a malapena. Al
ritorno dalla pausa pranzo, diranno a tutti di evitare questo localino strambo.
Quando attacca il primo verso della canzone, Dan decide di cantare con una ridicola voce
baritonale.
Regrets, I've had a few
Sam si tappa le orecchie con le mani, e poco dopo Emma lo imita seguita dallo stesso Dan,
che strappa una risata a Sam.
Ho ho tre rimpianti, biascica Dan. Emma alza lo sguardo, in modo quasi impercettibile.
Aver chiesto un N64 invece di una PlayStation, nel Natale del '96; non essere andato all'universit:
l'art college era per i segaioli; e non aver comprato una copia nuova di zecca dell'EP Drill dei
Radiohead, in vendita a cinquanta penny in un negozio gestito da un'associazione benefica. Stop.
Solleva la pinta e prende un lungo sorso di birra.
Alex? fa, dopo.
Che c'?
Rimpianti?
Non voglio affrontare l'argomento in questo momento, un sabato pomeriggio, con Sam accanto
a me e in compagnia di due ubriachi.
Oh Dio, Dan, quanto tempo hai?
Fino alla chiusura, direi.
Allora non  abbastanza. Emma?
Lei ondeggia, mentre ci pensa su. Sam si alza e va verso la slot machine vicino a Sid. Sono
concentrato, voglio sentire che cosa dir mia sorella.
Be', c' il dramma del Re Leone. Scrollo le spalle. La settimana in cui George mor,
mamma avrebbe dovuto portarmi a vederlo al cinema. C'erano gi stati tutti i miei amici, e non
facevano che parlarne. Non volevo sentirmi esclusa. Ma non ci andammo mai. E io non riuscii a
metterci una pietra sopra, non so perch. Mi arrabbiai da morire con la mamma. Rimpiango di essere
stata orribile, di essermi comportata da bambina viziata. E comunque non l'ho ancora visto.
D'un tratto sussulta, come se improvvisamente si fosse resa conto di aver detto troppo, e ride, in
imbarazzo.
E ehm aggiunge, pi allegra. Oh, rimpiango di non essere andata in Sudamerica
Brasile, Argentina, Per. Avrei voluto, ma non ce l'ho fatta. Dovrei, per. Dovrei proprio andarci.
Batte sul tavolo con la mano, e poi prende il telefono, teatrale.
Adesso cerco dei voli, dichiara. Fanculo.
Dici sul serio? le chiede Dan, con un tremolio nella voce.
Dietro i suoi occhi, noto qualcosa che non avevo mai visto: paura. Paura vera, che si fa vedere
per un attimo e poi viene abilmente soppressa. Sorride, mentre culla la sua pinta e finge di esaminarne
il contenuto. Guardo il telefono di Emma, e noto una chiamata persa. Conosco il numero.  quello della
mamma. Prima che abbia il tempo di fargliela notare, lei ha gi avviato il browser e sta digitando Voli
per il Brasile nel motore di ricerca.
Solo allora mi accorgo che sta succedendo qualcosa dall'altra parte della sala, una cosa che
trovo assolutamente incredibile. Ho bisogno che guardi anche qualcun altro, e che mi confermi che sta
succedendo davvero. Lancio un'occhiata penetrante a Dan, che sposta l'attenzione da Emma a me, e gli
indico l'angolo opposto del pub. Lui si gira lentamente, e osserva la scena, incredulo.
Sam  seduto al tavolo con Sid, e stanno giocando a scacchi.
Sono tutti e due in silenzio. Sid tiene gli occhi abbassati sul tavolo, Sam sta guardando fuori
dalla piccola finestra accanto a lui. Fanno le loro mosse in fretta, senza dire nulla, studiando a turno la
scacchiera.
Non siamo i soli ad averlo notato. Il barman  immobile, con una pinta e uno strofinaccio in
mano, e li guarda, ammutolito. E in questo momento, finalmente, noto una cosa di Sid: mentre riflette,
si batte con le dita sull'orecchio, con un movimento quasi ritmico. E Dio, capisco. So che cosa sta
succedendo, e sono sorpreso di non essermene reso conto prima.  autistico. Ma certo. Quell'abitudine
di tamburellare con le dita: ho letto di come le persone con disturbi dello spettro autistico spesso si
autostimolino, agitando le braccia, emettendo vocalizzi ripetitivi, o toccandosi il volto. Ho sempre
associato l'autismo ai bambini. Che stupidaggine. Questo poveretto sar stato stigmatizzato tutta la
vita. E, se ci ripenso, Jody e io ce la siamo presa a morte con le istituzioni scolastiche, che hanno
impiegato due anni a darci una diagnosi su Sam. Nessuno deve averla mai fatta a quest'uomo.
Ah, esclama Dan, alla fine. Vuole che qualcuno giochi con lui, ma non vuole che parli.
Posso comprenderlo, dice Emma.
La partita dura solo cinque minuti, pi o meno. Sid  troppo bravo. In venti mosse ha preso le
torri di Sam, un cavaliere e la regina. Alla fine, Sam sacrifica il re, e poi in silenzio rimettono tutti i
pezzi nelle posizioni di partenza. Sam si alza e torna da noi, prende una manciata di patatine e si siede.
Dan e io lo stiamo ancora fissando.
Be'? ci chiede con la bocca piena, la voce soffocata. Cosa c'?
Ok, dico. Andiamo a trovare Olivia.
Mentre torniamo all'appartamento, con il vento alle spalle che ci spinge delicatamente lungo il
marciapiedi bagnato e sdrucciolevole, Sam  allegro e ha voglia di chiacchierare. Lo vedo su di giri
come non mi capitava dall'Apocalisse di Minecraft.
Zietta Emma vuole riprendere l'aereo?
Cos pare.
Posso andare con lei?
No.
Perch no?
Perch non torner.
Perch va via?
Credo che qui si senta frustrata.
Anche tu ti senti frustrato, qui?
Ah! Ogni tanto.
E prenderai un aereo come lei?
No.
Perch?
Perch io ho te e la mamma, e mi manchereste.
Ci pensa su mentre svoltiamo nella via di Dan, e vede i complessi di appartamenti dall'aspetto
inquietante e artificiale, in posizione arretrata rispetto alla strada, ciascuno con un parcheggio regolare
di forma rettangolare. Mi rendo conto che i costruttori hanno semplicemente sostituito una zona
industriale alla precedente, anche se questi nuovi magazzini servono a raccogliere esseri umani,
anzich merci. All'improvviso, sento di dovermene andare da questo posto il prima possibile.
Perch Emma  tornata?
Mi ci vuole un momento per balzar fuori dalla mia modalit pensante, e per registrare la sua
domanda.
Che cosa vuoi dire?
Se le piace prendere gli aerei e stare in posti nuovi, perch  tornata?
Non lo so. Pensavo che volesse vedere la nonna, ma non si trattava di questo. Forse  tornata
per cercare qualcosa e, adesso che ha la risposta, pu ripartire.
Non capisco che cosa significhi.
Nemmeno io, Sam.
Arriviamo al condominio di Dan, scendiamo al parcheggio e saliamo sulla nostra vecchia
familiare, un'anomalia imbarazzante tra le luccicanti BMW, Audi, Mini Cooper, e la Porsche
fiammante di Dan. Accade lo stesso quando parcheggiamo di fronte a casa di Olivia, dietro la Range
Rover di famiglia, che domina imponente su di noi, quando scendiamo. Non posso fare a meno di
notare che non c' muffa attorno ai finestrini.
Non appena Sam suona il campanello, Olivia corre ad aprirgli.
Sam! urla. Vieni, entra!
Scompaiono dentro casa e, non conoscendo l'etichetta, percorro il breve sentiero fino al portone
di legno, e do un'occhiata all'interno.
Salve, fa Prudence dal corridoio, autoritaria come sempre, con un blazer di tweed verde e un
dolcevita. Prego, si accomodi!
Controvoglia, entro nel corridoio, supero la grande scala e una credenza di quercia che a casa
nostra sarebbe piena di chiavi, posta non aperta e tazze sporche, e che invece qui  immacolata e
accoglie soltanto due vasi dall'aspetto costoso. Il pavimento  di quercia laccata. Le pareti sono di un
classico verde oliva Farrow & Ball.
Gradisce una tazza di t?
Direi proprio di no. Voglio andarmene il prima possibile, senza rompere o rovesciare niente o,
peggio, senza dover parlare del pi e del meno con suo marito, un compositore di musica classica
laureatosi a Cambridge, che  stando alla descrizione di Jody  somiglia a Doc Brown di Ritorno al
futuro, solo che  ancora pi eccentrico. Sento correre al piano di sopra, e poi un rumore di bambini che
saltano su un letto.
No, la ringrazio. Anzi, dovrei andare, se per lei va bene.
S, sono sicura che non ci saranno problemi, mi dice, e nella sua voce mi pare di cogliere
sollievo. Perdoni il caos, abbiamo avuto i muratori, stiamo ampliando la cucina sul retro. Un
disastro.
Mi guardo intorno, e poi osservo il corridoio che va verso la cucina. Non vedo traccia di caos, o
della presenza di muratori.
E in quel preciso istante sento Sam che urla: NO, NON VOGLIO! e un grido acuto. Guardo
Prudence, che guarda me, il viso una grottesca maschera d'allarme. Faccio per salire, ma lei mi passa
davanti e un attimo dopo sta gi correndo su per le scale. Sul primo, in alto, c' il fratello di Olivia,
Harry.
Sam ha tirato il controller a Olivia.
E da una stanza esce la bambina, imbarazzata, una mano sulla testa. Quando la toglie, vedo una
striscia di sangue sui capelli biondi ben pettinati.
 tutto ok, mamma, dice, piano.
Olivia! esclama Prudence.
Sam! chiamo io.
Lui  in una stanza, quella di Olivia, a giudicare dalle bambole sparse sul pavimento, e dal
poster degli One Direction appeso a una parete. Ai piedi del grande letto di ferro battuto c' un
televisore a schermo piatto, con Minecraft. Sam  sul letto, raggomitolato, la braccia che avvolgono
protettive la testa.
Sam, che cosa diavolo hai fatto?
Voleva farmi giocare a Minecraft, ma io non voglio, non voglio! Perch LUI ha distrutto il
mio castello! E non  pi casa mia.
Non lo sto ascoltando. Lo tiro su di peso, lui tenta di aggrapparsi alle lenzuola, ma gliele
strappo di mano.
Vieni a chiedere scusa.
Lo trascino fuori dalla stanza, e vedo Olivia e sua madre nel bagno. Prudence le tiene un panno
bagnato sulla testa e intanto le accarezza i capelli.
Mi dispiace, dico. La bambina sta bene?
Ha un brutto taglio, risponde Prudence, con un tono accusatorio quasi infantile.
Chiedi scusa, ordino a Sam.
Ma lui si accasscia demoralizzato e comincia a piangere.
Ok, forse  meglio che lo porti a casa, dico.
No, fa Olivia.  stato un incidente. Non voleva colpirmi. No, mamma.
Ma Prudence alza gli occhi con una furia protettiva che non riesce a nascondere.
Credo sia meglio, s, dice, secca.
Andiamo. Una parte di me sa che anch'io dovrei mostrarmi protettivo con Sam. Ha scagliato
quel controller perch esasperato, credo; non intendeva colpirla. Ma sono stressato, arrabbiato e
imbarazzato, e invaso da un'ondata gorgogliante di adrenalina. Quel familiare turbine di emozioni
contrastanti. Il solito, vecchio scenario.
Cos, lo prendo per un braccio e me ne vado, un po' guidandolo, un po' trascinandolo gi dalle
scale, dietro di me. NON FAI CHE COMBINARE CASINI! CAZZO! urlo. Un urlo orribile,
violento. Fuori, il freddo mi investe, ma me ne accorgo a malapena. Mi concentro sulla macchina.
Spalanco la portiera del passeggero e faccio salire Sam, con la forza, poi la richiudo sbattendola e corro
dalla mia parte. Quando mi metto al volante, ancora furibondo, ancora pieno di cattiveria, lo guardo,
pronto a un altro sfogo furioso Invece, si ferma tutto. Lo vedo lottare con la cintura di sicurezza, le
mani che tremano mentre tira la cinghia che si  bloccata. E mi si spezza il cuore. Sono sommerso dal
senso di colpa, che come una piena travolge tutti i miei sensi.
Volevo almeno una visita che non finisse cos, dico, piano, quasi a me stesso. Soltanto una.
Lo capisci, Sam?
Ho fame.
Lo so, ma riesci a capire perch pap si arrabbia tanto?
Dov' la mamma?
Non lo so, Sam. Non lo so.
Quando arriviamo da Dan, parcheggio, e non appena spengo il motore mi volto, e gli metto una
mano sulla spalla. A volte sussulta, quando lo faccio, ma adesso no. Alza il braccio e mette la mano
sulla mia.
Scusa, gli dico. Mi dispiace, ho urlato e ho detto una parolaccia.
Hai detto quella con due zeta. Credo che sia la pi brutta. Pi brutta di cacca e pip.
Lo so, lo so. Mi dispiace. Ti voglio bene, Sam.
Rimaniamo l, in macchina, ancora un momento.
Ho fame, dice, ancora.
Capitolo 28
Quella notte, Sam resta a dormire con me, da Dan. Gli preparo un lettino sul pavimento, accanto
al mio, usando cuscini e sacchi a pelo, e piumoni. Per un po' mi sdraio con lui, e guardiamo la app dei
voli, seguendo rotte di aerei a caso intorno al globo terrestre.
Ehi,  arrivato il modulo di iscrizione per la gara di Minecraft, gli dico. Vuoi vederlo?
Una mossa pateticamente speranzosa: un tentativo in extremis di suscitare un minimo interesse
da parte sua. Lui scuote la testa e torna a guardare l'app.
La capacit massima per un Boeing 747  seicentosessanta persone, dice.
Forse non  il momento giusto. Forse ormai  andata.
L'indomani mattina lo riporto a casa, dove mi concedo un altro scambio tremendamente
imbarazzante e silenzioso con Jody. Temo che alla fine queste riconsegne diventeranno del tutto simili
a quelle che si vedono nei film di spionaggio hollywoodiani: ci incontreremo in parcheggi sotterranei, o
in remote case di campagna.
Hai il bambino?
S, sei venuta da sola?
S.
Hai portato i soldi in banconote non sequenziali?
Invece di tornare subito all'appartamento, decido di fare un giro. A quest'ora le strade sono
poco trafficate. Mi dirigo verso la grande rotonda di Bedminster Bridge, con la sua massa confusa di
corsie e uscite, e seguo il fiume. Supero la stazione di Temple Meads e proseguo verso Totterdown. C'
un pub dove venivamo io e Dan, con luci al neon e pavimenti di linoleum, ma con un fantastico
jukebox pieno di vecchi singoli punk e reggae. Adesso ci sono solo appartamenti. Mi viene da pensare
al caff  al nostro caff  che probabilmente presto andr incontro a un destino simile, inglobato
dall'insaziabile boom edilizio.
 sorprendente quanto poco controllo abbiamo sulle nostre vite, quando ci soffermiamo a
pensarci. In teoria, potrei continuare a guidare, tornare in citt, e poi prendere l'M32, l'M5, l'M6.
Potrei essere in Scozia, entro sera. Ma naturalmente non succeder. La famiglia, le responsabilit, la
paura, l'orribile realt del cibo nelle stazioni di servizio. La cosa pi semplice  accettare il tuo ruolo di
passeggero, e guardare il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. Gli anni passano come il traffico.
Decido di tornare verso Bedminster, attraverso le tortuose strade vittoriane, con le auto
parcheggiate su entrambi i lati che ti costringono ad avanzare a passo d'uomo, sperando di non
incrociare un veicolo che viaggia in senso contrario. Credo di aver bisogno di fare qualcosa di decisivo.
Qualunque cosa. Do un'occhiata al cellulare sul sedile accanto a me, e vedo un'altra chiamata persa da
parte di mia madre. E capisco. Capisco che cosa devo fare. Devo farle riavvicinare. Devo invitare la
mamma a Bristol, metterle nella stessa stanza e costringerle a parlarsi per chiarire quello che va
chiarito. Una volta per tutte. Forse almeno questo posso sistemarlo, se non altro.
Tornato all'appartamento, trovo Emma sul divano con un iPad sulle ginocchia, la musica
sparata a tutto volume dalle casse Bluetooth di Dan. Non appena si accorge di me, salta sul
telecomando e abbassa quel frastuono, per poi spegnere del tutto. Sul pavimento ci sono mucchi di
vestiti, apparentemente divisi per tipo: gonne, jeans, top, vestiti. Sembra quasi che l'abbia sorpresa a
fare qualcosa che non avrei dovuto vedere.
Ciao, Alex, mi saluta. Come va? Che cosa combini?
Ho portato a casa Sam, e poi sono andato un po' in giro in macchina, le dico, cercando di
valutare il suo umore.
Oh, bello.
C' una strana atmosfera. Sento il ronzio del frigorifero, il rumore distante del televisore di un
altro appartamento, da qualche parte sopra di noi.
Stavo pensando, continuo. Magari potrei invitare la mamma a Bristol, non so, per
Capodanno trovarle un bell'albergo, farle visitare di nuovo la citt. Cos forse avreste un po' di
tempo per parlare.
Oh.
Che c'?
Alex
La porta d'ingresso si apre e si chiude.  Dan, che indossa un parka enorme e un paio di jeans
attillati, e ha una borsa piena di provviste per la colazione.
Appena in tempo, amico, dice. Panini al bacon e t.
Ma non lo sto ascoltando.
Allora, Emma? chiedo ancora. Che cosa c'?
Dan rimane sulla soglia del soggiorno, senza sapere che cosa fare, e capisce al volo di averci
sorpreso in una situazione piuttosto insolita.
Ho prenotato un volo per Rio, dice Emma. Parto fra tre settimane. Poi andr in Per, e da l
in Messico. E poi non lo so.
Parti? La voce di Dan  quasi infantile.  scioccato, non riesce a capire.
S. Mi dispiace, avrei dovuto dirvelo. Non sento di appartenere a questa citt.
Perch ci hai provato soltanto per tre mesi, le dico.
Alex
Emma, ma che diavolo?
Dan posa il sacchetto sul piano di lavoro della cucina e lentamente si toglie la giacca. D
un'occhiata alla stanza come se avesse perso qualcosa, e poi se ne va.
E mamma? Non pensi che perlomeno dovresti vederla?
Perch, Alex?
Perch? Perch le hai parlato a malapena negli ultimi otto anni! Non conta l'aver messo Mi
piace' alle sue foto su Facebook!
Lo so! Questo lo so! Ma non me la sento di affrontarla.
Si gira, senza alzarsi dal divano, e guarda fuori dalla finestra. Un altro modo di fuggire. Faccio
un passo avanti e mi metto proprio accanto a lei.
Emma, che accidenti sta succedendo? Perch non vuoi parlarle? Perch non vuoi vederla?
All'improvviso si volta di nuovo verso di me, il viso rosso, un lampo di rabbia negli occhi. O
forse  dolore?
Perch mi  successa una cosa, Alex! Cerca di calmarsi, di tornare a essere composta come
sempre, e poi ricomincia. L'anno scorso ho conosciuto questo tizio.  stata una storiella, niente di
serio. Ma da stupidi non abbiamo preso alcuna precauzione e, ovviamente, ho avuto un ritardo e poi
il ritardo  diventato importante. Ho fatto un test di gravidanza e merda non sapevo che cosa fare.
Ho vissuto in una specie di torpore per due settimane, non sapevo cosa pensare, cosa fare Ma alla
fine non sono stata io a dover prendere quella decisione. Ho avuto un aborto. Avrebbe dovuto essere un
enorme sollievo. Voglio dire, vivevo in un bungalow sulla spiaggia, santo Dio. Sono andata in ospedale
a fare un controllo, e ho detto ai medici che era meglio cos, e che stavo bene. Ma poi sono tornata a
casa e ho pianto per due giorni. Volevo soltanto la mamma. Volevo che la mia mamma si prendesse
cura di me. Ho ripensato a tutto quello che aveva dovuto passare e mi sono sentita malissimo per
essermene andata. Ero stata una tale egoista. Non avevo la minima idea di cosa fare riguardo a tutto.
Dovevo tornare a casa, vederla, scusarmi con lei per essere scomparsa e per averle reso le cose pi
difficili. Ma adesso che sono qui non ce la faccio.
Perch no? Lei capir. Non sar arrabbiata con te per il fatto che non sei tornata pi spesso.
Oh Alex, non si tratta di questo.
E qual  il problema, allora? Perch  cos difficile?
Perch so che cosa succeder. Chiacchiereremo, tutte e due in imbarazzo, e gireremo attorno
alle questioni senza affrontarle, come abbiamo fatto per venti fottutissimi anni! Voglio che lei parli con
me! Ma nessuno parla mai di niente, in questa famiglia, o in quello che ne  rimasto, dannazione.
Con ci, si alza e va verso la porta d'ingresso, proprio mentre Dan sta arrivando dal corridoio
 evidente che ha sentito tutto. Davanti a quell'ostacolo, ha un'espressione di orrore e di sorpresa, come
se fosse finito per errore in una retata della Polizia. Lui non sa se spostarsi o fermarla, muove le labbra
come per parlare, ma non esce niente. Invece, si fa da parte senza dire niente, per farla passare e poi
si volta ancora.
Nessuno dice mai niente! grida.
Scuote la testa e apre la porta come una furia, richiudendola con una violenza tale che l'intero
edificio sembra tremare.
Dan e io restiamo immobili, ci fissiamo con gli occhi sgranati.
Ha avuto un aborto, gli dico, scuotendo il capo. Ha avuto una vita di cui noi non sappiamo
niente.
Mi lascio cadere sul divano. Arriva Dan e fa lo stesso. Restiamo cos per parecchio tempo.
Avrei dovuto dirle quello che provavo che provo, fa lui a un certo punto. Sono un tale
coglione. Le scrissi una lettera prima che andasse via la prima volta. Rimasi alzato tutta la notte e le
scrissi una lettera al computer, in cui le chiedevo di non partire. Tutto quello che non riuscivo a dirle in
faccia. Non volevo che ridesse di me. Cos misi il mio cuore in quelle parole feci addirittura il
controllo ortografico. Poi la stampai, la misi in una busta e vi appiccicai un francobollo. Ma non gliela
spedii. Pensai che, con tutto quello che stava accadendo nella sua vita, non fosse una cosa importante.
Che diritto avevo di dirle come mi sentivo? Cos' che contava davvero? E adesso  lo stesso.
Mi giro a guardarlo, lentamente.
Contava, idiota, gli dico. E conta ancora. Se c' qualcuno che pu riuscire ad arrivare al suo
cuore, quello sei tu. Ges, dobbiamo smetterla di essere passeggeri, in questa vita. Dobbiamo non lo
so dobbiamo tirar fuori il pilota, mollargli un pugno in faccia e rubargli l'auto.
Ci pensa su un secondo, poi mi mette un braccio intorno alle spalle.
Avrei dovuto impedirti di giocare a Grand Theft Auto, dice.
Capitolo 29
Ormai fa gi buio quando vado a prendere Sam a scuola. Lungo la strada non parliamo molto;
senza Minecraft, sono costretto a ricorrere ai vecchi trucchetti conversazionali  Com' stata la tua
giornata?  successo qualcosa? Sono stati tutti gentili?  che lui ignora o mi restituisce. So che
Sam reagisce ai nostri stati d'animo, che diventa nervoso e pi distaccato anche quando non capisce
che cosa sta succedendo; anzi, soprattutto quando non capisce che cosa sta succedendo. A volte, dopo
la diagnosi, mi sono domandato se per caso non abbia anch'io un disturbo dello spettro autistico: forse
 per questo che non sono mai riuscito ad affrontare la storia di George, o qualunque altra cosa che ci
abbia a che fare. Arriviamo a casa e saliamo stancamente in camera sua, dove ci sediamo sul suo letto
distanti e depressi.
Ma d'un tratto mi rendo conto di non essere pronto a fare retromarcia. No, non mi accontento.
Tutte le ore passate insieme dentro quel gioco, a vivere la stessa avventura, devono pur aver significato
qualcosa. Ci hanno cambiati. Adesso so qualcosa di lui, qualcosa che  vero, e importante. Sam  un
bambino intelligente, creativo e pieno di risorse. Abbiamo fatto troppa strada per scivolare di nuovo
nella vecchia routine.
Cos prendo il controller dell'Xbox dal pavimento e accendo la console. Forse non posso
convincerlo a dedicarsi a un nuovo progetto, ma credo che, mettendomi a giocare davanti a lui,
possessivo com' nei confronti delle sue cose, finir per mostrare un po' di interesse.
Il gioco si sta caricando. Trovo il Mondo di Sam e pap sul menu e lo seleziono. Mentre l'hard
drive ronza all'interno della macchina, ricordo il giorno in cui abbiamo creato il file, questo intero
universo ricordo quant'eravamo eccitati, e connessi. Alzo gli occhi, ma lui  nascosto dietro un
grosso libro con la copertina rigida, e cos mi volto a guardare lo schermo mentre dentro di me sento
crescere una nuova determinazione.
 tutto ingannevolmente calmo. Le note del pianoforte, lente e decise, creano un'atmosfera
pacifica. Il sole  alto nel cielo, lungo la cresta delle colline vedo delle pecore che si radunano in
piccoli greggi. Di fronte a me ci sono le rovine del castello, pi patetiche che mai, le fondamenta
frastagliate quasi scomparse in mezzo all'erba, come quelle di qualche antica abbazia. Potrei provare a
ricostruirlo, ma ci vorrebbero troppe ore, ed  chiaro che il punto non  l'edificio in s. Che altro posso
tentare?
E poi, mentre raggiungo la base del muro anteriore per controllare il vecchio forziere con il
tesoro, sullo schermo appare un messaggio. Olivia si  unita alla partita. All'inizio non riesco a vederla,
ma poi arriva da dietro un boschetto di alberi rovinati. Non ho le cuffie, quindi la sua voce risuona forte
e chiara dalle casse del televisore.
Sam?
Mi volto di nuovo a guardarlo, concedendomi una piccola scintilla di speranza, ma ancora non
sento nessuna risposta. Alzo le spalle e mi giro.
No. Sono il suo pap. Ciao, Olivia.
Oh, salve.
Mi supera e raggiunge le rovine, che studia in ogni direzione, quasi stesse conducendo una
perizia informale.
Sam  l?
S, ma sta leggendo un libro.
Sono secoli che lo aspettiamo.
Oh, che peccato. Credo che non gli vada pi di giocare.
Vogliamo che sappia che ci dispiace.
Lo so,  molto gentile da parte vostra. Sa che non  stata colpa vostra. Ma glielo riferir.
No. Non vogliamo dirglielo, vogliamo dimostrarglielo.
E poi vedo apparire un altro nome sullo schermo, il nome di un ragazzo. Ovviamente lo vedo
arrivare dallo stesso posto da cui  arrivata Olivia. Ha un outfit curioso, sembra il costume di un
supereroe. Mi guarda, mi rivolge un cenno e poi va verso Olivia, deciso. Sento delle chiacchiere;
sembrano distanti, come se stessero facendo conversazione lontano da qui, e come se io non dovessi
sentire.
 mio fratello, Harry, mi spiega finalmente Olivia.
Harry si allontana, mi supera e si dirige verso le montagne, con il piccone in mano. E intanto
Olivia prende quel che resta delle recinzioni che delimitavano i nostri campi.
Che cosa state facendo? chiedo.
Pulizia. Aspetti.
Altre voci, molto basse, in lontananza. La conversazione  eterea, quasi spettrale. Mi domando
se stia parlando con sua madre o con suo padre; o forse  annoiata e si sta preparando ad andarsene.
Harry non si vede da nessuna parte. Stanco e frustrato sto per spegnere, quando sullo schermo
compaiono due messaggi: BatBOY03  entrato nel gioco. PoTTer45  entrato nel gioco. E poi altri
due nomi, forse tre, che compaiono e scompaiono troppo rapidamente. Indietreggio, rispetto al castello:
non so che cosa fare e non so che cosa stia succedendo. E poi li vedo uscire dagli alberi, una piccola
banda di personaggi dai vestiti vivaci che sembrano spuntati da un cartone animato della Disney, tutti
armati di piccone, alcuni diretti alle montagne, molti alla spiaggia oltre il castello.
Che cosa sta succedendo? chiedo.
Nessuna risposta. Sam  ancora seppellito nel suo libro, anche se noto che non sta girando le
pagine. Ha sentito le notifiche; sa che adesso ci sono diversi bambini. Sento crescere la rabbia: come
hanno potuto? Faccio per prendere il telefono, con l'intenzione di chiamare i genitori di Olivia per
sapere perch diavolo non stanno controllando i loro figli.
Ma un attimo dopo li vedo tornare dalla parete di roccia nuda e dalla riva. C' una pausa, e si
radunano. La musica si leva gentile, poi cresce d'intensit in un turbine d'archi.
Bene, dice il fratello di Olivia. Mettiamoci al lavoro.
E un attimo dopo sono tutti in attivit. Si spostano per le rovine, in ogni direzione, come una
squadra perfettamente sincronizzata.
Una squadra edile.
Cominciano ad apparire i blocchi, in file ordinate, a tracciare il perimetro originale del vecchio
castello. La stessa combinazione di ciottoli e arenaria, strato su strato; lavorano con rapidit, ma con
accuratezza, per un risultato fatto ad arte. I vari personaggi saltano sui muri e aggiungono blocco su
blocco, un alveare di api operose, quasi silenziose ma in simbiosi, perfettamente accordate.
Sam, dico, piano.
E sotto di loro, davanti all'entrata, Olivia sta ricostruendo la fattoria, posa le recinzioni,
aggiunge i cancelli, e i campi hanno tutti le stesse dimensioni, quelle corrette che Sam aveva stabilito e
rispettato cos diligentemente.
Sam.
Tra i muri adesso si cominciano a intravedere i pavimenti di quercia, che si formano da punti
diversi, e si allargano attraverso lo scheletro sempre pi solido dell'edificio. Le finestre non ci sono
ancora, ma i costruttori hanno indovinato dove dovrebbero trovarsi, e lasciano gli spazi.
Non so che forma hanno, dice una voce.
Lasciale indietro, per adesso, risponde un'altra. Sam lo sapr senz'altro.
 questo ad attirare finalmente la sua attenzione: sentire un altro giocatore che fa il suo nome.
Posa il libro sul letto e guarda lo schermo strizzando le palpebre, all'inizio senza comprendere che cosa
sta succedendo. Si avvicina, e si strofina gli occhi.
Si vedono le torri. Una per ogni angolo. Un po' pi alte del tetto principale. Non sono proprio
esatte, quelle di prima erano pi larghe di un blocco, ma ci vanno vicino abbastanza perch Sam
intuisca le loro intenzioni.
Lo stanno ricostruendo, dico. Stanno riparando tutto.
Sam? lo chiama Harry. Sam, ci sei?
Gli passo le cuffie. Lui alza la mano e, timidamente, le prende e accosta il microfono alle
labbra.
Non non  proprio esatto, dice. Le torri sono larghe otto blocchi. Otto.
Scusa. Jay, stupido, le torri sono larghe otto blocchi.
Subito un personaggio torna alle torri e comincia ad aggiungere i blocchi, sagomandoli di
nuovo. Fuori, Olivia sta gi lavorando alla stalla, di cui sta tirando su i muri in pietra grezza. Senza dire
niente, Sam mi toglie delicatamente il controller dalle mani e va vicino allo schermo. Va da Olivia.
Non mi ricordo fa lei.
Larghi dieci, alti otto, le dice. Ti aiuto.
E, dannazione, sto sorridendo sto sorridendo come un bambino mentre lo guardo andare al
muro e darle una mano a ricostruirlo. La musica cresce di nuovo, si innalza, risonante ed emozionante,
e io mi mordo il labbro. Metto una mano sulla spalla di Sam e lo guardo al lavoro, gi concentrato. E
intanto gli altri bambini costruiscono attorno a lui, e il castello si innalza verso il cielo blu e vuoto.
Abbiamo bisogno del tuo aiuto, gli dice qualcuno.
Io lo so dove andavano le finestre, fa lui. Posso farvelo vedere.
S, grazie. Grazie, Sam.
E un attimo dopo  in cima ai bastioni a dirigere i costruttori. Le finestre devono essere a forma
di croce, tre per ciascun piano. Un'ora dopo  forse  passato pi tempo, non lo so  il castello  quasi
completo: Sam l'ha prima costruito, e poi ricostruito con delle altre persone. Uno degli altri bambini ha
cominciato a seminare il frumento. Presto potranno usarlo per radunare bestiame e pecore. E la fattoria
torner a vivere.
A vivere.
Sam ride e chiacchiera con gli altri. A volte le sue parole sono incomprensibili, a volte si
perdono o si ripetono. Ma nessuno lo corregge. Lo capiscono. Erano venuti per rimediare a un torto, ma
adesso  chiaro che stanno anche imparando qualcosa. Sam costruisce una fornace e comincia a fondere
il vetro, mostra loro il forziere nascosto e dice che possono appendere dei quadri e costruire una
biblioteca con un tavolo per incantesimi al centro, che servir a conferire poteri magici ad armi e ad
armature. E che possono usare l'arenaria per fabbricare porte scorrevoli e stanze nascoste. Ha letto tutto
sui libri e sulle riviste che sono sparse su tutto il pavimento; nella guida che gli avevo comprato tempo
fa.
Quando hanno finito, tutti i bambini si allontanano dal castello per ammirarlo.  anche meglio,
adesso, con muri di sassi sotto le recinzioni di legno per renderle pi alte, e con un nuovo imponente
ingresso ad arco. Dentro, hanno costruito letti a baldacchino, lampadari a bracci ed enormi camini. Per
un po' chiacchierano dei progetti futuri, come un branco di vecchi e noiosi architetti.
Abbiamo un piano, dice qualcuno. Hai sentito parlare dell'Ender Dragon?
S! esclama Sam, eccitato ed emozionato. Vive nell'area di fine gioco.  molto difficile
arrivarci. Sta in una grande caverna.
Lo sconfiggeremo. Vuoi unirti a noi? gli chiede Olivia. Devi, sei il migliore.
S, per favore, Sam. Vieni con noi.
Avremo bisogno di archi e frecce, ragiona lui, lentamente. Di diamanti e di un sacco di ferro
per le armature.
S, fa un coro di voci. S.
Preso dall'eccitazione, da quel ronzio infantile che parla di avventura, do un colpetto a Sam.
E dai, ce la possiamo fare, Sam. Ho letto del Nether, della necessit di procurarsi gli
ingredienti giusti e di seguire l'Ender Pearl fino alla fine. Posso estrarre l'ossidiana che ci serve, e
tu
Mi posa una mano sul ginocchio, con delicatezza. All'inizio penso che voglia accettare, che
voglia farmi entrare, ma poi  in un momento scioccante di incredulit  mi rendo conto che si tratta di
un gesto conciliante.
 tutto ok, pap. Grazie.
Facciamo una riunione nel salone, propone Olivia.
S! l'appoggia un altro.
E con ci i bambini si destano dal riposo, corrono per il castello, su per una rampa nuova di
gradini di pietra lisci, ed entrano in una stanza illuminata da file di torce fiammeggianti. Ma io mi sento
lontano, come se la porta si fosse chiusa. Sam continua a borbottare nelle cuffie, solo con il suo clan di
aiutanti, il suo nuovo esercito. Lentamente, io mi alzo dal letto e mi fermo, aspettando che mi dica:
Non andare, ho bisogno di te. Perch ricordo, e non potr mai scordarlo, che sono rimasto seduto con
lui sera dopo sera, che abbiamo costruito questo castello insieme, e che qualche volta mi sono sdraiato
sul suo letto accanto a lui per leggere il libro di Minecraft, e per pianificare le nostre avventure.
Quando Matt e io parlavamo della paternit, lui diceva sempre che, crescendo, i figli si
allontano da te in modo silenzioso, graduale, al punto che quasi non te ne accorgi, e poi un bel giorno
diventano delle persone autonome e non si appoggiano pi a te. Jody e io non abbiamo mai saputo dire
fino a che punto sarebbe stato vero per Sam.
Ma in questo mondo che abbiamo creato, mentre scende la notte, lo vedo accadere. Ed  una
cosa talmente strana e improvvisa  come se le dita di un bambino lasciassero le tue, e poi fossero
finalmente libere, e tra di voi ci fosse l'aria. Ed  cos che funziona.  quello che speri accada, e che
speri di saper affrontare. I figli bisogna lasciarli andare.
Ricordo quando una volta la mamma port George e me in un grande parco divertimenti, non so
bene dove, forse eravamo andati a trovare dei parenti. Lei era seduta su una panchina a leggere una
rivista, e George  seguito come sempre dal sottoscritto  corse a una struttura per arrampicarsi. Ci
lasciammo penzolare dalle barre. Uno dei due tentava di rimanere attaccato il pi a lungo possibile
mentre l'altro lo tirava per le gambe. Continuavamo a cadere e finivamo in un mucchio contorto di
membra, ridendo a crepapelle. Poi decidemmo di giocare a nascondino, cos mi appesi a una barra con
gli occhi chiusi e cominciai a contare, mentre George andava a nascondersi.
Quando li riaprii rimasti sbigottito, trovandomi davanti tre ragazzini pi grossi di me, con i
capelli rasati da skinhead, cos pensai, e le facce grassocce che venivano verso di me, con intenzioni
poco simpatiche. Quasi subito uno mi moll un pugno nello stomaco e io caddi facendoli ridere tutti e
tre. Poi un altro tir indietro una gamba, preparandosi a mollarmi un calcio, e io mi presi la testa tra le
mani e mi raggomitolai. Il calcio non arriv mai. Invece sentii un rumore, come di uno schiaffo, e
quando mi azzardai a guardare vidi George che stava prendendo a pugni il tizio che mi aveva colpito.
Mio fratello faceva paura: aveva il viso contorto per la rabbia. Continuava a colpire, ancora e ancora, la
saliva che formava delle bolle tra le labbra scostate in un ringhio. Gli altri se la filarono, abbandonando
l'amico al pestaggio, ma in quel momento la mamma alz lo sguardo dalla panchina e vide George che
aggrediva la vittima che si stava facendo piccina piccina.
Smettila! gli url. Smettila subito!
E, quando George la guard, l'ultimo bambino afferr l'opportunit al volo e si allontan,
zoppicando e frignando.
La mamma pass dieci minuti a sgridare George, e a dirgli che i bambini non dovevano tentare
di risolvere certe cose senza un adulto. Ma mentre urlava e lo rimproverava, io andai a mettermi
accanto a mio fratello, il pi vicino possibile, e dietro la schiena gli presi la mano. Ci scambiammo
un'occhiata, e d'un tratto capimmo: capimmo una cosa molto importante. Che lei era la mamma, che le
volevamo bene, e che le avremmo sempre dato retta. Ma che ci sarebbero stati momenti, momenti
come quello, in cui ce la saremmo dovuti sbrigare da soli.
E adesso mi rendo conto anche di un'altra cosa: di una cosa talmente ovvia che potrei mettermi
a ridere. Il motivo per cui era tanto turbata era che lo sapeva anche lei.
Capitolo 30
Qualche giorno dopo mi sento ancora messo in disparte, a causa di questa nuova indipendenza
di Sam (Sei triste perch tuo figlio gioca a un videogame con dei bambini della sua et? mi ha
chiesto Dan, incredulo. Ma cosa c' che non va, in te?). Vado a prenderlo all'uscita da scuola, e lo
porto al caff. Il cielo  una massa fredda e bianca, qualche chiazza di gelo turbina nell'aria.
Camminiamo mano nella mano, passando in mezzo agli altri genitori e ai bambini che raccontano la
loro giornata a scuola. Decido di chiedere anche a Sam com' andata, aspettandomi la solita risposta a
monosillabi.
Com' andata a scuola, Sam?
Ok. Ben mi ha colpito a una gamba con il righello. Ma l'ho detto al maestro. Ho fatto la spia e
il maestro l'ha spostato. Adesso c' Gracie vicino a me.
Bene. Hai fatto la cosa giusta. Ottimo.
Adesso ho degli amici. Come Olivia. So cosa fanno gli amici. Sono gentili.
Esatto. Gli amici sono gentili.
Quando arriviamo al caff posso prendere un latte schiumato?
Certo, ma a scuola  successo qualcos'altro? C' stata qualche lezione che ti  piaciuta in
particolare?
So come fare una leva per le porte che funziona davvero.
Stai parlando della scuola o di Minecraft?
Minecraft.
Ok, questo non conta. Complimenti comunque.
Un passetto alla volta, mi dico. Un passetto alla volta.
Quando arriviamo al nostro caff, sopra la pesante porta a vetri c' gi l'insegna Affittasi. Ci
sono dei genitori con bambini che indossano la divisa della loro scuola; c' quel tizio con sciarpa e
giacca di velluto a coste che vediamo sempre; una coppia di giovani seduti, in silenzio, concentrati sui
display dei loro smartphone. Il barista preferito di Sam  dietro il bancone e sta picchiando la macchina
del caff come se fosse un televisore inaffidabile. Ci vede e ci sorride, salutando Sam con la mano.
Il solito? ci chiede.
Sam fa s con la testa, felice. So fare una leva per le porte, annuncia.
Mentre raggiungiamo la parte posteriore del locale, scorgo un volto familiare, e per un attimo
mi paralizzo.  Isobel, seduta su una poltrona malconcia; Jamie  sdraiato a faccia in gi sul tavolino di
fronte a lei e sta spingendo una macchinina sul pavimento. Oh Dio, che imbarazzo. Ho un flashback di
quella serata al circolo: l'eccitazione, il bacio, io che me la filo dalla porta come un idiota. Mi sento
arrossire per l'imbarazzo, ma mentre penso di svignarmela Sam mi strattona per un braccio e la indica.
Guarda, pap, c' la tua amica, grida.
Isobel alza lo sguardo e, senza indugi, ci sorride e ci fa segno di unirci a loro. Mi sento come il
proverbiale coniglio davanti ai fari di un'automobile. Un coniglio particolarmente codardo che ha
piantato in asso una coniglietta e non le ha mai spiegato il perch. Ma in qualche modo riesco ad
avvicinarmi, pieno di sensi di colpa, mentre Sam sale sul tavolo con Jamie. Lei indossa un altro dei
suoi bei vestiti vintage, questo con una gonna vaporosa di un blu profondo e scintillante.
Ciao, saluta, e il tono  sinceramente amichevole. Come stai?
Bene, dico, biascicando le parole, mentre prendo la sedia di fronte.
Non so come gestire la situazione e, a dire il vero, non so nemmeno quale sia la situazione.
Fingiamo entrambi che non sia successo niente? Non so nemmeno se lei se lo ricordi.
Non ti sei pi fatto vivo, dopo la serata anni '60.
Ah s, se lo ricorda.
No. Io ehm scusa.
Guardo Sam, cauto, ma lui  impegnato a cercare di liberare la macchinina dalle mani di Jamie.
Gli occhi di Isobel seguono i miei e, quando mi volto a guardarla, noto un sorrisetto indulgente sulle
sue labbra.
Tranquillo. Capisco.  accaduto tutto un po' velocemente, no?
Nella mia testa, mi dico: Non dirle Non  per te, la colpa  mia'. Non glielo dire.
Non  per te, la colpa  mia. L'ho detto, dannazione. Cio scusa,  un tale clich.
Sam e Jamie si stanno rotolando sul pavimento avvinghiati in un abbraccio amichevole, o forse
in una morsa feroce, ma sto cercando di ignorarli. Quando carambolano dalla mia parte alzo i piedi cos
che possano passare sotto, non ostacolati.
Almeno avresti potuto chiamare, mi ammonisce. Mi sono sentita una stupida.
Lo so. Io ero in imbarazzo. E stupefatto, e grato del tuo invito, e confuso.  una combinazione
di sentimenti che non provavo da tempo.
Possiamo essere amici, mi propone. Ci servir come esperienza.
Sei molto comprensiva. Io mi sono comportato da idiota.
S,  vero. Ma sembra che mio figlio si trovi bene con il tuo, quindi cerchiamo di essere
adulti.
Arriva il barista con le nostre ordinazioni, e Sam si tira su dal pavimento per balzare sul divano
accanto a me, gi pregustandosi il suo latte e il dolce.
Ecco qui, monsieur, fa il barista, mettendogli davanti il suo drink. Potrebbe essere l'ultimo
che bevi qui da noi.
Chiuderete a breve? chiedo.
Questa  l'ultima settimana. Non hanno ancora trovato chi l'affitti, ma noi ce ne andiamo
comunque.
 un vero peccato.
S,  un posto carino. Impari a conoscere tutti. Vedi cominciare relazioni, famiglie che si
allargano. Bambini che giocano e
Abbassa gli occhi su Jamie e Sam che si colpiscono alla testa con action figure. Fa tutto
parte di questo lavoro. Non  uno di quei caff trendy in centro, dove la gente entra di corsa, ordina un
mokaccino con latte scremato e corre fuori. Abbiamo clienti che passano qui tutta la giornata. Non ci
sono molti locali in cui puoi ancora farlo.
Non hai pensato di prenderlo tu? Sei bravo, gli suggerisco.
Ah, no. Mi ero trovato questo lavoro da fare durante gli studi. Dopo la laurea avrei cambiato.
E credo che per allora qui ci saranno appartamenti di lusso, come sta succedendo un po' dappertutto.
No, non dire cos, fa Isobel. Questo  l'unico posto in cui Jamie riesce a essere rilassato.
Jamie sta saltando su e gi su una poltrona, mentre lancia pezzi degli scacchi contro la finestra.
Ehi, forse dovrebbe prenderlo uno di voi due, fa il barista. Trascorrete pi ore in questo
posto del resto dello staff.
Questa s che  un'idea grandiosa, concorda Isobel, che per intanto si gira verso di me.
Dovresti proprio prenderlo tu!
Cosa? No! Non so niente su come si gestisce una caffetteria. Farei saltare in aria la macchina
del caff.
Sono indistruttibili, mi dice il barista. Mandare avanti un locale come questo  piuttosto
semplice, stando al titolare a patto che tu sia disposto a fare orari che non ti permettono di avere una
vita sociale, e a piangere sui bilanci.
Mmm, sembra il lavoro giusto per me, commento.
Onestamente, interviene Isobel, questo quartiere ha bisogno di una caffetteria come si deve.
Stanno arrivando tutte quelle grandi catene, o quei posti freddi e asettici in cui devi avere una laurea in
caff per ordinare qualunque cosa e poi ti guardano in modo strano se chiedi dello zucchero. O dei
biscotti da inzuppare.
Be', non lo so
Tu che ne pensi? chiede il barista a Sam. Il tuo pap sarebbe in grado di gestire un caff?
S! esclama Sam. Potremmo mettere un'Xbox e potrebbero giocarci tutti. Prima io, per.
Lo vedi? fa Isobel.  un progetto. Voglio dire, io m'intendo di vendita al dettaglio, e potrei
darti una mano. Quando presi il negozio, avevo una lista di pro e contro, e questi ultimi erano mooolto
pi numerosi: l'elenco proseguiva su un altro foglio! Ma poi immaginai una stanza piena di splendidi
abiti vintage, un vecchio pezzo rock'n'roll sul grammofono, poster di film alle pareti. Desideravo cos
tanto un posto del genere.  dura, ma l'avrei rimpianto tutta la vita se non l'avessi fatto.
Ma  proprio questo il punto. Tu hai inseguito una passione, io non sono sicuro di averne una.
Oh, s che ce l'hai. Una persona che non prova passione non bacia in quel modo.
Mi sento arrossire, e d'istinto mi guardo intorno, guardo Sam.
 tutto ok, dice.  al tavolo in fondo con Jamie, stanno duellando con dei quotidiani
arrotolati.
Certo. Ti chiedo scusa di nuovo.
Lascia stare, razza di stupidone. Il punto  che ce l'hai, dentro di te. Sai quanto  importante
questo posto per Sam, per Jamie e per me. La gente ha bisogno di un locale in cui andare che non sia la
casa, il posto di lavoro, e che non sia di propriet di una forte corporazione che vuole trattarla come si
trattano le bestie. Lo capisci, vero? Faresti sentire le persone benvolute. E ne hanno bisogno
soprattutto quelle strambe come noi. Ti serve solo un po' di aiuto, qualcuno che abbia un po' di
esperienza nella somministrazione di cibi e bevande.
E mio malgrado penso a Clare. Clare lavorava in questo settore. Ma abbandono subito l'idea, in
parte perch tutta questa conversazione  ridicola, in parte perch Matt e Clare ancora non hanno
ripreso a parlarmi. Un altro rapporto rovinato che in qualche modo devo rattoppare. Ho gi un lavoro a
tempo pieno, al momento.
Cos continuo a chiacchierare con Isobel, mentre i bambini ci girano intorno, inseguendosi. Le
dico di Minecraft e del torneo; dell'idea iniziale di partecipare, anche se probabilmente non se ne far
nulla, nonostante il castello sia stato ricostruito, e lui sembri essersi riappassionato al gioco. Ho provato
ad affrontare l'argomento un paio di volte, ma lui si limita ad alzare le spalle. Isobel mi parla del
negozio e delle serate al circolo. In qualche modo, lasciamo che la nostra scappatella sbiadisca sullo
sfondo. Ma il pensiero delle sue labbra sulle mie mi accompagna per tutto il pomeriggio. E a quel
ricordo si intreccia il dolore sordo della colpa. Anche se so di Jody e Richard, trovo quel bacio del tutto
ingiustificabile, e so perch. Perch non lo sto affatto dimenticando.
Restiamo seduti per qualche minuto a guardare Sam e Jamie, stravaccati sul pavimento,
impegnati a far scontrare due macchinine, ancora e ancora, con una ferocia sempre maggiore, fino a
quando non scatta la violenza e non cominciano a picchiarsi. L'umore  cambiato.
Ok, ok, bambini, intervengo. Sam, credo sia ora di portarti a casa da mamma.
S, vieni anche tu Jamie, fa Isobel. Non rovinare un altro pomeriggio facendoci arrestare per
aggressione con un letale camion Hot Wheels.
Tutti e quattro insieme, andiamo al bancone a pagare il conto.
Buttati. Prendi in gestione il caff, mi dice il barista.
Potremmo venire a vivere qui, fa Sam.
Basta voi due! mi lagno.
Siamo a met strada, quando mi viene in mente l'appuntamento che ho preso con la terapeuta
diverse settimane fa.  per domani. Sam mi guarda, accigliato, come se stesse tentando di leggere nella
mia mente, l'espressione seria e interrogativa.
Pap, che cosa stai facendo? Secondo me sei bloccato.
Che cosa intendi?
A volte io mi blocco su un pensiero e non riesco a togliermelo dalla testa, per tanto tempo.
Resta l, non se ne va. Sei bloccato su un pensiero?
Mi fermo.
Ehi, dico, s, credo proprio che sia come dici tu. Hai ragione. Sono bloccato su un pensiero.
Be', su un sacco di pensieri. Wow, sei sveglio tu, eh?
E per me  uno shock, e una sorpresa, e suppongo che debba esserlo. Le possibilit di sbirciare
nella vita interiore di Sam sono talmente rare e fugaci che, quando capitano, le custodisco come
gemme. Sono commosso e, come uno stupido, mi accovaccio di fronte a lui.
Grazie per aver pensato a me, dico. Grazie, Sam.
Lui guarda subito altrove, gli occhi percorrono il marciapiedi evitando il mio sguardo e la mia
gratitudine. Gli scompiglio delicatamente i capelli, ma si china all'indietro e mi sfugge.  tutto troppo
reale, adesso, questa conversazione casuale. Non sapeva che avrebbe portato a questo. A questa
emozione.
Rinuncio e mi tiro su, afferrandogli la mano e riprendendo a camminare, pensando che sia tutto
finito, che questa piccola finestra di intimit si sia chiusa per sempre. Ma poi ci fermiamo a un
incrocio, lui toglie la mano dalla mia per un secondo e mi accarezza delicatamente la schiena.
Il mio pap, dice.
E quel momento  cos perfetto che ho la sensazione che le stelle possano caderci addosso.
Capitolo 31
Il Centro Assemblee occupa due dimore georgiane lungo una strada frondosa, alle spalle della
Royal Crescent di Bath.  qui che la mia terapeuta ha quello che al telefono mi ha descritto come un
ambulatorio molto intimo e per nulla minaccioso, quindi non so perch mi aspetto grossi cuscini
imbottiti per sedersi e una lampada lava. Ho preferito trovare una terapeuta qui, e non a Bristol, perch
non voglio rischiare che qualcuno che conosco mi veda uscire da una clinica e mi chieda che problemi
ho.  una conversazione che non sono pronto a fare nemmeno con me stesso, figurarsi con altre
persone. Fortunatamente, la discrezione sembra un aspetto cruciale, qui. La piccola targa d'ottone
accanto alla porta  l'unico indizio riguardo a ci che viene a fare la gente in questo posto e, quando
provo a sbirciare attraverso una delle grandi finestre a ghigliottina, le tende di pizzo all'interno sono
chiuse e riesco solo a distinguere un divano Chesterfield dall'aspetto costoso. Non so che cosa mi
aspettassi di vedere, forse qualcuno sdraiato su un lettino con un tizio che somiglia a Sigmund Freud,
che siede dietro di lui e prende appunti su un blocco a molla.
Apro la porta, e l'ampia sala d'attesa  vuota, a parte il divano contro una parete e, sopra, un
grande quadro vittoriano dello skyline di Bath. Il pavimento di quercia lucida scricchiola
rumorosamente quando entro, e una donna  quasi i miei passi le avessero dato un'imbeccata  esce da
una porta di fronte a me, vestita in modo casual con un dolcevita nero e una gonna tartan. Credo che
vada per i cinquant'anni, ha l'aria molto sveglia e sicura di s, i capelli biondi appena screziati di
grigio.
Alex?
S-s, balbetto.
Sono Jennifer, lieta di conoscerla. Ha avuto problemi a trovarci? No? Fantastico, si
accomodi.
Oltre la porta c' un corridoio, le cui pareti sono tappezzate di quadretti con scene di Bath. Il
suo studio  in fondo.  piccolo, ma arioso e accogliente, con due poltrone (niente cuscini imbottiti,
sfortunatamente), una libreria e una finestra che si affaccia su un minuscolo giardino.
Si accomodi.
D'un tratto, sembra tutto molto reale. Sto davvero per fare una seduta con una terapeuta. Sono
qui seduto con una dottoressa che sta per farmi delle domande su mia madre. Devo sottopormi a
qualche test sulla personalit? Che faccio?
Bene, dice Jennifer, che si siede sulla poltrona di fronte. In mano ha un piccolo taccuino con
la copertina rigida. Questa seduta servir per conoscerci. Io le far qualche domanda, e anche lei potr
farne a me. Se saremo soddisfatti entrambi, possiamo pensare di fissare un altro appuntamento. Ok?
S. S, direi che va bene. Grazie.
Comincia con il chiedermi come vanno le cose in questo momento e cosa mi ha fatto decidere
di venire da lei. Le faccio un riassunto conciso degli ultimi cinque mesi; il senso di spossatezza
crescente, la preoccupazione, la frustrazione che hanno portato me e Jody alla separazione. Vuole
sapere del mio background, delle mie relazioni, della mia famiglia. All'inizio le mie risposte sono brevi
e insicure, la mia voce ha uno strano suono, trema: l'idea di buttar fuori tutto questo in un ambiente
sconosciuto  assurda. Ma le sue domande sono gentili e positive e, a poco a poco, diventa una cosa
quasi naturale. E poi arriviamo a Sam.
Per molto tempo mi sono rifiutato di sentir parlare di autismo, dico. Mi sembrava fosse una
scusa, un'etichetta. Pensavo che fosse lento nel parlare perch aveva avuto delle infezioni alle orecchie
e non ci sentiva. Che fosse semplicemente ansioso e timido. Non volevo affrontare una diagnosi del
genere. Non volevo affrontare un bel niente.
E adesso come si sente di fronte a quella diagnosi?
Ho la sensazione che ci sia una linea che lo divide dal mondo. Non  cos spessa, ma c' 
come se tutti noi parlassimo dei dialetti regionali incomprensibili e lui dovesse sforzarsi di capire e
adattarsi. Non so fino a che punto comprenda e accetti. Ma poi ci sono momenti in cui mi sorprende
momenti in cui dice qualcosa di divertente, o mostra un briciolo di affetto. E mi toglie il fiato.
Ma con lui parla? Gli chiede come si sente?
Ci provo. Non molto, ma ci provo. E questo mi fa pensare che be', se  uno sforzo per suo
padre, com' per gli altri? Com' a scuola? Dev'essere cos solo. C' questo anziano, nel pub del
quartiere be', sono sicuro che sia autistico anche lui. Se ne sta seduto a un tavolo tutto solo, e
nessuno sa in che modo parlargli. Ho paura che Sam avr lo stesso futuro. Cio, dicono che il suo 
autismo ad alto funzionamento, il che lo fa sembrare una specie di computer, o un frigorifero con
congelatore top di gamma, ma in confronto ai bambini della sua et  molto, molto indietro. Mi scusi,
io e Jody non abbiamo parlato d'altro, negli ultimi anni di questo, e del fatto che lavorassi sempre
fino a tardi.
Forse si tratteneva in ufficio per non doversi preoccupare per Sam? Per non dover affrontare la
situazione?
Non lo so. Sarebbe terribile da parte mia, vero?
Lei scuote la testa. Ciascuno di noi ha un suo modo di proteggersi.
Poi torniamo indietro, all'infanzia, e a George; provochiamo solo qualche lieve increspatura su
quel vasto bacino di dolore. Novanta minuti dopo  ma sembra sia passata appena mezz'ora 
concludiamo, la seduta  terminata. Lei scrive in silenzio per qualche secondo, poi alza gli occhi.
Bene. Io credo che potremmo lavorare insieme, se lei  d'accordo.
S, se  andata come doveva andare. Cio, non sapevo che cosa aspettarmi, ma mi sono trovato
a mio agio. Il tempo  passato in fretta.
Mi rendo conto che, da come ne parlo, sembra che mi sia appena sottoposto a un piccolo
intervento ai denti.
Perfetto, fa Jennifer, che si alza e chiude il taccuino. Fissiamo un appuntamento. Oh, e ho
anche dei compiti per casa, da darle. Voglio che, prima della prossima seduta, lei sia spontaneo. Voglio
che faccia delle cose che non sono da lei. Ha parlato di paternit, ma io voglio che sia infantile. Almeno
una volta. E poi ne discuteremo, d'accordo?
D'accordo.
Fuori, mentre cammino per le ampie strade di Bath, diretto alla stazione dei treni, mi sento
fisicamente pi leggero.  come uscire dalla palestra, a parte il fatto che non porto i pantaloni della tuta
e che non puzzo come uno spogliatoio sudaticcio. A questa perfetta sconosciuta ho raccontato pi di
quanto abbia raccontato a chiunque altro in anni; sa tante cose di me quante ne sa Jody, forse anche di
pi. Perch non l'avevo mai fatto?
Lo so perch. C'era sempre qualcosa che si metteva di mezzo, un'oscurit che dovevo tenere a
bada. Ma l'oscurit arriva sempre, qualunque cosa tu faccia. Alla fine devi voltarti e affrontarla.
Quando arrivo a Bristol, faccio per andare a casa di Dan, ma lui mi manda un messaggio
chiedendomi di vederci all'Old Ship. Terapia e una pinta sembrano una proposta ragionevole, in questi
giorni.
Ho avuto un'idea, mi dice, quando mi siedo accanto a lui.
Siamo accasciati nell'angolo, come al solito, e stiamo cercando di ignorare un tizio con un
giubbotto di pelle con le frange che sta prendendo silenziosamente a testate la slot machine. Sid  al
suo tavolo, ogni tanto si volta verso di noi, ma poi distoglie subito lo sguardo.
Ok, rispondo. Pensi di dirmi di che cosa si tratta?
Riguarda Emma.
Oh.
Cio, lo so che ormai  tardi, ma be' sai che mercoled  il suo compleanno, no?
Certo, mento.
Be', c' una cosa che voglio fare per lei, ma ho bisogno del tuo aiuto.
Wow, questa giornata  una continua sorpresa.
Sicuro. Che cosa vuoi che faccia?
Non espone il piano nei dettagli, ma mi dice che comporta qualche sotterfugio e un simpatico
caff e naturalmente gli dico di contare pure su di me. Stiamo per alzarci e andare via, quando noto che
Sid si  avvicinato a noi.
C' suo figlio? mi chiede. Non sta guardando n me, n Dan, ma un punto sul pavimento,
distante anni da entrambi.
No, gli dico, cercando di nascondere lo stupore. Probabilmente  a casa a giocare ai
videogame.
 un bravo giocatore di scacchi.
S, credo che abbia preso da sua madre. E sono certo che sarebbe felice di tornare per farsi
un'altra partita, se le va.
Annuisce, distratto.
Un bravo giocatore, ripete.
Glielo riferir. A proposito, si chiama Sam.
Sam, dice. Sam  un bravo giocatore.
Torna al suo tavolo, e Dan e io ci scambiamo un'occhiata. So quanto sia stato difficile per Sid
venire da noi:  una cosa che finalmente ho capito anche di Sam, lo sforzo che deve fare per andare
incontro al mondo. Ma il mondo vuole sempre qualcosa di pi, e Sam ci sta provando, sta cercando di
scavalcare quell'abisso per raggiungere Olivia e gli altri. Adesso sono io che devo imparare da lui.
Devo essere forte abbastanza per riconnettermi con il mondo.
Capitolo 32
Il giorno dopo Matt mi chiama, la voce bassa e circospetta.
Alex, sei libero questo weekend? mi chiede, prima ancora che abbia avuto il tempo di
scusarmi per essere piombato in quel modo in casa sua, e aver urlato contro tutto e tutti.
Credo di s. Matt, ascolta, io
 che ecco io e Clare abbiamo bisogno di un po' di tempo per sistemare le cose tra noi.
Stavamo pensando di andare via. Porteremmo via le gemelle, ma ci stavamo chiedendo se saresti
disposto a venire qui e a prenderti cura degli altri due. Da sabato mattina a domenica pomeriggio. Se
non hai gi altri impegni.
Penso. Glielo devo, naturalmente, e inoltre ho gi fatto da babysitter ad Archie e Tabitha, anche
se perlopi dopo che erano gi stati messi a letto, o per un'oretta ogni tanto. Mai un giorno intero,
figurarsi un weekend.
Matt sembra leggermi nel pensiero.
Ascolta, so che fare il babysitter non  esattamente il tuo hobby preferito. Ma ci fidiamo
totalmente di te, e ai bambini piaci. E inoltre siamo disperati, aggiunge.
Pare che abbiano gi provato a chiamare tutte le persone che conoscono: Jody (che andr a un
festival d'arte nell'Exeter), i loro genitori, i vicini, parenti lontani, un tizio che aveva suonato per
chiedere se volessero installare Sky (credo che riguardo a quest'ultimo stia mentendo). Non hanno altra
scelta.
Puoi scordarti le classiche regole, continua. Fa' qualunque cosa serva a renderti le cose pi
facili. I bambini possono guardare film, giocare ai videogame e mangiare patatine per due giorni, non
c'importa. Ci preoccuperemo delle conseguenze al ritorno.
Be', sabato devo tenere Sam
Porta anche lui. Porta chi vuoi. Riempir il frigorifero di birra bevila tu o dalla ai bambini.
Qualche mese fa avrei cercato immediatamente una scusa. Il pensiero di badare a Sam da solo
sarebbe stato gi abbastanza terrificante, figurarsi se avrei anche solo considerato di tenere tre
bambini per un intero weekend. Follia pura. Sarei finito sul pavimento del garage, in posizione
fetale, e i bambini si sarebbero abbandonati all'anarchia totale, stile Il signore delle mosche. Ma
Tabitha  grande abbastanza da badare a se stessa, e Archie  parecchio meno problematico di quanto
lo era Sam alla sua et. E mi sembra gi di sentire la voce di Jennifer, come un Ben Kenobi al
femminile: Sii spontaneo, fidati dei tuoi sentimenti, di' s alla vita. Non sembra poi cos folle.
Sembra decisamente una cosa che potrei fare per un amico.
Ok, rispondo. Conta pure su di me.
Chiamo Jody per chiederle se sia d'accordo con il fatto che porti con me Sam, e lei sembra
sorpresa quando le dico del tono solenne di Matt.
 strano, perch ieri ho visto Clare e secondo lei hanno risolto tutto. Ha preso lei il controllo
del conto in banca, e si  fatta consegnare le sue carte di credito. Sembrava contenta. Si sono messi a
tavolino sul serio, e ne hanno parlato. Un po' come farebbero due adulti.
Oh, dico io, scegliendo di ignorare la frecciata conclusiva. Forse hanno avuto una ricaduta?
Cos, sabato mattina passo a prendere Sam, e aspetto pazientemente mentre chiude pi volte le
fascette con il velcro delle scarpe da ginnastica, finch non stringono come vuole lui. Poi riesco a farlo
salire in macchina, e partiamo. Per strada mi rivolge una serie di domande: perch andiamo a stare a
casa di Matt e Clare, dove dormir e cosa far esattamente nelle trentadue ore successive.
Non lo so, dovremo essere flessibili.
Che cosa significa flessibili'?
Apprezzo l'ironia della domanda.
Significa che dovremo aspettare di vedere come vanno le cose, evitando di fare troppi
progetti.
Non mi piace.
Lo so, ma a volte non puoi sapere che cosa succeder, quindi devi fartelo andare bene.
Ci pensa su un secondo.
Da grande pianificher tutto per bene.
Ma a volte la vita ti getta addosso delle situazioni.
E io le schiver.
Quando arriviamo, vedo che Matt  gi fuori, appoggiato alla sua Audi familiare argento, e sta
legando le gemelle sui seggiolini. Mi vede e mi saluta con la mano, frenetico, quasi fosse sorpreso ed
eccitato dal fatto che sia venuto sul serio.
Ciao, gli dico mentre scendo dall'auto, che sembra particolarmente squallida sul vialetto
accanto alla sua. Scusa, sono un po' in ritardo.
Ciao! Grazie, davvero. Come stai? I bambini sono di sopra a guardare Adventure Time. Hanno
gi fatto colazione. La buona notizia  che la madre di Clare pu tenere le gemelle. Saremo
ufficialmente liberi per trenta ore. Mi spiace, ma dobbiamo andare via subito. Ci aspetta un bel po' di
strada per arrivare alle Cotswolds. Alloggeremo in quel pub di Burford in cui chiesi a Clare di
sposarmi. Clare, andiamo!
Lei esce come una furia dalla porta d'ingresso, con una piccola valigia che getta nel bagagliaio.
Mi preparo a chiedere scusa.
Ciao, Alex! Grazie mille del favore!
Clare Senti, mi dispiace per l'altro giorno. Non sarei mai dovuto venire qui.
Mi guarda, indulgente, e poi mi posa una mano sul braccio.
Ti ho lasciato un biglietto sul tavolo. Grazie ancora, Alex.
E sparisce nell'auto.
Sam e io restiamo sul vialetto, inebetiti, mentre Matt richiude rumorosamente il baule, corre al
volante e chiude la portiera sbattendola. Mette in moto, e l'auto esce in retromarcia dal vialetto. Sento
stridere gli pneumatici, quando accelera. Ripenso a quello che mi ha detto Jody al telefono, e d'un
tratto mi rendo conto che non trascorrono un weekend da soli dalla nascita delle gemelle. Mi hanno
incastrato.
Oh, adesso capisco, borbotto tra me e me. Sesso riparatore.
Cos' il sesso riparatore? fa una vocina familiare accanto a me. In qualche modo Tabitha 
uscita di casa, e adesso  sul vialetto e sta guardando la macchina dei suoi genitori che scompare in
fondo alla strada.
Ehm, lascia stare. Che cosa state combinando tu e Archie?
E in quel momento il bambino esce come un fulmine e comincia a correrci intorno.
Stiamo guardando i cartoni! urla lui. E abbiamo il permesso di giocare a Minecraft, pi
tardi!
Guardo Sam, che mi prende la mano.
Fanno paura, gridano.
Sono eccitati, tutto qui. Vuoi guardare i cartoni anche tu? Io vengo su tra un minuto.
Ok.
Entriamo, e Sam segue cauto gli altri due su per le scale, che di solito sono un campo minato di
macchinine, pattini e mattoncini Lego. Ma Matt deve aver riordinato, perch si intravedono dei gradini
sotto i variopinti detriti.
In soggiorno mi hanno lasciato una selezione di quotidiani e una bottiglia di vino. C' anche un
biglietto di Clare, che dice: Fa' tutto quello che serve, il congelatore  pieno di cibo, i bambini
possono sopravvivere a crocchette di pollo anche per giorni. Non disturbarti a lavarli. Di solito vanno a
letto verso le diciannove. Chiama, se ci sono problemi. Oh, e ti perdono.
Fine. Chiaramente, questa  la mia punizione. Non mi resta che tentare di sopravvivere.
Come un qualunque adulto responsabile, li lascio guardare i cartoni per un paio d'ore. Poi
preparo sandwich e patatine per tutti e li faccio scendere a mangiare. Ci sediamo attorno al tavolino, nel
salotto. Tabitha insiste per mettersi accanto a Sam, e chiacchiera con lui, facendogli domande senza
badare al fatto che lui le risponda con un grugnito o scuotendo la testa. Comunque, lui sta sorridendo, e
capisco che  felice di tutta quest'attenzione. Archie borbotta sommessamente, mentre divide i suoi
sandwich e se li sbatte su tutta la faccia.
Alex,  vero che non vivi con Jody, adesso? mi chiede Tabitha.
Il tono  gentile e indifferente, come se mi avesse appena chiesto qual  il mio colore preferito.
Mi chiedo se abbia sentito parlare i suoi genitori. Poi guardo Sam, e mi domando se stia assimilando la
cosa.
S,  vero, rispondo, disinvolto.
La mamma dice che sei stato sotto pressione.
Vedo che Sam ci sta guardando, ma il suo sguardo  impassibile.  pi di quanto abbia mai
chiesto lui su quello che sta succedendo, e ancora non so esattamente fino a che punto riesca a capire.
Ma devo essere cauto. Si sente parlare di continuo di bambini che si ritengono responsabili della
separazione dei genitori. Chiss se lui ha mai fatto un pensiero del genere
Abbiamo avuto dei problemi piuttosto grossi, dico alla fine. E poi abbiamo litigato e
abbiamo pensato che fosse meglio trascorrere un po' di tempo separati.
Mi volto di nuovo a guardare Sam, che per ha spostato la sua attenzione sulla sua ciotola di
patatine; sta studiando attentamente le stoviglie non familiari. Aspetto che mi chieda qualcosa, ma resta
in silenzio, e non riesco a indovinare che cosa gli stia passando per la testa.
La mamma ha urlato con il pap perch aveva fatto una scoreggia, dice Archie.
I bambini scoppiano a ridere, e sono grato della distrazione. Qualche minuto dopo mi arriva il
primo messaggio di Clare, la quale vuole assicurarsi che sia tutto ok, e aggiunge che il pub  stupendo.
Le rispondo chiedendole se  normale che il capanno nel giardino stia andando a fuoco
Dopo pranzo  il momento di Minecraft, sull'Xbox One di Matt, nuova di zecca. Controllo
scrupolosamente le mani di tutti e quattro, verificando che non ci siano resti appiccicosi di sandwich,
prima di permettergli di toccare i controller. So che Matt si innervosirebbe, e difatti ha lasciato una
confezione di salviette accanto al televisore in previsione di questo scenario. Chiaramente Tabitha
conosce il gioco, e prende il controllo della schermata del menu, mentre Archie preme i pulsanti a caso.
Installiamo una mappa nuova, in modalit Sopravvivenza, e lo schermo si divide in quattro,
permettendo a ciascuno di noi di avere una visuale propria. Passiamo un'ora caotica a costruire e a
esplorare. Insieme, riusciamo a costruire un insediamento collegato in modo bizzarro, con diversi
ampliamenti dalle forme strambe costituiti da ciottoli, tavole di legno e terra. Sembra il set di un film di
Mad Max. Tabitha e Sam aggiungono una piscina con trampolino, e io cerco di costruire delle
montagne russe con le rotaie di una miniera, ma Archie le distrugge con il piccone.  tutto molto
chiassoso e divertente e, quando annuncio che  ora di spegnere, placo gli animi suggerendo di
costruire una casa in stile Minecraft nella sala da pranzo. Porto uno stendibiancheria e un po' di
lenzuola e di piumoni; Sam e Tabitha collaborano per fare un tetto sopra il tavolo, che fissano con delle
mollette per i panni. Mi immergo completamente nell'operazione: vado a razziare gli armadi nel garage
alla ricerca di lanterne, e creo un banco da lavoro con uno scatolone. Quindi aiuto Tabitha a cercare la
sua cucina giocattolo, che possiamo utilizzare come fornace.
Dobbiamo lasciare lo spazio per entrare, urla Tabitha.
No, dobbiamo fabbricare una porta, o zombie e scheletri ci attaccheranno, fa Sam.
Si sta ricavando un suo spazio nella conversazione, parla dei progetti, risponde alle domande.
Trasformano lo stendiabiti in una torre, e Sam vi posiziona uno sgabello all'interno cos da poter
guardare oltre la sommit.
Vedo tante pecore, possiamo fabbricare dei letti.
Io voglio uccidere l'Ender Dragon, dice Tabitha.
Ci serve dell'oss ossidiana per costruire un portale. So come farlo.
Sei bravo a giocare a Minecraft, Sam.
Accendo il forno, e poi chiedo a Tabitha di scegliere un libro che leggo a tutti e tre, dopo che ci
siamo seduti sotto il tavolo da pranzo, nel nostro rifugio. Sam si trascina verso di me, quando comincio,
e appoggia la testa sul mio ginocchio. La semplicit e l'assoluta naturalezza di questo gesto mi
sorprendono, al punto che sono costretto a interrompermi per sorridergli. Ricordo quando leggevo per
lui, quand'era piccolo, un libro dopo l'altro, mentre lo tenevo tra le mie braccia. Amava le rime e le
frasi che si ripetevano, provava a impararle, ma uscivano farfugliate e senza senso. Alla fine perdeva la
pazienza e si divincolava da me; era troppo, per lui. Ma non abbandonammo mai i libri. A volte salivo
in camera sua e gli leggevo qualche pagina mentre dormiva.
 pronto: restiamo nascosti, e mangiamo manciate di pepite di pollo e di bastoncini di
merluzzo, annegati nel ketchup. Tabitha fa assaggiare una pepita di pollo a Sam, che per ha un conato
e alla fine riesce a vomitarla nelle mie mani, per la gioia di Archie. Invece di avere una crisi, Sam ride
con gli altri due, mentre io striscio fuori da sotto il tavolo con le mani piene di cibo spazzatura
semidigerito, che deposito nel bidone dell'immondizia. Torno di l e parliamo di quello che vogliamo
fare da grandi.
Io voglio fare l'attrice, o la programmatrice di computer, annuncia Tabitha.
Io voglio essere Batman, dice Archie.
Acchitetto! esclama Sam.
Tu che lavoro fai? mi chiede Tabitha, esibendo ancora una volta la sua straordinaria capacit
di andare dritta al nocciolo della questione.
Non ce l'ho, in questo momento. Ma sto pensando di comprare una caffetteria. Che ve ne
sembra?
Dirlo ad alta voce, come se stesse accadendo veramente, mi d una felicit che non mi
aspettavo.
Possiamo venire a mangiarci tutti i tuoi dolci?
Ma certo. Tu che ne dici, Sam?
S! urla. E tu dirai: Salve, signore, che cosa vuole bere? Si sieda!'
Lo dice con una strana voce da adulto e fa ridere gli altri.
Quindi la trovi una buona idea? gli chiedo, cercando di strappargli qualcosa di utile. E lui
annuisce, entusiasta.
Potrei venire a trovarti dopo la scuola, dice, ma si sta crogiolando un po' troppo nel fatto di
avere tutta questa attenzione, per essere serio, e torna alla sua voce buffa, che  me ne rendo conto solo
adesso  vorrebbe imitare me. Ciao, Sam, vuoi dei dolci? Siediti. Chi  il prossimo? Zitti tutti. Chi
vuole un latte schiumato?
Gli altri se la stanno facendo sotto dal ridere. Sar un lunghissimo pomeriggio.
Parecchio pi tardi li porto di sopra, nella stanza di Tabitha, dove c' un letto pronto per Sam e
Archie, sul pavimento. Inventiamo una storia tutti insieme, un'epopea con streghe, supereroi, la Torre
di Londra e miniere in cui si scava per trovare diamanti magici. Ricevo il secondo messaggio da Clare.
Le rispondo che va tutto bene, che resteremo alzati per spararci una maratona di Saw tutta la notte. E
poi resto con i bambini quasi fino a quando non si addormentano.
Do il bacio della buonanotte a Sam, che mi guarda un momento.
Avrai davvero una caffetteria?
Pu darsi. Vedremo. Non so se ne sono capace.
Io credo di s. Io credo che tu sia capace.
Non farai mai pi quella voce, vero?
Sono tutti in piedi alle sei e cominciano ad andarsene in giro a devastare la casa vestiti in modo
buffo, chi pi chi meno. A svegliarmi  Sam, che piomba nella stanza degli ospiti con una maschera di
Iron Man e un mantello da vampiro. Guardo l'orologio. Mi restano almeno altre otto ore. Penso un
istante a Jody e a quello che ci sta succedendo. Mi domando dove sia, e con chi, e quale sar il
prossimo stadio. Penso a Isobel e a cosa significa per me. Ma Sam mi sta afferrando un braccio, mi
trascina. Cos scendiamo al piano di sotto, e con Tabitha e Archie trasformiamo la cucina in una distesa
apocalittica di cereali, impronte di marmellata e pozze di latte.
Ok, dico, contro ogni buon senso. Si va al parco?
Impiego un'ora a vestire tutti, poi li carico in macchina e percorro le strade silenziose. Sam 
accanto a me, gli altri due sono seduti dietro, sui seggiolini che mi ha lasciato Matt. Parcheggio e un
secondo dopo stanno gi correndo oltre il cancello, diretti verso le altalene. Io mi do un'occhiata
intorno, come al solito, per controllare che non ci siano cani o gruppi di bambini pi grandi. Ma Sam
non sta cercando di nascondersi dietro di me,  con gli altri due.
La struttura per arrampicarsi  il nostro castello, urla.
Io sono la regina, dice Tabitha.
E io posso mettermi seduto a guardare, come fanno gli altri genitori. Sam non mi cerca,  come
se non ci fossi; niente tic, niente routine  da qualche altra parte, in un posto che  suppongo  gli
altri bambini danno per scontato.
Matt e Clare arrivano alle due del pomeriggio. I bambini hanno pranzato e sono di sopra a
guardare un film.
Non  che non sono ancora scesi oggi, vero? vuole sapere Matt.
Ges, cos' successo qui dentro? fa Clare dalla sala da pranzo.
Adesso  una mappa di Minecraft, le dico. Preparati a vedere la cucina.
Be', dice, quando torna. Sembra che vi siate divertiti. Grazie tante, Alex.
Sono fuori dai guai, adesso?
Solo quando avrai pagato il conto dell'impresa di pulizie.
In realt avrei una domanda un po' stupida.
Coraggio.
Hai presente la caffetteria che frequento con Sam? L'attuale proprietario non intende rinnovare
il contratto. Ho avuto quest'idea folle: di rilevarla io.  una pazzia lo so, ma
Io non la trovo una pazzia.
Be', grazie. Ma non so niente su come si mandi avanti un'attivit del genere.
Ah. Capisco dove vuoi arrivare.
Pensavo solo che ecco, ho fissato un appuntamento per andare a vederla. Prenderesti in
considerazione l'idea di accompagnarmi? Per dare un'occhiata?
Ma certo. Tieni presente per che sono passati anni da quando lavoravo nel settore.
Lo so. Ma sarebbe stupendo averti l con me. Cio, sarebbe stupendo avere il tuo aiuto in tutta
la questione.
Mi guarda un momento, come se volesse valutare quanto sono serio: se vale la pena di investire
su di me, o se sto solo avendo una specie di crisi di mezza et.
Una cosa alla volta, mi risponde. Prima andiamo a vedere il posto.
In macchina, mentre torniamo a casa di Jody, Sam  silenzioso.
Ti sei divertito? gli chiedo.
S! esclama. Sei stato divertente, pap. Mi  piaciuto costruire il rifugio di Minecraft.
Anche a me.
Pap?
S?
Voglio ancora partecipare alla gara.
Davvero?
S.
Sicuro?
Sicuro.
E mi viene da pensare che questo weekend non  stato affatto duro e che non ho avuto ansie n
preoccupazioni: mi  bastato lasciarmi andare un pochino. Forse essere un bravo genitore significa
saper improvvisare ed essere spontanei; forse consiste nello stare veramente con tuo figlio.
A volte, per, significa saper prendere al volo quello che vomita.
Capitolo 33
Possiamo parlare?
La mia domanda rimane sospesa tra noi, mentre Jody si sposta per lasciare passare Sam, che
entra come un razzo e corre di sopra in camera sua.
Certo.
La seguo, e noto che indossa una mia vecchia T-shirt, ora lisa e punteggiata di buchi. I suoi
jeans neri hanno dei grossi strappi sulle ginocchia, e i capelli sono tirati indietro e fermati con un
elastico di stoffa rosso, non proprio pulito. O  il giorno di bucato, o non gliene frega un cazzo di
mettersi in tiro perch non deve vedere Richard. Il pensiero di quel tipo accende una fiammella di
rabbia nel cervello, ma non  una cosa di cui voglio occuparmi adesso. Voglio che questa
conversazione vada bene.
Come va alla galleria?
Bene. Il sovrintendente mi sta affidando sempre pi responsabilit, pianifico le mostre,
incontro gli artisti, e tutto il resto.  affascinante. Adoro questo lavoro. E di te che mi dici?
Le racconto del caff e del mio sventato progetto. All'apparenza non sembra inorridire, davanti
alla follia di quello che le sto dicendo, il che suppongo sia un buon segno.
Mi guardo intorno: i nostri libri ammucchiati in ogni angolo e nicchia disponibili, il tavolino
perso sotto un mare di fumetti e riviste. Sembra proprio il posto che ho lasciato. La mia faccia non 
stata cancellata da tutte le foto di famiglia che ingombrano la mensola sopra il caminetto. Non c' una
gigantografia di Richard. Sento l'Xbox che si accende, di sopra, e poi quella musica familiare. Sam si
sta allenando per la gara.
Allora,  andato tutto bene da Matt e Clare?
S, a dire la verit ci siamo divertiti.
Immagino. Clare mi ha mandato una foto del rifugio che avete costruito tutti insieme.
Wow, ha fatto in fretta.
 rimasta piuttosto impressionata.
Va in cucina, e io dietro. Riempie il bollitore e lo accende, poi prende due tazze dalla credenza
in cui le abbiamo sempre tenute. Non mi chiede se voglio t o caff, sa gi la risposta. Dopo le due del
pomeriggio, sempre e solo t. Preferibilmente con un biscotto allo zenzero. E un attimo dopo, quasi
avesse colto l'imbeccata, ne tira fuori un pacchetto dal vaso sul piano di lavoro.
Te lo sei ricordata, scherzo.
Non dimentico mai un biscotto.
Sorridiamo, ma sappiamo entrambi che vogliamo arrivare da qualche parte. Questa  la
conversazione preliminare, un modo per testare lo spazio, per valutare l'atmosfera. Qualcuno deve
intromettersi e inserire una marcia superiore.
Io ehm sto vedendo una terapeuta, le dico. Sembra carina, molto materna molto
diversa da mia madre, sotto questo aspetto. Non ero affatto sicuro di volerlo fare, ma intendo provare.
Bene, mi dice, e il suo tono  entusiasta, sincero. Questa  una bellissima notizia.
Vedremo. E tu cosa mi racconti? Che ti sta succedendo, fuori dal lavoro?
Oh, non molto. Sto pensando moltissimo al discorso scuola, e sono preoccupata perch vorrei
capire che cosa  meglio per lui. Ho ricevuto lettere da tutti e due i posti che abbiamo visitato: vogliono
una risposta.
Avevi intenzione di dirmelo? le chiedo. Cio sono ancora coinvolto nella decisione?
Avverto un sommesso gorgoglio di adrenalina. Vedo un'immagine nella mia testa, un lampo
fugace: Richard che va a prendere a scuola Sam.
Te lo sto dicendo adesso, no?
Non le rispondo. Il bollitore comincia a fischiare, e Jody lo spegne dandogli un colpo, lo strappa
dalla base e sbatte l'acqua bollente nelle nostre tazze, e su tutto il piano intorno. Poi mi passa accanto,
tira fuori dal frigo un cartone di latte e rovescia anche quello.
Sinceramente, sei sicuro di essere ancora interessato a noi? mi chiede. Invece di guardarmi,
ha preso a strofinare furiosamente il piano di lavoro con uno strofinaccio. Lottie ti ha visto con quella
donna, al caff, un paio di settimane fa.
Oh giusto, penso. Quella donna era davvero una mamma che avevo visto a scuola. E
all'improvviso, in una frazione di secondo, i ruoli si sono invertiti, e adesso sono io sotto accusa. Non
ero venuto preparato, per questo. Non ho una strategia pronta. Sento una fredda ondata di panico
scendermi lungo la spina dorsale, come un rivolo d'acqua gelida. In un attimo, vedo scorrere davanti ai
miei occhi gli scenari pi terribili. Potrei perdere Jody per sempre. Potrei perdere Sam.
Decido di fare il disinvolto ma non mi riesce per niente.
Oh, Isobel? dico, spontaneo. Ha anche lei un bambino autistico. Ci siamo messi a parlare,
poi ci siamo rivisti, solo noi due. E sono anche stato a un circolo anni '60 in cui organizza serate, ed 
stato un fiasco: ci siamo baciati, ma ho capito subito di aver commesso un errore. Cos sono scappato.
Buoni i biscotti. Molto speziati.
Mi guarda, prende il suo t e si siede al nostro minuscolo tavolo da pranzo.
Sei scappato? mi chiede.
S. L'abitudine non l'ho persa.
Riflette sulle mie parole, mentre intinge un biscotto nel suo t, e sembra valutarmi.
Richard  stato un incubo, dice semplicemente. Dirige una sorta di organizzazione che si
occupa d'arte, a Londra. Credo che dopo qualche bicchiere di prosecco mi fosse sembrato un lavoro da
urlo. Ma poi l'ho rivisto dopo il matrimonio e ho capito che  un tipo orribile: arrogante, pretenzioso. E
logorroico. Io non riuscivo mai a dire una parola, era sempre lui che parlava con me. Hai presente il
tipo? Gli chiedi: Come va?', e lui ti risponde con una frase del tipo: Be',  una lunga storia, comincia
nel 2004 a Peterborough' E capisci che dovrai sorbirti le sue stronzate per la mezz'ora successiva.
Provo un immenso sollievo. Aveva ragione Clare,  un segaiolo sul serio. Ma poi mi torna in
mente quella mattina, la mattina del bacio. Jody sembra leggermi nel pensiero, e intuisce il flusso dei
miei pensieri come ha sempre fatto, durante tutto il nostro matrimonio.
L'ultima volta che l'ho visto, si  presentato qui la mattina presto mentre tornava a Londra.
Voleva offrirmi un posto nel suo ufficio, come assistente personale o roba simile.
E tu che cos'hai fatto?
Be', Alex, questo lo sai gi, visto che eri in auto a venti metri dalla porta d'ingresso. Gli ho
dato un bacio d'addio.
Mi hai visto?
Forse. Oppure, mezz'ora dopo ho ricevuto una chiamata da Clare, che era fuori di s, e mi ha
detto che ti eri presentato a casa loro sbraitando perch mi avevi vista con Richard. Mi ha detto anche
di non fare l'idiota.
Ok. Mi  sempre piaciuta Clare. Il mio cervello sta turbinando, sembra di parlare mentre
andiamo sulle montagne russe. Mi aggrappo al piano di lavoro, la tazza che trema nell'altra mano. E
adesso?
Non lo so, mi dice. Mi dispiace. Vediamo come va per un po' di tempo ancora. Abbiamo
tutti e due delle cose da sistemare, nelle nostre vite.
Bene, allora perch non ci vediamo per un caff? Conosco dei posticini carini, vicino a dove
lavoravo. O magari potremmo trovarci in un locale vicino alla galleria. O a met strada.
S, certo. Mi piace l'idea.
Fantastico! Potremmo parlare delle scuole.
O magari di noi due, tanto per cambiare.
Finito il t, decido di andarmene mentre regna questa atmosfera positiva, anche se lievemente
ambigua. Per la prima volta dopo secoli, non provo l'esigenza schiacciante di filarmela il prima
possibile, ma ho anche paura che, se parlassimo ancora, potrei commettere un errore madornale. Urlo:
Ciao a Sam, e poi vado alla porta con Jody.  tutto molto naturale, come se stessi andando via per il
weekend. Facciamo vaghi progetti, c' un abbraccio. Quando la porta si chiude alle mie spalle, il
mondo sembra  se non proprio pieno di possibilit  almeno meno malevolo, o comunque meno
sfacciato.  un inizio. Ed  cos la mia vita, in questo momento:  piena di inizi, non di punti finali.
Capitolo 34
Fuori dal vecchio caff sta piovendo a dirotto. Pozzanghere profonde si stanno gi formando sul
marciapiedi irregolare e, ogni volta che passa un'auto, solleva un'onda melmosa che mi costringe a
tirarmi indietro, quasi fino al muro di mattoni fatiscente. Le finestre sono chiuse da assi, e sul
pavimento oltre la porta di vetro c' un mucchio di posta non aperta e di giornali locali gratuiti. I mobili
sono andati, restano solo il bancone di legno e un paio di poltrone rotte.  strano e triste vederlo cos
era una seconda casa, per me e Sam.
E adesso sono qui, con un progetto disperato che ho escogitato per un capriccio: provare a
rilevarlo. Mi sento quasi in colpa per aver chiesto a Clare di accompagnarmi. Lei  una mamma vera,
con una famiglia vera che ha problemi veri, e non ha bisogno di essere risucchiata in questa mia
fantasia. Ma verr comunque. Cos ha detto, almeno. Poi guardo l'orologio e mi rendo conto che sia lei
sia l'agente immobiliare hanno dieci minuti di ritardo. Guardo lungo la strada, battendo le palpebre per
via delle gocce di pioggia, e vedo un'Opel Corsa dalla carrozzeria vivace che sta parcheggiando a
qualche centinaio di metri: so esattamente che genere di persona guida un'auto cos. Ovviamente
scende un giovane in abito grigio, con un enorme ombrello da golf e una cartelletta. Poco ci manca che
si metta a gridare: S, sono un agente immobiliare con un megafono. Ma quando si avvicina, con mio
grande orrore, mi accorgo di conoscerlo.
Ciao, Daryl.
Oh, ciao bello. Come va? mi risponde, con un sorriso imbarazzato.
Fa il gesto teatrale di scrutare la strada, da una parte e dall'altra, come un attore provinciale di
pantomime esagerate, e finalmente afferra.
Oh sei tu il cliente?
Annuisco lentamente, e alzo le spalle.
Questi ultimi mesi sono stati un po' strani.
Be' fa lui con un sospiro, mentre chiude l'ombrello gigantesco e sgargiante, rischiando di
restarvi intrappolato con la testa.
Poi, proprio quando comincio a pensare che non potrei essere pi a disagio di cos, arriva Clare
con un passeggino doppio, le due piccole occupanti chiuse entro una grande bolla di plastica
trasparente.
Scusate il ritardo, dice a gran voce.
Lei  un'amica, Clare, dico. Clare, questo  un mio ex collega, Daryl.
Buongiorno, fa lui, mentre recupera lentamente un contegno professionale. S, amico, ho
lasciato Stonewicks un mese fa.  andato tutto a rotoli, dopo la fusione. Adesso mi occupo di affitti
commerciali.  un ramo un po' pi dinamico.
Lancia un'occhiata orribilmente lasciva a Clare, mentre si fa girare attorno al dito le chiavi del
caff, che inevitabilmente volano in mezzo alla strada, e riesce quasi a farsi decapitare da un autobus
quando si tuffa a recuperarle.
Quindi stai pensando di prendere una caffetteria? mi chiede, fingendo che non sia successo
niente.  un periodo ottimo.  una zona piena di vita, un sacco di gente giovane si sta trasferendo qui,
la posizione  eccellente Lascio perdere le stronzate ed entriamo, prima di annegare sotto la
pioggia?
Armeggia con la serratura, e poi deve aprire la porta a spallate, finendo naturalmente per
spargere la posta sul pavimento di legno opaco.
Grazie di essere venuta, dico a Clare.
Mi fa piacere,  cos eccitante.
Come va a casa?
Meglio. Sono ancora furiosa con Matt, ma almeno durante il weekend ha smesso di andarsene
in giro furtivamente come un cane bastonato quando lo vedo cos mi imbestialisco ancora di pi.
Quello che  successo non avrebbe mai messo fine al nostro matrimonio, ma mi ci vorr parecchio
tempo per imparare a fidarmi ancora di lui. Ho fatto trasferire tutti i soldi sul conto comune, per
monitorarli. Ho la sensazione di trattarlo come uno scolaretto cattivo, ma la tensione non c' pi, il che
 un bene. Cominciavano a risentirne anche Grace e Amelie. Loro le notano queste cose, no?
Non lo so. Non lo so mai.
Giusto. Con Sam  diverso. Scusa.
Dai, vediamo che cosa ne pensi di questo posto, socia.
A fatica facciamo passare il passeggino  grande quanto un carro armato  attraverso la porta e,
una volta dentro, vengo investito dal profumo lieve e familiare di caff e di lucido per mobili.
Dopotutto  qui che abbiamo trascorso tanti weekend, prima tutti e tre, poi soltanto io e Sam,
stravaccati sulle poltrone e i divani comodi in mezzo alle altre famiglie, felici di fingere relax e
soddisfazione per qualche minuto prezioso. Senza l'arredamento imbottito e rovinato, la sala sembra
pi grande, pi fredda, e mentre cammino mi rendo conto a malapena della presenza di Daryl, accanto
a me, che mi elenca le varie caratteristiche, e ripete a pappagallo il suo discorsetto noioso per
convincermi a firmare.
Ha un sacco di potenziale, e potresti sbizzarrirti a decorare gli interni secondo i tuoi gusti,
continua con il suo tono monotono. Potresti optare per un american diner, che ultimamente va
parecchio; a Clifton c'era un posto che  stato trasformato in uno di quei kitten bar tipici di Tokyo
hai presente, con gatti che se ne vanno in giro dappertutto; ti fai un caff e ne accarezzi qualcuno. 
stato chiuso per due settimane, in seguito a un'ispezione d'igiene: quei piccoli bastardi cacavano
ovunque. Non ti raccomanderei questa opzione.
Clare si  avventurata dietro il bancone e nella cucina accanto; le gemelle sono tranquille, sul
passeggino, si guardano intorno docili, con gli occhi sgranati. Mi appare un'immagine di noi mentre
gestiamo questo posto: le pareti sono state ridipinte, il pavimento carteggiato. Niente vistose opere
d'arte locali, ai muri, niente musica ad alto volume, niente gatti. Magari qualche gioco in scatola,
qualche libro: una stanza in cui la gente possa rilassarsi, sentirsi al sicuro e a suo agio. Il solo pensiero
mi solletica in modo eccitante.
Be', la cucina  messa bene, commenta Clare, quando torna nel locale principale. Voglio
dire, adesso non c' niente, ma lo spazio  tanto, non c' traccia di umidit, ci sono un sacco di prese e
rispetta tutti gli standard di sicurezza e di igiene, da che ricordi.  bello, Alex.
Daryl mi guarda, in attesa.
Quanto pensi verrebbe a costare arredarlo tutto? chiedo a Clare.
Be', servono una revisione completa di impianti e attrezzature, una macchina del caff, un
banco refrigerato se pensi di vendere cibo, lavastoviglie, microonde, mobili, serve l'intervento di un
falegname, di un idraulico e di un elettricista, e poi avrai bisogno di posate, allarme, estintori Direi
quindicimila sterline, tanto per essere sicuri.
E dovrai versare tre mesi di affitto anticipati, aggiunge Daryl. Ma la cifra  buona, per
questa zona sul serio. E non  esattamente il centro di Bristol, quindi la propriet sa che non verr
mai un Costa Coffee da queste parti.
La sua voce  diversa, per un istante.  stranamente umana. Mi rendo conto, e la cosa mi
sconvolge, che mi sta dicendo la verit.
Ecco io sarei felice di aiutarti, e di investire ma La voce di Clare si affievolisce. Poi,
dopo un momento aggiunge: Be', al momento non  una possibilit da tenere in considerazione.
Ho controllato il mio conto in banca prima di venire qui; non arriva a una cifra del genere. Il
mutuo e l'affitto che verso a Dan hanno ridotto a zero la sommetta che avevo messo da parte.
Potresti chiedere un prestito per aprire un'attivit commerciale, suggerisce Daryl, intuendo il
mio pensiero. Ti dar una mano.
Restiamo tutti in silenzio per qualche secondo, mentre guardiamo la grande sala vuota.
D'accordo, adesso devo andare, dice alla fine Clare. Devo portare a casa queste due per
l'ora di pranzo. Ma Alex, mi farebbe davvero piacere darti una mano. Cio, dovrei conciliare tutto
con le gemelle, ma ci sono. Chiamami, se hai bisogno.
Grazie, lo far.
Annuisce e va verso il passeggino. Le bambine sorridono e si muovono su e gi, tutte eccitate.
Le copre di nuovo con la plastica antipioggia. Io corro a darle una mano, e poi le tengo la porta aperta.
Clare. Grazie, le dico. E mi dispiace davvero di essere piombato in casa tua, e di aver
urlato davanti alla tua famiglia. Me ne vergogno.
Lascia stare. Io lo faccio in continuazione, entro in casa come una furia e inveisco contro la
mia famiglia. Ci sono abituati.
Mentre spinge il passeggino fuori dalla porta, immergendosi nel traffico lagnoso sotto la
pioggia incessante, si volta.
Alex, io credo che questo lavoro ti farebbe bene. Ti ci vedo, qui, a servire caffellatte, latte
macchiato e biscotti.
S, forse. Ma non ho nessuna esperienza,  una follia. Non li so nemmeno fare i biscotti.
No, non lo  e a quella parte penserei io. La cosa importante  creare un'atmosfera.
Cominciano a essere tutti stufi di queste catene di caff, vogliono qualcosa di personale. E a te importa
delle persone, Alex. Si vede. Anche quando ti comporti come un idiota. Sai che cosa mi ha detto Jody,
una volta? Sono fiera di stare con lui.' E non perch tu sia bello, perch  evidente che non  cos. 
pi di questo tu tu piaci alla gente. Dio solo sa perch. Per questo  cos triste quello che vi sta
succedendo. Per questo dovete risolvere la cosa. Poi potrai aprire questo caff e distruggere Starbucks.
Sento un bruciore agli occhi. Forse  il lucido per mobili. Ci salutiamo, poi chiudo la porta.
Daryl sta scrivendo qualcosa sul cellulare.
Posso dare un'ultima occhiata?
Certo amico, fa' pure.
Mi allontano e vado verso la parte posteriore della sala, dove Sam e io venivamo a sederci. Sul
pavimento ci sono i segni del divano. Mi siedo a terra, con le gambe incrociate. A volte, quando era
molto piccolo, lo portavo dentro in braccio e lo lasciavo cadere sul divano, poi ordinavo, e insieme
guardavamo i supplementi a colori dei quotidiani. Io inventavo delle storie per collegare le foto tra loro.
Ogni tanto  spesso  si stancava dopo appena una decina di minuti, oppure c'era troppo rumore e si
metteva a piangere. Ma venire qui con lui, anche solo per pochi minuti, e condividere il brusio di un
pranzo al sabato o la tranquillit di una domenica pomeriggio era a suo modo magico. Era rinvigorente.
Una settimana di lotte, di lacrime, di discussioni e tormenti veniva alleviata da un quarto d'ora
trascorso su un divano con un caff davanti, e con un po' di gente intorno.
Potrei farcela potrei far provare quella sensazione ad altre persone. Mi piacerebbe provare.
Ho solo bisogno di mettere insieme un sacco di soldi.
Stai bene? mi chiede Daryl, che intanto mi si  avvicinato.  che devo andare a far vedere
un altro posto.
S, sto bene. A fatica, mi tiro su.
Che ne pensi?
Sono interessato, ma
 per i soldi?
Annuisco.
Va' in banca, amico. Chiama qualche parente vecchio e ricco. Ci andr piano con i discorsetti
imbonitori, con gli altri clienti. Non spinger troppo su questo posto. Ma non dirlo a nessuno. Ho una
reputazione da difendere.
Provo lo strano impulso di abbracciarlo, ma per fortuna riesco a controllarmi.
Grazie, Daryl, non dico altro. E poi andiamo via. Lui chiude la porta alle nostre spalle, con
violenza, e poi corre alla sua Opel Corsa. Io resto l fuori per un po', un po' scoraggiato ma
stranamente felice. Per una frazione di secondo, un ricordo mi riporta indietro, molto indietro, a un
caff di Londra un altro posto che  diventato un rifugio sicuro, anche se solo con il tempo. Vedo
due ragazzi, fuori, con la sorella e la madre, che si gustano dolci e fizzy pop, il sole che splende
attraverso il vetro, quasi accecante. In qualche modo, attraverso la pioggia fredda e pungente, riesco a
sentirne il calore sul viso.
Sono come sopraffatto, per un momento, e appoggio una mano al muro di mattoni quasi avessi
bisogno di sostenermi. Poi alzo gli occhi verso l'insegna, che adesso non c' pi. E so gi come
chiamerei questo posto, se fosse mio.
Capitolo 35
Alla fine mi ritrovo a fare da esca.
Dan mi chiama per comunicarmi che la missione Emma parte ufficialmente. Questa sera. Gli
chiedo di non chiamarla cos, ma lui non mi ascolta. Mi dice solo che devo telefonarle e chiederle di
incontrarmi al The Box, un piccolo centro artistico in fondo alla strada che attraversa Stoked Croft,
sotto gli edifici imponenti che ospitano gli alloggi per gli studenti. C' un caff carino, con un DJ live,
con l'atmosfera che mi aspetterei da Dan. Lo immagino gi l, con un enorme mazzo di rose, e trenta
minuti di musica hard house.
Ma Dan, protesto, questo pomeriggio devo badare a Sam tra poco vado a prenderlo a
scuola.
Porta anche lui. Per me va bene.
Cos, quando pi tardi m'incontro con Sam al cancello di scuola (be', a una cinquantina di metri
dal cancello, ma ogni volta mi avvicino un pochino di pi), gli accenno con nonchalance che Dan sta
organizzando una bella sorpresa per Emma, e che potrebbe aver bisogno del nostro aiuto.
 una specie di gioco? mi chiede.
In parte s. Non lo so. Ma almeno rimedieremo una tazza di latte schiumato.
S! Aiutiamo Dan!
Mentre andiamo alla macchina, chiamo Emma, ma vado in confusione perch non so quanto
devo dire e non so quale diavolo di motivo potrei avere per volerla vedere in quella parte della citt.
Ehi, Emma Dan. Cio, Alex. Sono Alex. Auguri! Come va?
Eh bene. Tu come stai? Ti sento un po' stressato. Si tratta della mamma? Lei sta bene?
No. Cio s, ma no, non si tratta di lei. Questa sera sono in citt con con Sam. Lo porto a
fare un giro. Sai, a visitare Bristol.
Credevo che dovessimo aiutare Dan, fa lui.
Shhh, gli dico, e poi torno a Emma.
Mi chiedevo se magari ti andasse di festeggiare il tuo compleanno con un caff veloce. Sam
sarebbe felice di vederti, prima della gara. Per avere un po' di fortuna. Se non hai gi altri impegni
Questa cosa  ridicola.
Va bene. Sto dalla mia amica, Pacha. Stiamo organizzando i prossimi viaggi. Dove vi trovo?
Che ne dici di vederci alle diciassette al The Box? Offriamo noi.
The Box? Ok, a pi tardi allora.
Chiudo la telefonata e, svelto, mando a Dan il messaggio convenuto: Si comincia.
La sua risposta  quasi istantanea. Grazie!!!
In macchina, mentre avanziamo a passo d'uomo lungo le strade di Bedminster, e poi del centro,
Sam ha diverse domande per me.
Dove stiamo andando?
In un caff che si chiama The Box.
Perch si chiama cos?
 solo un nome. Ma racconta un po', come va? Come procedono i lavori di costruzione?
Ha con s una piccola borsa a tracolla, che abbiamo riempito con dei sandwich, un libro su
Minecraft, dei Lego e una piuma che ha trovato ieri al parco e che vuole mostrare a Emma. La tira fuori
e la fa scorrere piano sul dorso della mano.
Pap, perch andiamo al The Box?
Vediamo zietta Emma, e forse anche Dan. Ricordi? Lo sto aiutando con il suo piano. Vuole
parlare con tua zia, ma ha un po' paura e ha bisogno del nostro aiuto.
So che lo sto confondendo, cos accendo la radio sperando che serva a distrarlo. Speranza
delusa. Dopo una lunga analisi forense della situazione, grazie al cielo arriviamo al costoso parcheggio
multipiano nei pressi di Cabot Circus, e cominciamo a risalire la collinetta verso il centro artistico. Sam
mi tiene la mano, ma non mi chiede di stringere sempre di pi no, oggi chiacchiera. Mi racconta di
Minecraft e poi, con molta cura, mi spiega un dettaglio in particolare: lui e Olivia hanno costruito un
faro che proietta un dardo di luce bianca nel cielo.
La luce punta fino al paradiso, mi dice. Penso che le persone vadano l, dopo, quando non le
vediamo pi.  un bel posto.
Mi domando se sappia che cosa significa, o se stia semplicemente ripetendo qualcosa che gli ha
detto Olivia. Prima che abbia modo di chiederglielo,  passato oltre. Adesso vuole sapere di Emma e
dei suoi progetti di viaggio, e che linea aerea user. Via via che ci avviciniamo al locale, smette di
parlare, e io mi chiedo che cosa stia facendo Dan, che cos'abbia in mente, e perch abbia ritenuto che
questo posto fosse pi adatto di altri. E a Emma importer qualcosa? Partir di nuovo tra meno di una
settimana, chiss per quanto tempo. Che cosa dotr mai dirle, in un localino all'interno di un centro
artistico, che non potrebbe dirle  per esempio  all'Old Ship, la sera del pesce con le patatine? Del
resto,  nuovo ai gesti romantici. Oh Dio, potrebbe essere un disastro. E adesso ci ho trascinato dentro
anche Sam.
Emma ci sta gi aspettando al caff. Sul tavolo davanti a lei ha un latte macchiato e un iPad;
indossa una felpa strappata e un paio di jeans, i capelli corti sono scompigliati, il viso  lievemente
illuminato dallo schermo. Quando ci vede, ci rivolge un largo sorriso e ci fa segno di raggiungerla. Sam
le corre incontro e si ferma appena prima di gettarsi tra le sue braccia ma poi si lascia stringere.
Zietta Emma, ho trovato una piuma, le dice.
Oh che bello, me la fai vedere? Ciao, Alex.
Ciao, buon compleanno, le dico, mentre mi guardo intorno alla ricerca di Dan. Il locale 
piccolo e tranquillo, l'interno spoglio di cemento nudo e vetro. C' un gruppetto di studenti, a un tavolo
nell'angolo pi lontano, impegnati a confrontare chiassosamente le foto che hanno sui loro smartphone,
e poi c' una tizia di mezza et con una maglietta dei Sonic Youth, che legge una copia malconcia di
Vanity Fair. Tutti clienti regolari, mi aspetto. Nessuno di loro  Dan. Neanche mascherato. Merda. Ma
dov'? Emma e Sam stanno guardando l'iPad, e intanto chiacchierano di voli e di aerei. Annuisco a
intermittenza, mentre esamino la stanza. Quando Emma va alla toilette, controllo il cellulare, ma non
ho messaggi di Dan. Missione annullata?
E poi lo vedo.  accanto a una porta interna, con un completo celeste aderente e camicia bianca
inamidata, come un supermodello playboy pronto a trascorrere una notte fuori, a San Marino. Mi fa
segno di raggiungerlo.
Ehi, gli dico.  tutto pronto?
S. Come sto?
Sembri il modello di una campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana.
Bene. Ed  positivo?
Certo, perch no Tutto ok?
Ok, s. Emma dov'?
 andata in bagno.
Ah, s. Allora, quando torna, puoi portarla qui?
Certo. Sicuro che stai bene?
Sono un po' nervoso.
Andr tutto bene.  solo Emma, stupido. Te la porto qui. Tu preparati.
Prende qualche respiro. E, quando me ne vado, la musica in sottofondo si fa pi bassa, e lo
sento dire a voce alta:
Ok, vai.
Arrivo al tavolo e vedo Emma che torna dalla toilette. Ok, sono sicuro che sar un fiasco.
Ehm ecco Emma, ho visto un mio amico, laggi. Vieni, te lo presento.
Lei mi guarda e sembra quasi impaziente. Sam sta ancora passando il dito sullo schermo
dell'iPad, ignaro di tutto.
Andiamo, voglio presentarvi.
Okaaaaay, dice.
Dan  scomparso oltre la porta. Prendo per mano Sam, e afferro l'iPad. Emma mi guarda, e io
vado verso la porta con lei che mi segue pigramente. Due membri dello staff, dietro il bancone, la
osservano e si dicono qualcosa bisbigliando. Arriviamo alla porta, che spingo piano. Dietro c' un
corridoio e, in fondo, una porta a due battenti, socchiusa, oltre la quale si apre una stanza ampia e buia.
Non sono mai stato qui, prima d'ora, non so dove sto andando, ma continuo a far strada a Emma.
Dove stiamo andando? si lagna. Hai un comportamento assurdo.
Lo so. Ma tu seguimi.
Sembra pronta a voltarsi e a scappare, ma poi sulla porta appare Dan, con il suo sorriso.
Ma che sta succedendo? strilla Emma.
Ciao, Emma, fa lui. Ti ho preparato una specie di sorpresa per il tuo compleanno. Io
ehm spero non ti dispiaccia, non volevo che te ne andassi senza prima aver saputo qualcosa. Ma
adesso vieni da questa parte.
Ma che stai combinando, idiota? Dan per le tende la mano, e lei lo raggiunge e l'afferra, e
insieme varcano la porta. Devo seguirli, devo vedere che cos'ha preparato. Mi basta una sbirciata
all'interno, per capire.
 la sala cinema. Mi ero scordato che questo posto ne avesse una.  piccola ma, a differenza del
resto del locale,  riccamente decorata con velluto rosso. Le pareti laterali sono coperte da tendine
increspate, come in un classico cinema degli anni '30, e i sedili sono grandi e belli imbottiti.
Non c' nessun altro.
Dan guida Emma ai due posti centrali, e la fa accomodare. Poi dal pavimento prende un enorme
secchiello di popcorn, che tengono in equilibrio sulle ginocchia.
Ah, guardiamo un film? Dan, che cos'? Perch non c' nessun altro?
Ho affittato tutta la sala diciamo che conosco i proprietari. Comunque, Emma ecco, si
tratta di questo. Quando uscimmo insieme per un periodo, tanti anni fa, ero innamorato perso di te. Ero
completamente cotto. Magari non te n'eri mai accorta. Poi tu decidesti di partire, e io capii, davvero.
Pensavo che avrei superato la delusione, alla fine. Invece no, Emma. Non and cos, e non credo la
superer mai. Quindi, quando sei tornata, non riuscivo a crederci, non riuscivo a credere alla mia
fortuna. Avrei dovuto dirtelo subito, ma pensavo che tu avessi dimenticato tutto. Adesso che stai per
partire di nuovo, per, non ha pi importanza. Non ho niente da perdere. Quindi volevo dirti una cosa:
ovunque tu sia nel mondo, qualunque cosa tu faccia, tu per me sei il mondo.
Segue un attimo di silenzio.
Non hai intenzione di metterti a cantare, vero? fa lei.
S, ho una jazz band al completo, dietro la tenda. Devo soltanto dar loro il segnale.
Oh Dio.
Sto scherzando. Ascolta Non mi importa se sei in Brasile, Vietnam, Tailandia, Isola di
Man io penser a te. Non posso evitarlo. L'ho sempre fatto, e continuer a farlo. Se mai dovessi
avere bisogno di qualcosa, di qualunque cosa, mi troverai qui. Suona inquietante? Quando ho recitato il
discorso mentalmente no ma adesso non ne sono pi tanto sicuro. Comunque, ci tenevo a darti una
cosa, prima che te ne andassi.  una cosa stupida, ma credo che capirai.
Poi alza un braccio. E qualcuno, da qualche parte, nota il segnale, perch le tende si aprono
rivelando lo schermo, su cui appare un logo accompagnato dal familiare ritornello di Se una stella
cade in ciel.
E il film comincia. E naturalmente, ovviamente,  Il Re Leone.
Che cos'? sussurra Sam. Che cosa sta succedendo?
Mi supera, scostandomi con un colpetto del gomito, e guarda nella sala.
Un film? Possiamo guardarlo? Fa paura? Dove sono le mie cuffie?
No, noi non ci fermiamo a guardarlo, Sam.  solo per Emma e Dan. Dobbiamo lasciarli soli,
adesso.
Lo faccio uscire, ma mi volto un momento a guardare al di l delle porte che si stanno
chiudendo, e noto le spalle di Emma, incurvate e scosse dai singhiozzi; Dan vi posa una mano, il viso
preoccupato. Ma improvvisamente lei si abbandona, si volta verso di lui, gli getta le braccia al collo e
lo bacia sulla bocca. L'abbraccia anche lui, i volti di entrambi illuminati dal sole che sta sorgendo sullo
schermo. Il secchiello scivola e finisce sul pavimento, i popcorn si sparpagliano come coriandoli.
Ma guardali. Affascinanti, belli ma oh Dio, talmente stupidi. Hanno impiegato met della
loro vita per arrivare a questo momento. E adesso stanno pomiciando davanti a un film della Disney.
Penso ai bambini che erano un tempo, e a tutto quello che  successo da allora, penso a quanto
sia incerta e fragile la felicit.  cos facile lasciarsela sfuggire. A volte passa, e tu neanche la vedi. Ma
a volte, se sei incredibilmente fortunato e paziente, torna indietro.
Che cosa sta succedendo? chiede Sam. Posso giocare ancora con l'iPad?
Non gli rispondo.
Pap? Stai piangendo.
Capitolo 36
Mentre vado da Matt e Clare, cerco di valutare bene tutta la situazione. Sam, la scuola, il
lavoro: tante palline mentali da far girare e non sono palline da ping pong. Sono palle da bowling.
Piene di cemento. Stamattina, tanto per cominciare in modo eccitante, sono stato da un consulente per
le piccole imprese a chiedere informazioni riguardo al caff. Con la compassione severa e pessimistica
di un titolare di un'impresa di pompe funebri, mi ha illustrato tutti i rischi connessi con l'avviamento di
un locale, il tasso di fallimento, gli orari impietosi, la tensione che causa ai rapporti personali. Poi mi ha
consegnato dei moduli per le sovvenzioni governative e un modello in bianco per un business plan di
cinque anni, dicendomi di pensarci su. Dal punto di vista motivazionale,  stato come ascoltare un
album degli Smiths prima di presentarsi al primo appuntamento con una persona.
Viene ad aprirmi Clare.
Entra, mi dice. Com' andato l'incontro?
Mmm, ok, mento. E per poco non scivolo su un roller skate.
S, sta' attento la donna delle pulizie si  presa un anno sabbatico.
In casa c' il solito caos. Archie, Tabitha e diversi amichetti stanno correndo in giro con un mix
di costumi che mette a dura prova la vista; un mantello da vampiro qui, un casco spaziale l: sembra
uno strano show d'avanguardia alla settimana della moda di Parigi. In cucina, Matt  alle prese con il
forno, dove quattro casseruole gorgoglianti emettono vapore nel microclima gi nebbioso.
Allora? fa Clare, mentre toglie una pigna di libri illustrati dal divano, per farci un po' di
spazio.
Non lo so, Clare. Cio, pare che potrei ottenere un prestito per l'avvio del caff, e inoltre ho
qualche risparmio, ma l'impresa  rischiosa. L'anticipo  consistente, e poi be', per me  una novit.
E n io, n te possiamo impegnarci per grosse cifre.
Mio malgrado, guardo Matt, che stava per raggiungerci in salotto salvo poi tornare lentamente
sui suoi passi.
Ma io l'esperienza ce l'ho, fa Clare. E so che tu ce la puoi fare.  un posticino raccolto, e
chiaramente era frequentato. Non stiamo cercando di lanciare una nuova e gigantesca caffetteria in
centro.
Lo so, ma, in tutta onest
Abbasso lo sguardo evitando di incrociare il suo e fissando invece il pavimento e quella che ha
l'aria di essere una mezza banana spiaccicata sul tappeto.
Non ho molta fiducia in me stesso, le dico alla fine. Cio, le cose non mi sono andate molto
bene, nel caso non l'avessi notato.
Benvenuto nel club, mi dice, ma il suo tono conciliante non sembra voler semplicemente
liquidare i miei dubbi. Sicuramente non vedevo due gemelli e debiti di gioco all'orizzonte, un paio
d'anni fa. Ce la stavamo cavando piuttosto bene. Bella casa, bella macchina, bel quartiere, belle scuole.
Ma la vita ha un suo modo di scrollarti e di prenderti a schiaffi. E poi ti molla un calcio nelle palle.
E
Ok, ok, hai reso l'idea.
Hai perso tuo fratello, ma sei sopravvissuto e ti sei fatto una bella famiglia. Cinque mesi fa
Sam era terrorizzato dal rumore e dalla folla, adesso vuole partecipare a un torneo di videogame. Puoi
farcela, Alex. E sinceramente penso che tu debba fare questo passo.
Grazie, le dico. Ma non mi viene altro. E, proprio quando sto per lasciarmi sopraffare dalle
emozioni, Tabitha arriva di corsa, urlando, seguita dal fratello armato di una spada di plastica e di una
pistola laser.
La stabilit non esiste pi, aggiunge Clare, mentre passa il corteo. Mi riferisco al ritmo della
vita, all'incertezza di ogni cosa. In qualche modo devi tenere duro, no? Cerchi di capire che cosa conta
davvero, e vai avanti con quello.
Restiamo seduti in silenzio per qualche secondo, mentre sentiamo Matt che serve la pasta in
cucina.
Clare hai ricominciato a leggere quei post motivazionali su Facebook?
Nei giorni seguenti trascorro ore chino sul laptop e cerco di creare un foglio di calcolo con i
costi; le cose che mi serviranno al caff. Affitto, mobili, attrezzature, personale. La sera, vado a trovare
Jody e Sam soprattutto Sam. Il torneo si avvicina e gli permettiamo di giocare un po' di pi; incontra
Olivia online quasi tutte le sere. Perlopi si esercitano a costruire, a provare cose nuove, a fabbricare
macchine piccole e semplici con pistoni e batterie. E intanto, con gli altri amici, si sta avvicinando
all'Ender Dragon. Hanno esplorato il paesaggio, uccidendo mostri e raccogliendo i tesori di cui hanno
bisogno per localizzare il mitico portale finale.  la terra ultima di Minecraft, nascosta in profondit
sotto la superficie del mondo.
 l che aspetta l'Ender Dragon.
Capitolo 37
 la vigilia del torneo di Minecraft. Ho studiato la strada per arrivare alla location, a Londra, su
Google Maps e ho chiesto a Dan di trovarsi all'ingresso in modo da guidarci nell'edificio. Pi tardi,
stasera, passer da casa per vedere come va l'allenamento di Sam. L'allenamento, esatto. Stiamo
prendendo questa cosa molto sul serio.  pura follia. Clare aveva ragione: qualche mese fa sarebbe
stato terrorizzato all'idea di partecipare a un evento del genere. Ho visto le foto sul sito degli eventi
precedenti: un enorme hangar pieno zeppo di adolescenti che giocano davanti a schermi giganteschi in
un'oscurit quasi totale. Posso solo immaginare il rumore. Una parte di me pensa ancora che, quando
arriveremo, lui mi prender per un braccio e mi chieder di riportarlo subito a casa. Allora andremo
avanti con la nostra vita e il viaggio ci sar servito come esperienza. Ma una parte di me pensa che non
accadr.
Sono seduto al tavolino di Dan, da dove posso vedere la citt. Ho preso l'abitudine di
immaginare ogni edificio come un modello da costruire a Minecraft, e mi chiedo se Sam e io
riusciremo a realizzare il Clifton Suspension Bridge, o il Wills Memorial Building, o perlomeno la
stramba Cheese Lane Shot Tower. In mano ho un libro, Come gestire il tuo caff; l'ho aperto ma non
l'ho letto. Su Amazon aveva delle buone recensioni, ma ogni volta che mi metto l per cominciarlo
vengo distratto da altri pensieri. La folla di genitori, il rumore di pneumatici che stridono. Non farlo
entrare in questa cosa, tienilo lontano. Queste immagini mi invadono ogni volta che penso di andare
avanti con la mia vita, di cominciare qualcosa di nuovo. Decisioni che George non ha mai dovuto
prendere.
Ma  cambiato qualcosa. Forse  la terapia, forse  il fatto che ogni cosa adesso sembra avere
uno scopo: Sam, io, Jody non lo so. Ma in passato, quando pensavo a mio fratello, mi ammonivo, se
con la mente non tornavo sempre a quel giorno. Il senso di colpa obliterava tutto. Questa mattina, per,
sono andato ancora pi indietro, soffermandomi su brevi momenti della nostra vita insieme; quando
facevamo qualche tiro a pallone nel parco, nei pomeriggi di sole, quando fingevamo di azzuffarci
davanti alla televisione, quando ci sdraiavamo sui letti a leggere fumetti per ore. Mi accorgo che sto
sorridendo. Non sono sicuro di ricordare la voce di George, ma riesco a sentire ancora la sua risata, uno
staccato pieno di malizia.
E questo mi porta a Sam, e alla scintilla che ho visto in lui in questi ultimi mesi. Indubbiamente
 sempre stata l, ma avevo i paraocchi e non riuscivo a scorgerla ero troppo preso dal problema
Sam. Adesso capisco che la sua visione del mondo  completamente diversa dalla mia;  fatta di schemi
e di sorprese e di bellezze che io non vedo e non comprendo. Quando era un bimbo ai primi passi,
durante il weekend avevamo questa routine. Io lo mettevo sul passeggino e lo portavo a una panchina
in particolare, su un fazzoletto di terra vicino a una delle tortuose strade principali che attraversano
Bedminster. E ce ne stavamo seduti l per un'ora, a volte anche di pi, e lui indicava le auto, i furgoni,
gli autobus e mi chiedeva: Dove vanno, pap? E io m'inventavo una destinazione. In lontananza
vedevamo una fila di case colorate, sulla collina; io le indicavo una alla volta e lui diceva: Blu, gialla,
rossa, blu. Il colore che nominava non era quasi mai quello della casa, ma non era questo il punto. Il
punto  che amavo quei momenti di calma, in cui stavamo insieme. Pensavo fosse soltanto un gioco
stupido, un esercizio di ripetizione che gli dava conforto. Sbagliavo. Era un suo tentativo di
comprendere il mondo e dividerlo in compartimenti, di leggere il folle trambusto intorno a lui. Gli
servivano dei sistemi, per quanto fragili, per processare quello che stava accadendo. Perch la citt non
era un rumore di fondo, per lui: non poteva chiuderla fuori. Il mondo era un'aggressione continua ai
suoi sensi. Aveva un bisogno disperato di dargli un significato.
Adesso sembra che stia diventando tutto un po' pi chiaro, come il sole che illumina un
paesaggio sconosciuto. Sam non  un problema.  un bambino brillante.  il mio bellissimo bambino.
 divertente, intelligente e pieno di curiosit, e collega le cose in modi strani ma brillanti. La sua
immaginazione  una fornace gigantesca che estrae qualcosa da questo baccano caotico. Perch allora
non mi era chiaro? E la cosa che pi mi disturba  il fatto che, mentre io mi sforzavo di capire ogni
singola cosa, bambine intelligenti come Olivia e Tabitha c'erano gi arrivate. Per tutto questo tempo ho
pensato che il problema fosse lui, ostinatamente intrappolato nel suo mondo. Invece ero io.
Mi squilla il telefono, ed  un messaggio di Emma, ovunque lei sia: ho una chiamata senza
risposta della mamma. Hai parlato con lei?
Arrivo in tarda mattinata, parcheggio un po' pi in l e mi avvio a piedi per la strada familiare.
Il cielo  un ammasso di nuvole e dona al giorno un grigiore inquietante, che ricorda il colore della
selce, ma c' anche un bagliore caldo che proviene da un albero di Natale alla finestra del salotto, e
dalla camera di Sam, al piano di sopra, giungono brevi lampi colorati. Sta giocando a Minecraft.
Quando suono il campanello, Jody apre la porta e mi abbraccia.
Come va? mi chiede. Il gran giorno si avvicina.
Annuisco. Che cosa facciamo?
Entro, e vedo che il salotto  ordinato, i libri sono tutti sulle mensole e non impilati sul
pavimento e i tavoli, e alle pareti ci sono dozzine di biglietti di Natale appesi a lunghi pezzi di spago.
C' persino un nuovo tavolino che sotto ha dello spazio per una scatola che contiene giochi e fumetti.
Jody ha messo dei grossi ceri sul davanzale, e nel camino arde un bel fuoco scoppiettante, che in questa
giornata cos apatica e appannata crea un'atmosfera molto intima, crepuscolare.
Wow, il soggiorno  meraviglioso.
Grazie. Ho un po' pi di tempo a disposizione alla galleria i ritmi non sono pi cos
frenetici, e Sam  be', ha degli amici veri! Olivia e suo fratello vengono a trovarlo, e leggono riviste
di videogame, parlano di Minecraft, certo ma anche di Lego e di Adventure Time, e di un sacco di
altre cose che non capisco. Fa ancora fatica a stargli dietro, e ascolta pi che parlare. Ma loro non
sembrano farci caso. Mi viene da pensare che dev'essersi sentito molto solo, e non aveva modo di
dircelo.
Hai parlato con lui della scuola?
Al momento non gli sto facendo pressioni ha cos tante cose a cui pensare, con la gara che si
avvicina. Ma dobbiamo dare una risposta la prossima settimana. Non voglio fargli fare un altro anno
dov' ora. Sento che finalmente sta facendo dei progressi. Non passi enormi. Piccoli, e uno alla volta.
Siamo nel salotto lindo e ordinato, a un metro l'uno dall'altra. Il bagliore arancio del fuoco si
riflette tra i suoi capelli e sulla sua pelle. Nei suoi occhi e nel suo sorriso. Per un attimo mi sembra di
stare con lei da sempre, e ho la sensazione che sar sempre cos. Delicatamente, mi mette una mano sul
braccio.
Va' di sopra, da lui.
Salgo e, come sempre, sento prima la musica. Il pianoforte delicato, quasi sinuoso, che ti invita
a esplorare il mondo, a prenderti il tuo tempo. Apro la porta, e Sam  sul suo letto circondato da libri e
riviste; l'unica luce  quella di una piccola lampada da lettura, a parte lo schermo a cristalli liquidi.
Faccio delle torce per illuminare le varie zone di notte, dice, quando mi vede. I mostri
eviteranno l'area attorno alle torce.
Ciao, Sam. Che cosa stai facendo?
Costruisco. Ho un muro, adesso. Un grande muro che circonda la Torre di Londra, come nella
foto.
E infatti oltre all'edificio che avevamo costruito insieme tante settimane fa, c' un muro
costruito ad arte con sassi e ciottoli. Ci sono delle finestrelle strette lungo il perimetro, e un paio di
cancelli ad arco, un po' tozzi.
Ti va di partire per un'avventura? mi chiede.
Prendo il controller, e siamo di nuovo insieme in quel mondo.
Il sole  caldo; si avverte una lieve brezza che fa stormire i quadrati frondosi, la volta dei boschi
che coprono la valle vicina. Lasciamo il castello e ci addentriamo tra gli alberi.
Costruir dei binari, mi dice Sam. Andranno dal castello al villaggio. User un carro,
quando avr bisogno di rubare pi carote.
 una buona idea.
Superiamo una trincea che porta a una rete di grotte e tunnel, un posto da esplorare un altro
giorno. In mezzo alle betulle c' una pozza profonda, con un'isoletta al centro. Per qualche ragione mi
ricorda l'isola che avevamo immaginato in campeggio, quella su cui avevo portato Sam quando aveva
paura e non riusciva a prendere sonno. Sembra quasi reale, adesso. Sta per calare la notte, e mi aspetto
che Sam si faccia prendere dal panico, e invece sguaina una spada.
 di ferro e le ho fatto un incantesimo.  molto robusta.
Ok, ma forse sarebbe meglio tornare, non  il caso di perderci.
Mi giro, e lui mi segue controvoglia tra gli alberi che cominciano a diventare grigi nella luce
che va morendo.
Ci siamo divertiti, eh?
S. Grazie, pap.
Vedo il muro e sento un rumore familiare, non troppo lontano. Un rumore secco di ossa. Subito
si sente il sibilo di una freccia, seguito da un altro.
Uno scheletro, fa Sam.
Mi tuffo sotto gli alberi e, mentre corro, affondo il piccone nella terra. Cerco Sam, ma  sparito
tra i rami scuri. Non so dove si trovi l'arciere, ma il martellio metallico delle sue ossa  cos vicino. E
poi lo vedo, bianco sotto la pallida luce della luna, una freccia gi incoccata. Si trova fra me e il
cancello del castello.
Sono bloccato! grido. Mi colpisce due volte, in rapida successione. Sento quasi l'energia  la
forza vitale  abbandonarmi.  cos che termina quest'avventura? A pochi passi dalla nostra Torre, ma
comunque troppo lontano per sperare di farcela?
Ma no: in un lampo improvviso di rumore e di colore, Sam esce dalla foresta brandendo la
spada. Lo scheletro si volta, ma  troppo lento. Sam alza la lama e l'abbassa, e colpisce qualcosa con
uno scricchiolio, facendo indietreggiare il mostro.
Vai! mi urla Sam, ma quando lo colpisce di nuovo la spada va in pezzi, e si ritrova a dover
scappare anche lui.
Faccio un balzo in avanti, con la salute ridotta a mezzo cuore, a un passo dall'entrata, e dalla
salvezza. Lo scheletro ha riportato la sua attenzione su di me, e sta incoccando un'altra freccia. Sento
un sibilo e mi preparo a perdere vita poi sento il rumore della freccia che colpisce il bersaglio. Ma
sono ancora vivo.
Mi volto e vedo Sam, armato di arco, in piedi accanto al nemico caduto.
Ho cambiato arma in tempo! Ti ho salvato!
 stato incredibile, Sam!
Quando ci voltiamo a guardare lo scheletro, notiamo che ha lasciato cadere qualcosa, un oggetto
scintillante, che adesso giace tra l'erba e i fiori. Ci avviciniamo, e vediamo che cos': un elmo d'oro.
L'ultimo Gioiello della Corona, fa Sam.
Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo completato la nostra missione.
Mi precede attraverso i cancelli, verso la Torre imponente. All'interno, il salone  stato
completamente trasformato: le pareti, ora di pannelli di quercia inframmezzati da grandiose colonne di
pietra, sono ricoperte di quadri.
Seguimi, mi dice.
Saliamo insieme i gradini bassi della scala massiccia, fino a raggiungere il piano superiore,
dove un lungo corridoio porta a tante camere pi piccole. Passo dall'una all'altra come un turista in
visita a qualche lussuosa propriet del National Trust, ispezionando ogni dettaglio, guardando il
paesaggio all'esterno attraverso le finestre. Sam mi guida a una piccola scala a chiocciola che conduce
sui bastioni, e poi camminiamo insieme lungo il perimetro, cos vicini che le nostre mani si sfiorano.
Restiamo in silenzio, sotto le nuvole poligonali che incombono sopra di noi, e guardiamo le montagne
in lontananza oltre il muro. Dal recinto sottostante giungono i versi di cavalli e mucche, ma a parte
questo niente. Siamo beatamente soli nell'universo.
Sam, ti senti pronto per domani?
Cosa c' domani?
La gara all'evento di videogame.
Oh, s. Devo costruire qualcosa di buono.  il mio lavoro. Olivia viene a vedermi.
Sai che ci saranno molte persone, vero?
Hanno dei computer, quindi non c' bisogno che porti la mia console.
Ricordi quando sei stato a Londra? Con me e zietta Emma?
Abbiamo visto la Torre! Ma io mi sono perso e ho avuto paura.
Scende dal bastione e torna alla scala. Io lo seguo.
Ma pensi che andr bene, alla gara? Magari potresti metterti le cuffie
S. Non sar triste.
Ma, se succede, va bene lo stesso. Non importa,  ok essere tristi. Tutti lo siamo, ogni tanto.
Anche tu?
Certo.
Perch?
A volte  triste per suo fratello.  Jody.
Sam e io ci voltiamo e la vediamo sulla porta, con una tazza di t e un bicchiere di latte. Il
fratello di pap, George,  morto quando lui era piccolo. Per questo ogni tanto  un po' triste. Ma ci
prenderemo cura noi di lui.
Sam fissa lo schermo.
A volte i lupi cercano di entrare per mangiarsi i maiali e le pecore, dice. Non devo lasciare i
cancelli aperti. Pap, non lasciarli aperti, se entri.
D'accordo.
Se dai del frumento alle mucche, si innamorano.
Certo. Ha senso.
Sollevo gli occhi verso Jody, che alza le spalle, comprensiva. Sorrido, e bacio Sam su un lato
della testa. Lui non si muove.
Posso unirmi a voi? chiede Jody.
Intendi nel gioco?
S, Sam mi ha mostrato come si fa.
Prende un altro controller, si siede di fianco a noi e preme il bottone Start. Sullo schermo appare
un terzo personaggio, che indossa una tuta arancione. Mi ci vuole qualche secondo per realizzare.
Eri tu! esclamo, poi. Eri tu quella vestita di arancione.
Volevo vedere che cosa stavate combinando. All'inizio mi sono limitata a guardare Sam che
giocava, poi mi sono sentita coinvolta. Ma non mi andava che pensasti che volevo interferire. Cos
sono rimasta nascosta.
La mamma mi ha detto di non dirtelo, fa Sam.
Ti sei messa a fare la stalker in Minecraft? le chiedo, con finto orrore.
Non sono stata molto brava. Per s, l'ho fatto. Scusa.
Non dirlo nemmeno. Sono felice che fossi tu. La prossima volta, costruiamo qualcosa tutti e
tre insieme.
Possiamo cominciare una cosa nuova, fa Sam.
Ok, ma voglio che sia chiaro che, se arriviamo al posto della gara e non ti va pi di
partecipare, non ci sono problemi. Possiamo andare a prenderci un gelato.
Sam sospira profondamente.
No, lo faccio. Olivia dice che posso vincere perch so come fare le luci a intermittenza.
Bene, allora  deciso, chiude Jody. Si va a Londra.
Vieni anche tu? le chiedo.
Certo! Non me lo perderei per niente al mondo. Ci andiamo tutti e tre insieme. Sar
un'avventura.
Dopo, Jody e io scendiamo, e io guardo ancora la casa per assimilare i cambiamenti
cambiamenti che sono stati fatti senza di me.
Raccontami della terapeuta, mi dice lei. Le hai parlato di noi?
Esito un istante.
Scusa, riprende, la voce alta. So che  confidenziale. Sono stata scortese a chiedertelo.
No, no, va bene. S, ne abbiamo parlato.
E? Oh, scusa di nuovo!
Tranquilla! Sono all'inizio, ho fatto soltanto due sedute. Ma, ecco, le ho detto del lavoro, dei
soldi e di Sam, e di come  diventato tutto complicato e devastante. E be', a quanto pare,  possibile
che abbia commesso un sacco di cose sbagliate per le ragioni giuste.
Jody fa per dire qualcosa, ma la fermo.
Lo so, lo so. Avevi ragione tu. Mi sono fatto carico di tutto e non ce n'era il bisogno. Sarei
dovuto stare di pi a casa; e, anche quando c'ero, ero sempre altrove. Vorrei averlo capito prima.
Sei sempre stato un po' lento.
Siamo molto vicini, adesso. Sento il suo respiro sul mio viso. Si china verso di me, e io faccio
lo stesso. Il suo profumo si diffonde come calore. Chiudiamo gli occhi. Mi domando se stia succedendo
davvero.
Poi, d'un tratto, il crepitio dei tizzoni nel camino si fa pi forte, spezzando l'incantesimo.
Un'antica possibilit, che per un attimo era sembrata di nuovo reale, si allontana da noi.
Be', adesso sar meglio che vada.
Il suo viso  attraversato da un'espressione che non so decifrare.
S, dice, mentre scosta un ricciolo dagli occhi. Ma nessuno dei due si muove. Dalla porta,
dietro di me, arriva il gelo dell'aria di dicembre, con i suoni della strada, il brusio sommesso delle
macchine lontane. Ci circondano. Noi ci stiamo ancora guardando.
Quanto pensi di restare da Dan? mi chiede.
Non lo so.  come con la scuola, il caff e noi. Bisogna prendere una decisione.
S,  vero.
Un clacson, in lontananza. Una lieve brezza increspa le tende.
Stavo pensando Ecco, se ti va s, insomma mi stavo chiedendo se
S?
Ride, in imbarazzo, e guarda altrove. L'aria tra noi sembra carica di elettricit; scintilla quasi
fosse piena di brillantini.
Stavo pensando
Sento vibrare il telefono che ho in mano e, forse per rompere la tensione, guardo il display.
Sono sicuro che sia Dan, che si domanda dove sia finito. Ma poi guardo il testo del messaggio, e so di
aver sbagliato. S. Completamente.
Tutto bene? mi chiede Jody. Sembra che tu abbia visto un fantasma.
 un messaggio della mamma, rispondo.  in ospedale.
Capitolo 38
George non volli vederlo. Questo lo ricordo.
Mamma non me lo chiese, disse che stava a me decidere. Sarei potuto andare l dentro per
salutarlo, se avessi voluto. Per l'ultima volta. Era in una stanzetta all'obitorio, da solo, disteso su una
barella di metallo. Ma feci no con la testa e abbassai gli occhi, fissandomi i piedi. Non era dolore: era
paura. Non sapevo che aspetto avesse, non avevo mai visto una persona morta. Temevo il sangue,
temevo di trovarmi davanti una scena orripilante. Quando la mamma mi prese per mano e mi port via,
provai vergogna.
Non so dire come mi senta riguardo a quella decisione, adesso. Forse sar la terapeuta a
dirmelo, con il tempo. Ma so che la mia visione degli ospedali  assolutamente condizionata da quel
giorno e da quello che accadde dopo. Sono luoghi in cui si annidano buio e catastrofi. Luoghi da cui le
persone che ami non escono pi.
Chiamo subito mia madre.
Pronto? Le trema un po' la voce, ma  forte e sicura come sempre.
Mamma, sono io.
S lo so, caro, il tuo nome appare sullo schermo.
Cos' successo? Stai bene?
Ieri sera sono caduta. Stavo cambiando la lampadina sul pianerottolo al primo piano, per
metterne una di quelle nuove, a risparmio energetico, hai presente? Costano parecchio, eh?
S. Ma cos' successo, mamma?
Be', lo sgabello si  mosso e sono caduta. Ho sbattuto la testa e ho perso conoscenza per un
po', e mi sono fratturata un polso. Sarei rimasta l per tutta la notte, se non fosse venuta la signora
Ferris che abita in cima al viottolo, per chiedermi se potessi tenerle il cane per qualche ora gioca a
bridge, il gioved sera. Non m'invita mai. Comunque, quando non le ho risposto,  venuta di sopra
quella vacca ficcanaso, e mi ha trovata. Mi ha portata al posto di primo soccorso, dove mi hanno
trattenuta per la notte. Ho provato a chiamarti. Ma tu come stai?
Tipico di mia madre. Non preoccuparti per me, sono in ospedale con una contusione e qualche
osso rotto, circolare, non c' niente da vedere. Ma il senso di colpa c'. Sta pulsando, in fondo alla mia
mente. Non ho mai controllato i messaggi, ero troppo preso da tutto quello che stava accadendo.
C' qui un'infermiera, potresti parlare con lei?
S, certo.
La sento passare il cellulare a qualcuno.
Signor Rowe? chiede una voce dal tono ufficiale.
S. Mia madre sta bene?
Pensiamo di s. Ha riportato una frattura di Colles al polso,  piuttosto comune negli anziani in
seguito a una caduta, quindi questa mattina abbiamo riallineato le ossa. Ma ci preoccupava la
possibilit che avesse avuto un capogiro prima di cadere, cos l'abbiamo sottoposta a dei test. Potrebbe
non essere niente, ma be', potrebbe anche essere qualcos'altro, per esempio diabete, o un attacco
ischemico transitorio.
Un che cosa?
Un attacco ischemico transitorio. Un attacco minore.
Seguono alcuni secondi di silenzio. In sottofondo sento mia madre che protesta perch
l'infermiera le ha dato dell'anziana. E dai rumori credo che quest'ultima si stia allontanando da lei.
Un attacco? ripeto. Jody mi mette una mano sul braccio.
Non lo sappiamo, spiega l'infermiera. Abbiamo fatto degli esami, avremo un'idea pi chiara
tra un po'. Potrebbe non essere stato nulla. Sicuramente sua madre avr bisogno di aiuto per qualche
giorno per via del polso. Suo padre  a casa?
No. No, lui non c' da tanto tempo.
Uno strano modo di descrivere la situazione.
Be',  possibile che lei o un altro familiare andiate a stare da lei per un giorno o due?
S I-io arrivo appena posso. Arrivederci.
Guardo Jody, e cerco di non lasciar trapelare la paura che mi sale dalle viscere. Poi sento una
voce che mi chiama dalle scale.
Cos' successo alla nonna?
Sam  sceso, e adesso  sull'ultimo gradino, il controller ancora in mano.
 tutto ok. Jody corre da lui. Nonna  caduta ed  in ospedale, ma sta bene.
Parto, dico. Se mi metto in macchina adesso, sar l per le sedici.
Vuoi che ti accompagni? Clare e Matt potrebbero badare a Sam. Vengo davvero. Se hai
bisogno di me.
Annuisco, in silenzio. Non trovo le parole per rispondere a un'offerta cos gentile.
Voglio venire anch'io. Voglio vedere la nonna, fa Sam.
E la gara? chiedo a tutti e due.
Una pausa.
Possono portarlo Emma e Dan.
Io voglio vedere la nonna!
Oh, merda. Emma. Devo dirglielo.
Quando risponde al telefono, ha la voce roca, confusa.
Pronto? Alex? Mmm, sono a letto. Sto smaltendo i postumi di una sbornia.
Emma, mamma  in ospedale.  caduta e si  fratturata un polso, ma le stanno facendo anche
degli esami perch sospettano che abbia avuto un piccolo attacco ischemico.
Sento un borbottio incoerente, sullo sfondo, di una persona che di certo stava ancora dormendo.
So che  Dan, ma non ho tempo di interrogare mia sorella sulla passione che  scoppiata nuovamente
tra loro.
Emma, io sto andando da lei. Volevo avvisarti.
Vengo anch'io. Vengo, s.
La sento frugare in giro; chiaramente, sta cercando i vestiti.
Cosa? Sei sicura?
S. Merda. S. Sarei dovuta andare a trovarla settimane fa. Oh dannazione, mamma. Puoi
passare a prendermi? Ti prego, Alex, devo venire.
Copro la cornetta con la mano e guardo Jody. Ha gi sentito, e annuisce.
Ok. Sar l tra dieci minuti, fatti trovare pronta.
Guardo Sam, e mi chiedo fino a che punto abbia capito che cosa sta succedendo. La solita
vecchia storia. Se andiamo da mia madre, si render conto che ci siamo persi il torneo? Se lei  malata,
lo capir? Mi metto in ginocchio accanto a lui.
Sam, vuole venire anche la tua zietta, ma Dan potrebbe portarti alla gara di Minecraft. Puoi
ancora partecipare.
No, io voglio venire con te e la mamma. Voglio vedere la nonna. Non voglio che vada via.
Non va da nessuna parte, ha solo avuto un incidente, tutto qui.
Voglio venire. Non m'importa!
Possiamo iscriverci al torneo l'anno prossimo, suggerisce Jody. All'inizio do per scontato che
stia parlando con Sam, ma poi vedo che sta guardando me. Andiamo tutti a trovare la nonna, ok?
Corriamo per tutta la casa, e ficchiamo abiti, spazzolini da denti eccetera in una valigia. Sta
succedendo tutto talmente in fretta che  difficile processare questo turbine di emozioni. Ma in fondo al
mio cuore riesco a distinguerne una, al di sotto della preoccupazione e della confusione. La delusione.
Per Sam, ma anche per me. Volevo che riuscisse a dimostrare qualcosa, in quello stupido torneo e
non mi ero reso conto di quanto fosse importante per me.
Alla fine siamo tutti ammassati in macchina, e stiamo attraversando la periferia di Bristol per
poi imboccare l'M5. Accanto a Sam, sul sedile posteriore, c' Emma, che sta ancora smaltendo una
sbornia colossale, e tiene stretto al petto un termos di caff mentre piagnucola pietosamente. Ha passato
la serata con Dan, in giro per club, e sono tornati nel suo appartamento alle tre del mattino. Sam la sta
osservando, morbosamente affascinato.
Vomiter? chiede.
Nooooooo, geme lei.
Che cosa pensi di dire alla mamma? le domando.
Non lo so. Non posso raccontarle quello che sai. Non  il momento giusto, no?
Ok.
Voglio dire, adesso si tratta di lei, non di me.
Lo so.
Voglio che sia un incontro assolutamente tranquillo.
Ok. Ma non dirle del torneo di Minecraft. Non voglio che pensi che ci stiamo perdendo
qualcosa per badare a lei. D'accordo?
D'accordo. Come vuoi, io adesso mi metto a dormire.
Per il resto del viaggio, riesco a pensare soltanto a una cosa. All'attacco ischemico. Nostra
madre ha avuto un attacco ischemico. Certo, sembra che adesso stia bene, ma una cosa del genere, se
fosse vera, che conseguenze potrebbe avere? Potrebbe essercene un altro? Il mio cervello  attraversato
dalle varie possibilit e implicazioni. Ho sempre dato per scontato che mamma ci fosse e che fosse
indistruttibile.  sempre stata l'unica certezza della mia vita. E adesso?
E adesso?
Vuoi che guidi io? si offre Jody.
Sto bene. Sto bene.
Quattro ore dopo stiamo entrando nel parcheggio di un piccolo ospedale pubblico. Con i suoi
edifici moderni di mattoni, eretti ordinatamente attorno a un fazzoletto di prato ben curato, sembra una
casa di riposo, e vi regna la stessa quiete mortale. Usciamo dall'auto, Emma si appoggia alla portiera
per qualche secondo, mentre prende dei respiri profondi. Sam scende di corsa e salta su una panchina
vicino al prato. Jody si sta gi avviando verso l'entrata, assumendo il controllo: quando passa accanto a
Sam, gli tende la mano. E noi la seguiamo.
Le porte si aprono e subito veniamo investiti dal classico odore di ospedale, quella squisita
combinazione di disinfettante e verdure bollite, che ti ricorda immediatamente le visite precedenti. Un
pugno olfattivo che ti colpisce al ventre, richiamando tanti ricordi alla tua mente. Dietro il bancone c'
una receptionist, e poi c' un'infermiera giovanissima che sta leggendo delle annotazioni su un blocco
a molla. Ha l'aria stanca, tormentata. Dico chi siamo e l'infermiera ci guida lungo un corridoio
luminoso tappezzato di disegni di bambini, e attraverso una porta a due battenti che si apre su un
piccolo reparto. Due letti sono vuoti; uno ospita un'anziana con indosso una camicia da notte che si
direbbe di epoca vittoriana.  seduta e sta parlando con un uomo addirittura pi anziano, accasciato su
una sedia di plastica, che sembra sonnecchiare chino su di lei. Poi, nell'angolo in fondo a destra, vedo
la mamma, gi con indosso il cappotto e la borsa sulle ginocchia.  seduta con la schiena ben diritta, ai
piedi del letto. Un gesso spesso le avvolge braccio e mano.
D'un tratto sono preso da una sensazione fin troppo familiare. Forse  stanchezza, forse  tutta
questa preoccupazione, ma pi probabilmente  un ricordo, annidato in fondo alla mia coscienza: il
ricordo di aver vissuto un momento simile anni fa. Mamma che aspettava in ospedale, sola e confusa.
Una voce che le spiegava che non c'era niente che potessero fare. Volete dirgli addio?
Il dolore mi afferra e mi trascina con forza, come una corrente nascosta sotto la superficie di un
oceano profondo e oscuro.
L'infermiera mi guarda, e la sua espressione si fa preoccupata.
Sua madre ha avuto una giornata movimentata, ieri, mi dice con un sorriso.
Gli esami cosa dicono? chiedo.
Vi spiegher tutto il medico specialista. Con ci, ci lascia. Il medico specialista? Che cosa
significa?  una cosa positiva o no? Perch non ha potuto dircelo lei? Non va bene. No, non va bene.
Raggiungiamo il letto della mamma, i nostri passi che risuonano sul pavimento. Lei ci saluta
con la mano e, spazientita, alza le spalle per via della follia di tutta questa situazione.
Figliolo! mi dice. Non mi dimetteranno prima del giro di visite del medico.  come in
Colditz, ma non si mangia altrettanto bene. Come stai? Jody, Sam! Ah, Emma. Che bella sorpresa. 
questo che ci vuole per portarti da me? Avrei dovuto pensarci prima!
Ciao, Emma si china per stringerla in un goffo abbraccio.
Le stiamo tutti intorno, senza sapere bene che cosa dire. Seduta su quel letto, in qualche modo
separata da questo gruppetto nervoso, mamma sembra perdere la sua aria risoluta, e mi appare vecchia,
pallida e spaventata.
Vorrei tanto andare a casa, dice.
I suoi occhi sfrecciano da una parte all'altra della stanza, osservano le pareti verdi smorte, le
macchine che emettono suoni, le infermiere affaccendate. So che la paura che comunica non ha niente a
che vedere con il suo incidente:  quella che ossessiona tutti noi.
Arriva una donna di mezza et, con una camicia bianca inamidata, le maniche arrotolate, gli
occhiali appollaiati sulla punta del naso. Dev'essere il medico.
Signor Rowe?
S, le dico. E la mia voce  sommessa e rispettosa come quella di un bambino.
Abbiamo i risultati degli esami di sua madre.
Momenti del genere si vedono nelle serie TV. La grande rivelazione. Il paziente dall'altra parte
della scrivania, o in reparto, preoccupato, teso. La lunga pausa drammatica, la telecamera che fa una
panoramica sui volti dei presenti per catturare anche la pi piccola emozione. Ma quando certe cose
accadono nella vita reale, questi momenti di paura e di incertezza totali si svolgono in modo
completamente diverso, quasi anticlimatico. Niente crescendo musicale, nessuna coreografia di
emozioni. Solo un uomo o una donna con un camice inamidato che si prepara a darti la peggiore delle
notizie. E poi tu devi affrontarla, e la telecamera non se ne va. Non se ne va mai. Mi sento tirare per un
braccio, e presumo sia Sam. Ma, quando mi volto appena, scopro che  Emma.
Il medico sfoglia pigramente qualche altra carta.
Sta bene, dice. Ha subito solo una leggera contusione.
L'atmosfera nella stanza si fa improvvisamente pi leggera, come se vi fosse stata pompata una
ventata di ossigeno puro. Mi gira la testa. Emma espira rumorosamente.
Ma e il capogiro? chiedo.
Be', ieri sera si era dimenticata di raccontare una cosa ai dottori, e cio che nel pomeriggio
aveva bevuto mezza bottiglia di vino con il vicino.  stato quello a provocarlo.
Mamma, le dico. Eri arrabbiata?
No! Stavamo pranzando insieme piacevolmente. E adesso, se non vi dispiace, posso
andarmene da qui?
Si alza e barcolla appena, cos mi lancio in avanti e l'afferro per un gomito.
Ferma!
Guardo Emma, in cerca di aiuto, ma con mia grande sorpresa la trovo in lacrime.
Mi dispiace, mamma. Il suo pianto  una cosa cos improvvisa, cos sorprendente. Mi
dispiace tanto!
E poi si avvicina incespicando e la stringe in un abbraccio, che rischia di far finire entrambe sul
letto. Jody e io ci guardiamo, sorpresi e insieme divertiti.
Che cosa sta succedendo? vuole sapere Sam.
Non lo so. Ma credo che zia Emma sia dispiaciuta.
Il tragitto in auto fino a casa della mamma  uno scontro di tensioni silenziose. La famiglia
Rowe  di nuovo riunita, stipata in una familiare vecchia e malridotta; e ci sono anche Jody e Sam. 
un diagramma di Venn di incertezze e di rimpianti che sobbollono lentamente sul fuoco. Ci fermiamo a
prendere pesce fritto e patatine lungo la strada e, quando imbocchiamo il vialetto di ghiaia della casa
della mamma,  gi buio, e una mezza luna illumina a malapena gli alberi intorno al cottage, con una
luce bluastra.
Dentro, Emma la aiuta a prendere dei piatti, e poi mettiamo sul tavolo gli involti con il pesce
pastellato e le patatine bollenti. Per fortuna Jody ha portato dei sandwich con formaggio e sottaceti per
Sam, che lui mangia in silenzio, mentre osserva le goffe dinamiche di famiglia che si mettono in moto.
Mentre siamo a tavola, la mamma prova a fare qualche domanda a Emma sui suoi viaggi, e a
quel punto mia sorella parte e si lancia in un resoconto dettagliato dei dieci anni che ha trascorso
volando di paese in paese, spigolando aneddoti adatti a sua madre e a suo nipote. Alcuni li avevamo
sentiti parzialmente durante le sue visite precedenti, ma nessuno la interrompe, perch  un sollievo
ascoltarla dopo una giornata difficile e piena di ansia, senza dover aggiungere niente. Poi arriva al
ritorno, al tentativo poco entusiasta di dare a Bristol un'altra possibilit, e ai suoi progetti per il
futuro che non  detto includano il mio migliore amico.
Esci di nuovo con Dan? le chiede la mamma sputacchiando.
S. Perch, che c' che non va in lui?
Oh, proprio niente. Ma quel povero ragazzo se ne and in giro con l'aria depressa per un anno,
quando te ne andasti. Spero tu non intenda fargli una cosa del genere una seconda volta.
Emma mi guarda, ma non dice niente.
Cos parla la mamma. L'aggiorna riguardo alla sua vita in Cornovaglia; poi chiede a Jody della
galleria, e a me del caff.
E tu che combini, Sam?
Niente.
Cos' che ti piace?
Minecraft e gli aerei, la scuola no. Stai meglio adesso?
Lei ride, ma io sono preoccupato all'idea che Sam tiri in ballo la storia del torneo.
Sto bene. Ma non divento certo pi giovane. Sto pensando di vendere il cottage, e magari di
avvicinarmi un po' a Bristol. Vedremo.
Sul serio? chiedo. Cio, sarebbe ragionevole.
Solo se a te non dispiace. Non significa che devi rimanere in zona.
No, ci sar.
Deve, fa Jody. Noi ci siamo.
Ci guardiamo, e d'un tratto mi ricordo che stava per dirmi una cosa, prima che ricevessi quel
messaggio. Ma non mi va di tirare a indovinare. Non voglio illudermi.
E per allora avrai il tuo caff, mi dice la mamma.
Staremo a vedere. Ci vogliono tanti soldi ed  un'impresa rischiosa. Mi servirebbero ventimila
sterline solo per partire. E ecco al momento sono un po' a corto di denaro.
Ma tu vuoi farlo?
S.  eccitante, capisci? L'idea di fare una cosa del genere. Quel posto  parte della nostra vita,
non  vero, Sam?
Annuisce, in silenzio.
Be', continua lei, allora devi provarci. George vorrebbe cos: ti direbbe, buttati, qual  la
cosa peggiore che potrebbe capitare?
Sam sta per dire qualcosa, ma si trattiene.
D'accordo, conclude mia madre. Vado a fare il bucato.
Hai un polso fratturato. Ci penso io, si offre Emma.
Mio Dio, esclama mamma.  cambiata davvero.
A dire la verit c' una cosa che devo dirti. Una cosa che mi  successa. Ho bisogno di
raccontartela, e ho bisogno di chiederti scusa per essere scappata. Ma non mi va di farlo davanti a un
pubblico.
Mi aspetto che nostra madre si lasci andare a qualche commento spiritoso, ma le basta guardare
mia sorella per capire che c' voluto del coraggio per dire una cosa del genere e che deve trattarsi di
qualcosa di serio. Le mette un braccio intorno alle spalle e la conduce in cucina. La porta si chiude alle
loro spalle.
Pi tardi, saliamo a fare i letti; Jody e Sam dormono nella stanza per gli ospiti, io nel piccolo
ripostiglio accanto. Emma di sotto, sul divano.
Allora, qual  il piano? mi chiede, mentre srotoliamo il suo sacco a pelo.
Sento la mamma in cucina, e Jody che aiuta Sam a lavarsi i denti, nel bagno al piano di sopra.
Domani ci fermiamo tutti qui, e vediamo come sta. Tu hai il volo domenica sera, giusto? Puoi
andare all'aeroporto in treno? O ti porta Dan?
Poi ci penso. E il torneo?
Oh,  tutto ok. Non posso lasciarti qui da sola, non sarebbe giusto. Ci riproveremo l'anno
prossimo. In tutta onest, non sono nemmeno sicuro che avrebbe partecipato davvero.  un'ottima
scusa per non metterlo in quella situazione.
Annuisce. Ma non sembra troppo convinta.
Allora buonanotte.
Capitolo 39
Sento bussare alla porta del mio stanzino. Poi arriva un colpo pi insistente.
Cosa chi ? biascico.
Sono io. Mia sorella.
Do un'occhiata al cellulare: le sette del mattino. Il mio primo pensiero  che sia successo
qualcosa alla mamma.
 tutto ok?
S. Ma c' stato un cambio di programma.
Poi vedo Sam che guarda nel ripostiglio da dietro la porta:  gi vestito, e ha un libro di
Minecraft sotto il braccio. Jody  con lui.
Abbiamo fatto una chiacchierata, mi spiega Emma. E adesso voi andate a quel torneo.
Cosa?
La mamma sta bene. Rimango io con lei oggi, prender il treno domenica.  inutile che ve lo
perdiate. Ma dovete partire subito. A lei spiego tutto io quando si sveglia.  tutto ok, davvero. Adesso
alzati e vai.
Ma
Alex, non c' problema. Porta Sam a quel torneo. Jody, diglielo tu.
Jody fa capolino nello stanzino.
Alex, tua sorella mi sta facendo una testa cos dalle sei. Credo sia meglio fare come dice.
Sam entra.
Andiamo, pap.
Ok, dico, e intanto mi alzo dal letto. Facciamo questa cosa. Dove sono i miei boxer?
E poco dopo siamo in macchina, diretti a Londra. Jody siede davanti con me, Sam, dietro, sta
studiando il suo libro. Il torneo comincia alle tredici. Ci vogliono circa cinque ore, in auto. Siamo
piuttosto tirati. Se c' traffico, non ce la faremo.
Nessuno dei tre parla molto. Siamo persi ciascuno nei propri pensieri, nelle proprie ansie.
Voglio domandare a Jody di quella conversazione, a casa. Stava per chiedermi di tornare? Voglio dirle
che sto cominciando ad affrontare tutto molto meglio, che ho capito dove stavo sbagliando, che ero
distante da lei e mi tenevo tutto dentro. So che probabilmente c' sempre stato qualcosa, tra noi,
qualcosa che affonda le radici in un freddo pomeriggio in cui avvenne un terribile incidente. La mia
terapeuta parla di senso di colpa di chi sopravvive a una disgrazia: la sensazione di aver causato in
qualche modo l'incidente, l'idea che sarebbe dovuto toccare a me. La colpa incombe da sempre su di
me, come una spessa tenda di spine.
Siamo nel Somerset, quando il telefono comincia a squillare. Lo tiro fuori e lo passo a Jody.
 Dan, mi dice.
Merda, avremmo dovuto vederci mezz'ora fa
Ma lui lo sa cosa  successo?
Solo se gliel'ha detto Emma.
Allora credo di no.
Risponde e mette in vivavoce.
Pronto? dico, forte.
Ciao. Dove siete finiti, tutti? Sai che il torneo comincia fra due ore?
S, c' stato un piccolo diversivo. Siamo un po' in ritardo.
Qui c' un sacco di gente, amico. Sam deve registrarsi per accedere. Vuoi che me ne occupi
io?
S!
Ok, per vedete di sbrigarvi. Emma  con voi?  sparita ieri e non risponde ai miei messaggi.
Non esattamente.
E, mentre navigo in mezzo al traffico della carreggiata a due corsie, Jody gli spiega quello che
sta succedendo, e gli dice che Emma  in Cornovaglia a badare a nostra madre.
Avrebbe potuto dirmelo, fa Dan.
Tre ore dopo siamo sulla A303, e stiamo sfrecciando attraverso il Wiltshire, circondati da
terreni agricoli e da campi melmosi che si estendono all'infinito, butterati da anonimi villaggi. Avanzo
serpeggiando, superando camion e minivan, e ogni cinque secondi guardo l'orologio, dove la lancetta
delle ore  sempre pi vicina all'uno. Attraverso lo specchietto retrovisore guardo Sam, solo, in
silenzio. Il suo mondo  sempre separato dal nostro, questo l'ho capito. Ma adesso so anche che 
accessibile. Solo,  strano che l'abbia scoperto grazie a un videogame. Se dovessimo farcela,
giocheremo a Minecraft con un centinaio di persone. E, nonostante le cose che ho imparato su di lui,
non ho idea di come reagir.
L'M3 passa come una fugace macchia di sobborghi e di fitti boschi, ma via via che ci
avviciniamo a Londra il traffico si fa pi intenso, e cominciamo a rallentare. Jody apre l'applicazione
del navigatore satellitare, secondo il quale dovremmo arrivare entro una quarantina di minuti. Vedo
l'M25, quando Dan chiama ancora.
Mmm ragazzi, tra venti minuti cominciano. Sto tenendo il posto a Sam, ma non penso che
aspetteranno.
Siamo arrivati? chiede Sam.
Quasi, gli dico. E poi a Dan: Puoi far ritardare l'inizio?
Ehm come?
Non lo so! Di' che stiamo venendo l solo per il torneo.
Gi fatto, in pratica hanno alzato le spalle.
Pigio sull'acceleratore per superare una fila di autobus, rischiando di prendere lo specchietto di
una BMW nella corsia di sorpasso, il tizio al volante strombazza e mi urla qualcosa di incomprensibile.
Quello  arrabbiato, fa Sam.
Dai Dan, fatti venire in mente qualcosa.
L'autostrada sembra disperatamente intasata dal traffico, ma in qualche modo riesco a zigzagare
superando furgoni e autobus, con Jody che si tiene al cruscotto, e Sam che viene sballottato da una
parte all'altra. Siamo alla periferia di Londra, in mezzo al patchwork sudicio e sterminato di industrie e
abitazioni strette l'una all'altra. In lontananza, agglomerati di torri degli anni '60 si innalzano come
lapidi. Sam guarda fuori dal finestrino, affascinato.
Troviamo un ingorgo all'uscita dall'autostrada, una coda serpeggiante di auto  in fila per
imboccare la via che stiamo cercando di raggiungere. Sam si china in avanti e guarda lo schermo del
telefono di Jody.
C' un percorso alternativo, dice. Di l e poi di l.
Possiamo andare da quella parte? mi chiede Jody.
Che diamine, tentiamo.
Attraversiamo due corsie sgommando e, sbandando, prendiamo una strada laterale. Richiama
Dan.
Ho guadagnato un quarto d'ora.
Come hai fatto? gli chiede Jody.
Potrei aver chiesto al mio amico Jay di entrare nella loro rete e di far crollare il server. Niente
di preoccupante, non ha fatto nulla di grave. Presto capiranno che cos' successo.
Finalmente giungiamo in vista del convention centre: un edificio simile a un hangar, al centro di
una zona bizzarra di palazzi di uffici ultramoderni, e circondato da centinaia di acri di parcheggi per
auto. Sembra un sinistro complesso militare.
Siamo arrivati? vuole sapere Sam.
S, quasi.
Entriamo nel labirinto di parcheggi, dove cominciamo a vedere numerosi gruppi di teenager e
ventenni che si avviano verso il luogo del torneo. Indossano quasi tutti jeans e felpa con il cappuccio,
ma ci sono anche dei gruppetti vestiti da guerrieri di arti marziali e zombie, che tremano per via del
freddo pungente.
Degli apatici addetti in giubbotti fluorescenti ci indicano un posteggio. Usciamo dall'auto e ci
sgranchiamo le gambe, mentre osserviamo il corteo alquanto sgangherato di giocatori di videogame.
Sopra l'ingresso c' un cartello enorme con la scritta Generazione X Game Convention, accanto al
quale ci sono le pubblicit di giochi che non ho nemmeno sentito nominare, con space marine e tizi
pieni di muscoli armati di mitragliatrici. Sam mi prende la mano, mentre un gruppo di assaltatori ci
passa accanto correndo.
Coraggio, dobbiamo andare, dico, trascinandomelo dietro.
Ci uniamo a questa folla bizzarra che avanza serpeggiando fino a entrare nella hall imponente,
con snack bar, guardaroba, toilette e banchi che vendono oggetti di merchandising. C' un sacco di
gente in coda per prendere da mangiare, in attesa di accedere alla fiera, o che s'intrattiene con console
portatili, tra urla e risate.
Fanno un sacco di baccano, dice Sam. Non mi piace.
Si blocca e abbassa lo sguardo, rifiutandosi di seguirmi.  una situazione familiare: mille volte
l'ho portato a scuola, per mille mattine ho discusso e trattato con lui, per poi andare su tutte le furie e
sollevarlo di peso.
Oggi per non lo faccio.
Invece, mi inginocchio, cos che possa vedermi bene in mezzo alla confusione.
Sam non c' problema.  ok, se hai paura. Ma io e mamma siamo qui, inoltre hai le tue
cuffie. Dobbiamo fingere che sia un gioco, e che dobbiamo trovare il modo di farci strada in mezzo a
tutta questa gente come farebbe una spia. Ricordi a Londra? Alla fine ce l'hai fatta, no?
Ho vinto la paura. Annuisce.
E puoi farlo ancora.  cos che funziona: vinciamo le nostre paure insieme, ok?
Ok.
Resta immobile un momento, mentre si batte delicatamente sulla testa con il palmo della mano,
e riflette. Adesso so che devo dargli il tempo di processare le cose con calma. Stringo le cuffie che
tengo nella tasca della giacca, e mi guardo intorno per individuare l'accesso al piano della fiera.
Quando  pronto, mi prende per mano e mi tira.
Da questa parte, gli dico, sicuro.
Ben fatto, mi sussurra Jody, quando ci rimettiamo in marcia.
Cerchiamo di sbrigarci a superare i controlli e accediamo a un lunghissimo corridoio che porta a
una fila di sale.  adesso che il rumore ci investe. Un sordo suono di basso che martella nelle orecchie e
che scuote il pavimento di pietra lucido. E all'interno  il caos.
Nel buio quasi totale dell'hangar ci sono dozzine di stand  che si estendono fin dove riusciamo
a spingere lo sguardo  dedicati a diversi editori di videogame. Centinaia di monitor giganteschi sono
disposti su file diverse, e ciascuno mostra a tutto volume la demo di qualche gioco, ed  circondato da
un branco di persone che fissano le immagini lampeggianti e ipnotiche, mentre ridono e si danno un
cinque. Dalle casse escono dance music, chitarre rock ed esplosioni degli shoot'em up, che creano un
fuoco di fila auricolare, una camera di scoppio con luci stroboscopiche. Ci fermiamo a guardare, urtati
e spinti da ogni parte dalla folla di disperati che vogliono a tutti i costi mettere le mani sulle ultime
novit. Abbasso lo sguardo su Sam e mi accorgo che sta cercando di dirmi qualcosa, ma con questo
chiasso non riesco assolutamente a sentirlo. Mi chino verso di lui.
Cosa, Sam?
La sua risposta  incomprensibile.
NON CAPISCO!
LE CUFFIE, PAP, VOGLIO LE MIE CUFFIE.
Le prendo e gliele metto, lui le afferra disperatamente con le mani. Do un'occhiata alla mappa
sul retro del programma che mi hanno ficcato in mano all'entrata. Jody indica l'area dedicata a
Minecraft sul diagramma, e poi l'angolo in fondo del salone. Avanziamo, facendoci strada in mezzo a
teenager con le T-shirt dei vari videogame, e ai membri dello staff travestiti da Pac-Man e da Sonic il
Riccio. Vedo l'insegna di Minecraft, con i classici caratteri che sembrano fatti di pietra, e vado avanti
aprendomi un varco.
Finalmente arriviamo davanti a un'area piuttosto ampia, separata dalla sala principale da alti
divisori, decorata con immagini di cartone di Steve, Creeper e Zombie. Sam ci guarda con un sorriso.
Ormai  fatta.
L dentro l'atmosfera  molto diversa, e in qualche modo pi tranquilla. Ci sono file di banchi,
ciascuno con un monitor e una sedia, come nell'aula di informatica di una scuola. Lungo il perimetro ci
sono grosse scatole dipinte in modo tale da ricordare i blocchi del gioco, impilate a formare dei piccoli
rifugi; c' una zona con il pavimento di erba sintetica, su cui sono sparsi vari cuscini imbottiti per
sedersi. In un angolo, il modellino di un ragno  per la verit piuttosto grosso, e con gli occhi simili a
torce che lampeggiano  sembra arrampicarsi su un pannello. Temendo che possa spaventare Sam,
cerco di non farglielo vedere, ma lui lo intravede alle mie spalle.
 tutto ok, non  reale, gli spiego.
I ragni non ti attaccano di giorno, se non li attacchi tu per primo, fa lui.
I giocatori, qui, sono molto pi giovani che nelle altre sale della fiera. Davanti a ogni singolo
schermo c' un adolescente con i capelli arruffati  indossano quasi tutti magliette firmate Minecraft 
che batte sulla tastiera o tiene stretto un joypad, lo sguardo fisso sul monitor e sul gioco. Per la prima
volta, da quando abbiamo lasciato l'abitacolo della nostra auto, mi trovo davanti a qualcosa che
riconosco e con cui riesco a relazionarmi. So che cosa stanno facendo. Abbasso lo sguardo su Sam, che
finalmente ha lasciato andare la mia mano e sta studiando il paesaggio, gli occhi che passano da uno
schermo all'altro.
Sembra che ogni fila stia giocando una minipartita diversa, con i giocatori che si sfidano a
vicenda mentre esplorano. Gridano e ridono, commentando continuamente quello che sta succedendo
come fanno i tizi che postano i video su YouTube, che indubbiamente tutti loro guardano.
Ho una spada di diamante!
Mi serve un piccone!
Mi sto nascondendo in una caverna, lasciatemi in pace.
Ho trovato un forziere con un tesoro.
Il linguaggio del gioco, i materiali e le convenzioni sono assolutamente familiari.  il loro
ambiente naturale, qui. Questi ragazzini sono come Sam.
Trovo una donna con una maglia verde con la scritta Minecraft sulla schiena, china a parlare a
un giocatore.
Siamo qui per la gara di costruzione, intervengo io.
Oooh, quindi tu sei Sam? Ti stavamo aspettando. Il tuo amico Dan ti sta tenendo il posto.
Venite, vi accompagno.
La seguiamo in un'area molto pi ampia, dove i monitor sono sistemati su lunghi tavoli
sostenuti da cavalletti, per un centinaio di giocatori. Molti sono gi seduti, e stanno lavorando
pigramente a qualche edificio, oppure corrono in giro a esplorare il paesaggio. Finalmente vedo Dan,
seduto a un banco con un Nintendo 3DS tra le mani, impegnato a pigiare i pulsanti. Indossa una
maglietta di Call of Duty, e un berretto di Tomb Raider, ed  circondato da borse piene di poster e altre
T-shirt.
Oh Dio, dico tra me e me.  decisamente nel suo ambiente naturale.
Quando ci vede, si alza di scatto e alza la mano chiedendo un cinque a Sam, per poi darmi una
pacca sulla schiena.
Finalmente, mi dice. I server sono di nuovo in funzione e ormai sono pronti per
cominciare!
Grazie, Dan.
E di che?
Oh, sai di essere qui, di averci aiutato, di aver fatto collassare la struttura online del
festival
Oh, non  nulla.
Sam prende posto, e mi accorgo che siede tra due bambine che hanno pi o meno la sua et,
entrambe prese dal gioco. Si sistema goffamente, e stringe la cartella al petto. Mi meraviglia che sia
arrivato fin qui, ma questo  il momento in cui il fatto di trovarsi in questo posto per lui sconcertante
potrebbe diventare troppo reale. Io per ho gi anticipato tale possibilit.
Ti ho portato alcuni dei tuoi giocattoli per decorare il banco.
Noto che anche Jody sta frugando nella borsa, da cui tira fuori action figure e modellini.
Due menti geniali, mi dice.
Io ho portato Hulk e un aeroplano.
Io ho Batman, un'automobilina Lego e una foto di noi tre al mare.
Ah, certo.
Sistemiamo tutto intorno al monitor. E solo adesso mi accorgo che quella che useranno per il
torneo  la versione di Minecraft per PC, e non quella per Xbox a cui siamo abituati. Sono pi o meno
uguali a parte comandi e menu. Ma Sam afferra il mouse e carica una mappa.
Non sapevo che sapesse usare il computer, ammette Jody.
Il fratello di Olivia ne ha uno, dice lui.  facile.
Ricordi quando, a quattro anni, programm la TV via cavo per registrare tutti gli episodi degli
Ottonauti? Aveva imparato guardando noi. E ha imparato anche le password dei nostri smartphone.
E la combinazione del lucchetto della mia mountain bike, dice Jody.
Prov a portarla dietro i cespugli in fondo al giardino, perch aveva paura che cadessi.
S! Me lo ricordo! Sono sorpresa che te ne ricordi anche tu.  una bella cosa.
Ho cominciato a ricordare tanti episodi positivi, le dico.
Anch'io.
Un membro dello staff ci connette alla rete.
Tutto ok? chiedo a Sam.
Sto superando la paura.
Sembra passata una vita da quando abbiamo creato il Mondo di Sam e pap; quello spazio che
abbiamo condiviso mentre eravamo separati. Mentre nelle nostre vite regnava il caos, avevamo un
posto in cui fuggire, da esplorare: un posto con una logica e delle regole, e con dei confini ben definiti.
Sapevamo sempre dove ci trovavamo. Eravamo al sicuro e potevamo fare tutto ci che volevamo. E,
adesso che siamo qui, d'un tratto quello che abbiamo fatto diventa incredibilmente vivido, in un modo
quasi opprimente.
Mentre Sam si prepara, io indietreggio verso Dan, che sembra aver letto nella mia mente.
Ce l'abbiamo fatta, mi dice, e poi mi mette un braccio intorno alle spalle, in una sorta di
abbraccio tra compagni.
S,  una cosa enorme per Sam. Non riesco a credere che siamo qui.
Io s. Sapevo che ce l'avresti fatta. Sapevo che l'avresti portato qui in tempo.
Ma io non ho fatto niente.
 questo che pensi sempre. E sbagli. Davvero non hai idea di quanto conti su di te?  cos da
quando la mia famiglia venne a stare accanto alla tua. Tu mi aggiustasti la bici, mi dicesti che computer
comprare, e non mi ammazzasti di botte quando cominciai a uscire con tua sorella. Sapevo che avresti
portato Sam al torneo. Riesci sempre a portarlo dove deve stare.
Wow. E questa da dove t' uscita, bastardo sentimentale?
Non lo so comunque, staremo a vedere.
Poi ci guardiamo, e pensiamo entrambi la stessa cosa, ci stiamo chiedendo, in silenzio: Allora,
ci abbracciamo o no? La classica negoziazione tra due amici maschi. Ma poi l'abbraccio arriva, con
grande sorpresa da parte di Jody. Voglio dirgli che spero che saremo amici per sempre, ma le parole
che mi escono sono queste: Spero che staremo insieme per sempre. Ma lui sa che cosa voglio dire,
perch be', perch voglio dire proprio questo. Mi sono presentato a casa sua senza niente, un uomo
distrutto, e la sua generosit mi ha riportato indietro. Ci sono voluti mesi, e lui non mi ha chiesto
nemmeno una volta quando me ne sarei andato. In tutta onest, non credo l'avrebbe mai fatto.
Poi diventa un po' troppo per tutti e due; Dan scorge un divano libero l vicino e corre a
occuparlo, lasciandosi cadere sui cuscini verdi belli imbottiti. Accanto a lui c' una fila di genitori,
alcuni si guardano intorno con l'aria intimorita, altri leggono delle riviste o controllano i cellulari,
senza nessuna espressione, quasi si trovassero nella sala d'attesa del pediatra di famiglia. Come se non
stesse succedendo niente che sia fuori del comune.
Sam sta correndo per il paesaggio virtuale, insegue gli animali domestici, poi corre tra gli alberi
per prendere dimestichezza con i comandi. La bambina alla sua sinistra avr dieci o undici anni,
indossa una felpa su cui campeggia un Creeper e ha un paio di occhiali spessi; i capelli lunghi sono
raccolti in due trecce. Indica lo schermo di Sam, e gli dice qualcosa. Lui non pu sentirla, per, cos gli
solleva con cura un auricolare. Io sussulto, temendo la sua reazione; non voglio che la colpisca per
paura o per rabbia. Ma Sam ascolta con attenzione, e annuisce. Questa  un'altra cosa che sto
imparando: devo dargli fiducia.
Nella parte anteriore della stanza, un membro dello staff sale su un piccolo palcoscenico. Ha in
mano un microfono.
Salve a tutti. La gara creativa di costruzione sta per cominciare. Chiunque voglia partecipare
smetta di giocare e carichi la modalit Creativa. Tra poco passeremo a prendere i vostri nomi. Poi vi
daremo il tema della competizione di quest'anno, e avrete quattro ore a disposizione per lavorare alla
vostra creazione!
Tolgo le cuffie a Sam, e gli riferisco il messaggio.
Vuoi che resti qui vicino a te? gli chiedo.
No. Vedo la mamma, sul divano. Rimanete l?
S, non ci muoviamo. Tu starai bene?
S.  tutto ok. Pap, che cosa devo costruire?
Adesso te lo dicono, Sam. Ti daranno un'idea, poi tu dovrai creare qualcosa che la rispetti.
Posso fare un castello?
Credo dipenda dal tema.
Cos' un tema?
M'inginocchio accanto a lui e metto la mano sulla sua.
Sam non importa fa' quello che vuoi. Qualcosa di fico. Sei bravo, puoi costruire tutto quello
che vuoi. Divertiti.
Ma io voglio vincere.
Lo so, ed  grandioso. Ma non preoccuparti. Se cominci ad agitarti, guarda verso di me e io
vengo subito. Vengo a prenderti, Sam.
Indietreggio, quando vedo avvicinarsi un giovane con un blocco a molla. Controlla lo schermo
di Sam, poi gli chiede il nome. Cresce l'eccitazione mentre altri ragazzini arrivano di corsa per
prendere parte al torneo, si arrampicano sulle sedie, attaccano laptop e console portatili. Saranno una
settantina, chiacchierano, si salutano con i pugni; alcuni hanno passato i vent'anni, sono tranquilli e
sicuri. Magari potrei passargli accanto e, accidentalmente, staccare i fili Ma vado al divano, dove
Jody si sposta un po' per farmi spazio.
Sta bene? mi chiede.
Ma prima che abbia il tempo di risponderle giunge un forte squittio dagli altoparlanti.
Ok, siete tutti pronti? chiede a gran voce la presentatrice.
Dai giocatori si leva un ronzio soffocato di: S.
Cos non va SIETE PRONTI? urla.
SIII! La reazione.
Sam, visibilmente scosso, si toglie le cuffie e si guarda intorno. La bambina accanto a lui gli
dice qualcosa e gli indica il palco. Lui si mette le cuffie sulle ginocchia.
Ok, quest'anno il tema per la gara di costruzione Minecraft Generazione X 腻
Pausa drammatica. I ragazzini sollevano lo sguardo verso di lei, la bocca aperta, le mani sospese
su tastiere e comandi.  stato detto a tutti di aprire un mondo piatto, in cui non c' nessuno scenario.
Cos vedo dozzine di schermi con questi mondi vuoti e piatti, pronti a veder scoccare una scintilla di
creativit; in attesa della genesi.
Il tema  L'edificio pi importante di Londra'. E adesso COMINCIATE!
In un attimo i giocatori si scatenano, aprono gli inventari e cominciano a far scorrere i materiali
da costruzione. Alcuni aprono un'altra finestra e cercano Edifici di Londra con Google, altri iniziano
a costruire quasi subito. Provo una scossa improvvisa di eccitazione, mista a fiducia. Sam sta studiando
da tempo gli edifici di Londra; ha gi costruito la Torre e pu rifarla. Lo vedo guardare verso di me, ma
non riesco a decifrare la sua espressione, e adesso c' il personale che pattuglia la zona, cercando di
formare una sorta di cordone attorno ai concorrenti. Gli do l'ok attraverso i corpi di queste persone e gli
sorrido, incoraggiante. Lui mi sta ancora guardando, adesso se n' accorta anche Jody. Ho
l'impressione che mi stia fissando. Conosco quell'espressione: sta pensando. Forse vuole chiedermi se
se ne pu andare. Ma lentamente, sottilmente, le sue labbra si incurvano in un sorriso, e i suoi occhi
tornano sullo schermo.
E poi comincia a costruire.
Capitolo 40
Mentre Sam  impegnato a costruire, con la coda dell'occhio scorgo una figura familiare, vicino
all'ingresso della zona dedicata a Minecraft, che cerca qualcuno.  Emma, l'espressione confusa,
agitata. Per un attimo mi viene da pensare che abbia lasciato mamma da sola a casa, ma poi, con un
certo sollievo, mi accorgo che c' anche lei. Dan le vede e comincia a sbracciarsi per salutarle, e poi si
ferma, sovrappensiero: si volta verso me e Jody.
Oh Dio credete che Emma le abbia detto di noi?
Guardo Jody, e poi tutti e due guardiamo lui. Annuiamo, contemporaneamente.
Ma certo, dice.
Emma arriva saltellando e lo abbraccia. Io mi faccio largo tra i gruppetti di adolescenti che
stanno assistendo alla gara, e raggiungo la mamma.
Ehi, stai bene? Scusa se siamo partiti cos, ma Emma non ha voluto sentire ragioni.
Sto bene, s, mi dice, afferrandomi per le braccia. Avresti dovuto dirmelo, non avrei mai
voluto che Sam si perdesse una cosa del genere! Lui dov'?
Glielo indico, in mezzo alla massa di monitor. Pare che stia cominciando a prendere confidenza
con mouse e tastiera.  assorbito dal gioco. E felice.
Guardalo, esclama lei. Lo sta facendo sul serio!
Lo so! Ha fatto amicizia con la bambina alla sua sinistra.
Sento che potrei esplodere per l'orgoglio.  una cosa cos strana, per nulla familiare.
Sono davvero felice che tu sia qui, dico a mia madre. E che possa vederlo con i tuoi occhi.
Emma trascina Dan fino a noi. Lui la segue come uno scolaretto imbarazzato.
Salve, signora Rowe.
Be', salve a te, Dan, risponde mamma, chiaramente felice dell'incontro. Ho saputo che stai
ancora dietro a mia figlia. Questa volta intendi farne una donna onesta?
Ehm, farfuglia lui, e anche nel baccano della sala buia il suo imbarazzo  palpabile.
Mamma! esclama Emma.
Sto scherzando.  bello rivederti, Dan. E comunque Emma ha ragione, sei un bel pezzo di
ragazzo.
MAMMA! protesta ancora Emma. Credo sia la conversazione pi mortificante di tutta la sua
vita adulta.
Coraggio, andiamo a sederci e a goderci lo spettacolo, propongo. E per spettacolo intendo
settanta tra bambini e ragazzi seduti davanti a un computer in una stanza buia.
E cos, in mezzo al rumore che riecheggia dalla sala principale, e immerso nell'oscurit
rischiarata solo da qualche faretto accecante, mi siedo con mia moglie, mia madre, mia sorella e il mio
migliore amico a guardare mio figlio che costruisce qualcosa sullo schermo di un computer. Ma con il
tumulto di staff e giudici, con i bambini che corrono dappertutto e i genitori affaccendati,  difficile
capire che cosa stia facendo. Cos ce ne stiamo seduti su questo divano lungo un po' troppo imbottito, a
urlarci nelle orecchie commenti insensati, e all'occasione mandiamo qualcuno a prendere delle tazze di
caff stagnante e melmoso, e dal prezzo esorbitante, che sembra fatto con acqua del Tamigi non filtrata.
Se apri una caffetteria, mi urla Jody, vedi di farti dare la loro ricetta.
Mamma sta leggendo una rivista, Emma e Dan vanno nella sala principale a giocare ai
videogame. Quando tornano, Emma indossa una T-shirt di Call of Duty come quella di Dan. Io avanzo
verso il bordo del cuscino, e sposto la testa da sinistra a destra per vedere che cosa c' sullo schermo di
Sam.
E in qualche modo la mia mente torna ad altre sale d'aspetto, in altre epoche della mia vita.
L'ultima volta che avevo visto la mamma cos  seduta, in attesa, silenziosa  risale a un momento che
non voglio ricordare, ma la memoria mi sfida a chiudere fuori quell'episodio. Da allora, Jody e io ci
siamo ritrovati in una serie infinita di ambulatori e ospedali, ad aspettare i risultati dei test condotti su
Sam. Abbiamo fatto controllare l'udito pi di una volta, poi le sue capacit motorie, e le funzioni
mnemoniche. Tanti esami, perlopi inconcludenti perch lui non collaborava e non faceva i semplici
esercizi che gli venivano proposti. In un modo o nell'altro, sono dieci anni che aspettiamo Sam. Mi
volto verso Jody e cerco di incrociare il suo sguardo, ma anche lei si abbassa e si alza nel tentativo di
vedere il monitor di Sam.
Non vedo che cosa sta facendo, dice, a nessuno in particolare. Il suo schermo sembra
vuoto.
Le sue parole mi preoccupano. Forse se ne sta l seduto a non fare niente, confuso da tutta
questa situazione. O all'improvviso non riesce pi a usare il computer. Ma poi vedo il mouse sotto la
sua mano, e le dita che battono sui tasti pensierose: sta costruendo qualcosa. E per certi versi questo mi
basta.  gi sorprendente il fatto che sia qui, in mezzo a questo turbine assurdo di monitor e di azione.
 qui, come gli altri.
Ma al tempo stesso non  affatto come gli altri. Ed  questo che mi rende orgoglioso, e quasi
intimorito.  venuto qui alle sue condizioni, lottando contro le sue insicurezze. La sua comprensione
del nostro mondo  delicata, e fugace. Spesso lo terrorizza. Ma in qualche modo  riuscito ad
accumulare dentro di s la forza che gli serviva per essere qui. Penso al bambino che gioca da solo al
parco, sempre attento a cogliere possibili minacce; penso a me, che volevo vederlo correre con gli altri,
in gruppo, sicuro di s. Be', adesso non lo voglio pi. Sam  Sam; pu costruirsi il suo mondo. Non
sar come il mio, avr pi sistemi, molti pi programmi e orari. Non devo preoccuparmene: devo
soltanto capirlo.
Stai bene? mi chiede Jody.
S, sto pensando.  strano il modo in cui impariamo delle cose, a volte. Tutte quelle serate
passate a giocare online, con lui eravamo entrambi soli, ma insieme cio, insieme sul serio, come
non lo eravamo mai stati prima.
Lo so. Sta ancora guardando oltre me, verso il banco di Sam. C'ero anch'io, ricordi?
Avete ancora un'ora! grida un uomo al microfono.
Mentre scende dal palco, vedo Jody che si alza in piedi e chiama qualcuno con la mano. Guardo
in quella direzione, e vedo Prudence con Olivia e Harry. Si fanno largo in mezzo alla ressa di genitori
con l'aria depressa.
Ciao! saluta Olivia a gran voce. Sam ci aveva detto che vi avremmo trovati qui.
Prudence e Jody si abbracciano con studiato distacco, e quando io mi alzo per salutarla, ci
scambiamo uno di quei goffi baci nell'aria, molto middle class; provo a fermarmi a uno, ma lei cerca il
secondo, che  a met tra una pomiciata e una testata: un altro passo falso sociale, da aggiungere alla
collezione. Come se questo pomeriggio potesse diventare pi strano e sconvolgente di quanto non sia
gi.
Siamo venuti anche l'anno scorso, i bambini adorano questo posto, urla Prudence, fingendo
che non sia successo niente. Volevano vedere Sam.
Dov'? chiede Olivia. Glielo indico.
Che cosa sta facendo? Questo  Harry.
Non lo so, non riesco a vedere. Il tema  L'edificio pi importante di Londra'.
Allora potrebbe costruire la Torre! esclama Olivia, applaudendo eccitata.
Ma chi lo sa? Chi sa a che cosa sta pensando? Immagino il suo cervello fatto a segmenti, con
pensieri e sentimenti classificati e archiviati separatamente, come nella stanza smistamento di un
vecchio ufficio postale. Niente deve turbarne l'equilibrio e l'ordine, ma ogni esperienza che lui fa
bombarda il sistema con nuove informazioni, nuovi contenuti, che lui non riesce ad archiviare
abbastanza velocemente. Come diavolo  possibile che sia qui?
Mia madre sta ancora leggendo; Jody sta chiacchierando rumorosamente con Prudence. Emma
e Dan sono tornati con dei bicchieri di plastica di birra sgasata. Il tempo passa. I concorrenti fissano
impassibili gli schermi, come gli addetti ai radar in un aeroporto. Sotto tutto, la dance music e gli spari
delle armi da fuoco risuonano come il battito di un cuore che sta accelerando.
Dieci minuti!
Riesco a vedere qualche monitor. Vedo qualcosa che somiglia a Buckingham Palace, un paio di
grattacieli non meglio identificabili, e un tentativo di riprodurre il Cetriolo, il 30 St Mary Axe, dalle
sembianze straordinariamente falliche. D'un tratto, comprendo la complessit della sfida. Ricostruire
un monumento riconoscibile, una meraviglia architettonica in sole quattro ore, con dei blocchi
giganteschi? Ma a che cosa stavano pensando? Sam si ricorder quello che abbiamo visto a Londra, e
nel suo libro? Confonder Londra con Bristol? Quando la massa di gente si aprir, scoprendo il suo
schermo, vedremo un modellino squadrato e infantile della SS Great Britain? D'un tratto, all'ansia si
unisce il senso di colpa: il mio vecchio amico. Cosa l'ho aiutato a fare?
Fine, mettete gi i mouse, grida qualcuno dal palco. La gara  terminata. Siete pregati di
lasciare i computer, cos che i giudici possano passare a guardare i vostri lavori.
Sam si alza e viene verso di noi, vede Olivia e la saluta con la mano. Jody si alza per prima e lo
afferra stringendolo in un abbraccio.
Ben fatto, Sam, sono cos orgogliosa di te!
Che cos'hai costruito? gli chiedono a gran voce Olivia e il fratello, praticamente in coro.
 un segreto, risponde lui. Poi allunga una mano e la mette nella mia.
Via via che i giudici passano da un monitor all'altro, li vedo chiacchierare e prendere appunti, e
ancora una volta mi rendo conto dell'assurdit di tutta questa situazione. Stanno prendendo la cosa
molto sul serio, quasi si trattasse della mostra canina Crufts o dell'assegnazione del Turner Prize.
Dietro il palco viene acceso un enorme schermo, su cui appaiono il logo GEN-X e la scritta
Costruttori Minecraft dell'anno. Alcuni ingegneri armeggiano con dei cavi simili a spaghetti da
dietro lo schermo fino a una pigna di server e computer accanto a quest'ultimo. La sala  invasa da un
brusio, mentre i concorrenti discutono con amici e parenti di quello che hanno fatto. Io me ne sto l e mi
guardo in giro, perplesso, insicuro. Dan mi fa scivolare in mano un bicchiere di birra, e mi d una pacca
sulla schiena. Jody mi prende sottobraccio.
Ce l'hai fatta, mi dice. L'hai portato qui.
Pensi che abbia costruito qualcosa?
Non lo so. Non m'importa. Guardalo.
Lo osserviamo, mentre se ne sta l con Olivia e Harry davanti al il video di un torneo Hunger
Games di Minecraft, e indica, e ride. Si sta mettendo in mostra davanti a Olivia, gesticolando in modo
stravagamente verso gli schermi, godendosi la sua attenzione.  tutto ok.  tutto ok, adesso, comunque
sia andata.
E poi un uomo vestito da Steve sale sul palco, in pantaloni blu scuri e maglia azzurro cielo, in
mezzo ad altri due membri dello staff con la testa da Creeper. La folla esulta, e avanza lievemente
verso il palco, impaziente di conoscere i risultati. Ci siamo.
La qualit delle costruzioni era molto alta, quest'anno. Abbiamo visto lavori straordinari,
quindi chiederei un applauso per tutti i partecipanti.
La gente applaude, educata, e qualcuno fischia.
Ma possiamo scegliere un solo vincitore, che ha realizzato un modello davvero speciale.
Volete sapere chi ?
S, gridano. Un genitore stufo, vicino a noi, urla: Facciamola finita, e qualcun altro ride. Io
sento salire la tensione, il mio stomaco sta facendo una serie di ruote.
E il vincitore della gara di costruzione di Minecraft 腻
Una lunga pausa teatrale. Guardo Sam, l'espressione un po' annoiata, un po' disorientata.
Hannah James! Hanna ha costruito una versione spettacolare del Big Ben e del Parlamento.
Vieni sul palco Hannah.
 una ragazzina intorno ai quindici anni, con i capelli neri ritti per il gel e un maglione a righe
verdi e nere, che salta sul palco mentre saluta un gruppo di amici vicino. Poi, sul grande schermo,
appare il video del suo modello.  davvero una riproduzione impressionante del Parlamento, di cui ha
catturato la maestosit gotica, con tutte le file di piccole finestre. Guardo Jody, che alza le spalle. Che
delusione. Sam ci ha raggiunti ed  in mezzo a noi; sta guardando Hannah, che viene intervistata, ma
non sembra molto interessato. Cerco disperatamente di farmi venire in mente qualcosa da dirgli, e un
modo per calmarlo, mentre mi domando se riuscir anche solo a capire che l'evento si  concluso.
 a questo che sto pensando, e sento a malapena quello che poco dopo dicono sul palco.
Ma non abbiamo ancora finito, aggiunge l'annunciatore. C' stato un altro modello non
siamo proprio sicuri di aver capito che edificio sia, o perch sia importante, ma  piaciuto moltissimo a
tutti i giudici. Quindi abbiamo deciso di premiarlo con una menzione speciale.
Dal pubblico si leva un lieve mormorio. Diversi genitori mettono a tacere i figli, per poi
rivolgere di nuovo l'attenzione a quello che sta avvenendo sul palco.
Abbassando lo sguardo, mi accorgo che sto stringendo la mano di Jody. Sam  con mia madre,
sta esaminando il suo polso fasciato. Olivia e suo fratello sono seduti con le gambe incrociate sul
pavimento, e stanno passando in rassegna le borse piene di omaggi che hanno raccolto ai vari stand di
quell'importante fiera. Le luci mi abbagliano. Jody stringe la mia mano pi forte. Il tempo sembra
allungarsi in modo innaturale. I bambini ci passano davanti al rallentatore.
Quindi siamo lieti di invitare Sam Rowe sul palco.
Non lo sento. O, almeno, il mio cervello non lo registra. Segue una specie di silenzio, in cui mi
pare di avvertire un ronzio nelle orecchie, e un attimo dopo Jody sta abbracciando Sam, imitato da
nostra madre. Dan mi mette un braccio attorno al collo e mi urla qualcosa. E poi irrompe il chiasso.
La musica, la folla, il miracolo di essere qui.
Mamma? fa Sam. Jody guarda me e poi il palco. Il presentatore sta aspettando, mentre scruta
il pavimento con la mano sopra gli occhi.
Sam? chiama.
Vuoi andare sul palco? gli chiede Jody. Non sei obbligato, posso parlargli io.
Sam indietreggia di un passo, verso di me. Olivia  in piedi, e corre ad abbracciarlo. Lui 
disorientato. Sento che mi afferra la gamba.
Pap, vieni con me.
Annuisco, intontito. Lui si mette le cuffie. E andiamo insieme verso il palco. Cerco di lanciare
qualche segnale allo staff, perch spieghi magicamente che mio figlio  autistico, e che non so se salir
davvero sul palco. Ma gli stanno facendo tutti segno di andare. Si leva un applauso educato. Sembra di
sentire la pioggia.
Un attimo dopo siamo davanti a tutti, e Sam sale lentamente sulla piattaforma. Il presentatore
sta per andare da lui, ma con dei gesti frenetici gli dico di avvicinarsi. Avr a malapena vent'anni, 
vivace e pieno di entusiasmo. Mi raggiunge.
 autistico, gli dico, urlando. Mio figlio  autistico. Tutto questo potrebbe essere un po'
troppo.
Annuisce e si allontana, e poi riferisce sbrigativamente agli altri. Qualche istante dopo lo vedo
spegnere il microfono e inginocchiarsi accanto a Sam, gentile. Gli dice qualcosa che io non sento, e
Sam fa s con la testa. Sta guardando il pavimento, ma sta sorridendo. Poi, il presentatore riaccende il
microfono.
Diamo un'occhiata al modello di Sam, dice.
Io invece sto guardando Sam, sto cercando di interpretare la sua espressione, voglio
disperatamente avere la sicurezza che stia bene.  sul palco, davanti a centinaia di persone, talmente
lontano dalla sua zona di comfort che per lui  come trovarsi su un altro pianeta. E distante da me, da
noi. Del resto, suppongo lo sia sempre stato.
Intorno a me, la gente bisbiglia e studia il modello proiettato sullo schermo, indicando e
facendo domande. Alla fine, pensieroso, faccio qualche passo indietro e alzo lo sguardo verso l'enorme
monitor. Mi ci vuole qualche secondo per afferrare, per connettere ma poi lo riconosco. Il mio cuore
lo riconosce. S, so che cos'ha costruito.
Oh, Sam, sussurro. Bambino mio.
Sento una mano su una spalla, ed  Jody. L'abbraccio.
Come faceva a saperlo? Come ha fatto a capirlo?
Perch gliene hai parlato tu. Per via di quella foto che ti portavi ovunque. L'ha sempre capito,
tontolone.
Sullo schermo, alto sei metri e riprodotto in modo meravigliosamente dettagliato, c' il Palace
Caf di Kensington. Il caff di George.
Ci sono il tendone di tela rossa, la vetrina, la piccola porta di legno. Ai due lati ci sono i due
lampioni accesi, uno addirittura proietta una luce tremula, come quel giorno in cui ci sono andato con
Sam ed Emma. All'interno vedo la libreria, il pavimento a scacchi bianchi e neri e dei quadri alle
pareti. Sam ha addirittura costruito le case ai lati e la strada di fronte. Ha lasciato il suo personaggio
fuori dal caff, come nella foto, e accanto a lui c' un fuoco di segnalazione che proietta un dardo di
luce bianca verso il cielo, e che riduce il mio cuore in pezzetti.
Poi non vedo pi niente, perch ho gli occhi velati dalle lacrime, che continuano a scendere.
Allora, Sam, dice una voce, ai margini della mia coscienza. Potresti spiegarci di che edificio
si tratta? Non preoccuparti se non sei in grado di farlo.
Un lungo silenzio. Sul palco, Sam guarda il pubblico, ci cerca. Jody lo saluta con la mano, e io
alzo gli occhi. Quando ci vede, ci saluta anche lui. Poi, lentamente e con cautela, si toglie le cuffie.
 il caff, dice.
D'accordo, continua.
Il caff in cui and il mio pap. Con suo fratello. Si divertirono molto.
 un caff di Londra?
S. Ma dopo il giorno dopo, il fratello di pap mor. Il mio pap ha una foto di questo posto,
che porta sempre con s. Ve la pu mostrare, se volete.
Per questo  importante?
S, perch pap lo ricorda sempre. Lo rende triste e anche felice. Certi edifici sono importanti
perch sono grandi, ma altri sono importanti perch portano dentro dei ricordi. Io penso che l dentro
viva ancora il fratello del mio pap.
Dev'essere stata molto dura per tuo padre.
S, ma lui va avanti. Quando ho avuto paura, lui e la mamma mi dicono
Mi cerca con lo sguardo, e io gli faccio un cenno con la mano. Quando mi vede, in mezzo
all'oscurit e a questa massa di persone, mi guarda dritto negli occhi: non li abbassa, n li sposta
lateralmente. Guarda me. Come non aveva mai fatto prima. E, mentre pronuncia le parole che mi
aspetto di sentire, lo faccio anch'io, muovendo soltanto le labbra.
La vita  un'avventura, non una passeggiata. Per questo  difficile.
Ho l'impressione che il cuore possa scoppiarmi; un enorme fuoco d'artificio di orgoglio e
amore. Mi volto per dire qualcosa a Jody, ma non ci riesco. Non trovo le parole.
Per questo  difficile perch la vita  straordinaria, e ha un significato, e il significato ha un
prezzo. Bisogna essere pazienti, preparati e forti. Per buona parte di quest'avventura sono stato uno
stupido: ho considerato Sam un ostacolo da aggirare. Ma sbagliavo. Era Sam a guidare me.  sempre
stato lui a mostrarmi la via.
Si volta verso il presentatore.
Per favore, adesso posso andare dalla mia mamma e dal mio pap?
Ma certo. Bel lavoro, Sam.
Scende dal palco, facendo attenzione agli scalini. Partono ancora gli applausi, prima piano, ma
poi vanno in crescendo. Lui si guarda intorno, i gruppi di persone si dividono per farlo passare,
qualcuno ci indica. Lui si mette a correre e, quando mi chino per abbracciarlo, lui mi salta al collo.
L'ho fatto per te, mi dice.
Lo so.
Ho quasi vinto.
Hai vinto, Sam. Hai vinto.
Siamo sommersi da urla e acclamazioni, ma per me esiste soltanto mio figlio.
Capitolo 41
Heathrow, domenica mattina. Ieri sera, passata l'eccitazione, abbiamo deciso di restare a
dormire in un albergo vicino all'aeroporto, per salutare Emma. Adesso formiamo un gruppetto stanco e
malandato attorno a mia sorella, nella zona partenze del terminal 5. Tutt'intorno, i viaggiatori si
affrettano a raggiungere i cancelli del check-in, spingendo carrelli con mucchi di tozze casse di
plastica. I bambini con gli occhi cisposi e l'aria confusa ciondolano dietro i genitori, mentre cercano di
assimilare il rumore e le scene per nulla familiari. Gli aeroporti sono sempre uno strano mix di
eccitazione e paura, anche per chi non deve andare da nessuna parte.
Detesto gli addii prolungati, protesta Emma, mentre la circondiamo, senza sapere che cosa
fare. Con la felpa enorme e i pantaloni della tuta, non si capisce se stia partendo per Rio o se stia
andando a una lezione di pilates. Mamma  agitata, ha rivisto la figlia per pochissimo tempo ed 
determinata a coprirla di premure.
Hai una crema idratante per il volo? Delle salviette umidificate? le chiede. E quelle calze
speciali hai presente? Quelle che servono a prevenire la sindrome da shock tossico?
Credo volessi dire la trombosi venosa profonda, mamma, le dice Emma. E comunque ho
preso moltissimi voli, so quello che faccio. Ma grazie.
Sam  un po' pi in l, vicino alle vetrate, sta guardando il cielo e un aereo che romba sopra di
noi. Stamattina ci ha raccontato diverse volte della gara. Ha cominciato quando si  svegliato, e ha
continuato a colazione e durante il tragitto in auto, come se volesse dare un senso a tutto quanto. Per il
resto  stranamente calmo e dislocato: probabilmente l'abbiamo riempito eccessivamente d'amore e
d'orgoglio, durante le ultime ventiquattr'ore.
 questo che penso quando Dan si schiarisce teatralmente la gola e, con la voce che gli trema,
dice: Emma, possiamo scambiare due parole?
Con ci la conduce un po' distante da noi, oltre le porte girevoli. Guardiamo tutti la scena, in
silenzio e perplessi, mentre lui le parla e le mostra un pezzo di carta. Poi lei annuisce, e quel cenno
diventa rapidamente un abbraccio. Dan la solleva da terra per qualche istante.
Che cosa stanno facendo? chiede Sam.
Non ne ho idea, ammetto.
Io s, fa Jody.
Poi i due tornano tenendosi per mano, con un'aria stupidamente eccitata.
Be', annuncia Dan, parto anch'io.
E ci mostra quello che chiaramente  un biglietto last-minute  stupidamente romantico e
ultracostoso  per Rio.
L'ha comprato online ieri, ci dice Emma. Stava aspettando il momento giusto per dirmelo
e a quanto pare il momento giusto  arrivato due ore prima della partenza.
Seguono strilli, risate e altri abbracci, ma nessuno a parte me e Sam appare scioccato o
sorpreso. L'uno accanto all'altro, assistiamo a questo bizzarro show.
Non so che cosa sta succedendo, mi dice.
Nemmeno io.
Prenditi cura di questo giovanotto, raccomanda la mamma a Emma.
Promesso. Scusa, mamma. Mi far sentire, davvero. E regolarmente.
Lo so. Potrei anche venire a trovarti da qualche parte, mai dire mai.
Fallo.
Mentre mia madre procede con la lista delle raccomandazioni, io prendo da parte Dan.
Come ti senti? gli chiedo.
Bene. Voglio dire, a parte il fatto che  una follia. A quest'ora la settimana scorsa avevo un
lavoro e un appartamento, adesso sto partendo per il Brasile.
Avevi un appartamento?
Lo metto in vendita, Alex. Non so quanto tempo staremo via, e non voglio avere la seccatura
di affittarlo. Voglio ricominciare da zero. Mi dispiace, amico. Naturalmente ci vorr qualche mese. Ma
a te non ne servono di pi.
Non me ne servono di pi per fare che?
Per chiarire le cose con Jody, dico bene?
Oh, giusto.
Cio brutto scemo, Jody ti dar un'altra possibilit. E tu devi afferrarla al volo.
Lo spero. E lo far.
E, riguardo al caff, provaci. Puoi farcela. Come diceva Darth Vader,  il tuo destino.
Mmm be', il destino dovr fornirmi anche il capitale.
Mi rivolge un sorriso sghembo, curioso, e mi d una pacca sulla spalla.
La tua mancanza di fiducia mi infastidisce.
Vado ad abbracciare Emma, che mi sussurra all'orecchio gli stessi consigli: torna a casa, apri il
caff, e vivi. Arriva anche Sam, che per la prima volta abbraccia la zia senza il minimo imbarazzo.
Adesso devo scoprire dove imbarcarmi, dice lei. Sam?
Gate S48. Quindici minuti a piedi.
Grazie.
Niente lacrime, niente ripensamenti dell'ultimo minuto, n suppliche disperate di restare o di
ripensarci. Non siamo fatti cos, noi. In fondo, ne abbiamo passate tante. La partenza di Emma  ce ne
siamo resi conto tutti   inevitabile. Certo, non avevo capito che si sarebbe portata via anche il mio
migliore amico, ma va bene, affronter la cosa. Ci restano sempre l'Old Ship Inn, e Sid. In effetti Sam
e io ci andremo proprio questo pomeriggio, per bere qualcosa. Gli ho promesso che potr giocare a
scacchi, e forse diventer una cosa regolare. La sicurezza e l'amicizia sono importanti, ma per qualcuno
di noi sono pi difficili da ottenere. Quindi dobbiamo dare una mano, quando possiamo.
Mentre i due viaggiatori in partenza si dirigono ai controlli della sicurezza, noi li seguiamo con
lo sguardo, in silenzio, finch non scompaiono dall'altra parte. Sento una mano sulla spalla.  Jody.
Tutto ok?
S. Voglio dire, mi ha rubato il mio migliore amico, ma va bene.
Andiamo a casa?
Metto la mano sulla sua. Conosco la sua pelle quanto la mia. Quando mi avvicino, quando ci
baciamo, la sensazione che provo  eccitante e familiare al tempo stesso. Per un brevissimo istante,
tutto il resto si dissolve. Le voci intorno a noi si riducono a un mormorio, gli aerei percorrono in
silenzio il cielo sopra le nostre teste. C' soltanto questo, ci che avevo perso: quel legame che si era
forgiato in un frutteto un'estate di tanti anni fa. Giuro a me stesso che, se davvero riusciremo a tornare
insieme, non dar mai pi per scontata questa intimit.
Poi, probabilmente, pensiamo alla stessa cosa nel medesimo momento, perch ci giriamo
insieme a cercare Sam, e lui  l, e sta indicando il tabellone delle partenze a mamma, le legge i nomi
delle linee aeree, delle citt, le dice gli orari dei voli. Lei ascolta, paziente, e gli tiene la mano.
Pi stretta, gli sento dire. Un po' di pi. Ancora. E adesso capisco che non vuole essere
fastidioso: semplicemente, la sua comprensione del mondo  molto pi fragile della nostra, non si fida
quanto ci fidiamo noi. Dobbiamo dimostrargli che non lo molleremo. E, se possiamo farlo, lo
aiuteremo a essere pi sereno.
Ok, dico, uscendo dalle mie fantasticherie. Andiamo a cercare la macchina.
Mia madre annuisce e, giocosamente, trascina Sam nella nostra direzione. Spero di convincerla
a trasferirsi, se non a Bristol almeno in un posto abbastanza vicino. Al di l di tutto, vedo in lei un
enorme potenziale come babysitter.
E, mentre raggiungiamo l'uscita a fatica, da sopra la spalla mi volto a guardare la zona della
sicurezza, e sono sicuro di vedere Dan ed Emma che passano dall'altra parte, abbracciati. Mi domando
quando li rivedr, e quante cose saranno cambiate, allora.
Capitolo 42
Primo giorno del trimestre, primo giorno nella nuova scuola. Quella che ha scelto Sam,
sostenuto da noi. Una volta sarei stato terrorizzato, in una giornata come questa, avrei fatto qualunque
cosa per svignarmela. Invece sto parcheggiando davanti a casa nostra alle sette del mattino, per poi
correre alla porta. Voglio esserci.
Ho trascorso un Natale tranquillo, ma pi felice di quanto mi sarei potuto aspettare solo qualche
settimana fa. La vigilia mi sono fermato a dormire, e io e Jody siamo rimasti alzati a impacchettare
dozzine di libri su Minecraft, giocattoli e set di Lego per Sam, e poi abbiamo trascorso la giornata di
festa insieme, come una famiglia. Qualche sera dopo mi sono fermato di nuovo, e in qualche modo ho
finito per rimanere con loro l'intero weekend. Sto ancora nella camera degli ospiti, ci stiamo andando
con i piedi di piombo. Vogliamo essere cauti. Stiamo imparando a occuparci delle cose insieme, e ad
ascoltarci.
Quando suono, Sam viene ad aprire quasi subito. Indossa la divisa nuova, la camicia fuori dai
pantaloni, l'aria gi scarmigliata.
Abbiamo perso le mie scarpe nuove! mi dice.
Posso darvi una mano io.
Entro, e Jody mi passa davanti correndo e sale al piano di sopra, con una tazza di caff il cui
contenuto finisce sui gradini di legno. La radio  accesa a tutto volume, giocattoli, pigiama e
asciugamani sono sparsi ovunque.
Ciao, Sam non ha fatto colazione, dice d'un fiato. Non riusciamo a trovare le sue scarpe!
Posso farti vedere i miei disegni? mi chiede lui. Ho disegnato un Creeper che combatte
contro Spider-Man.
Mi piacerebbe moltissimo. Ma prima troviamo le tue scarpe. Coraggio, sbrigati. 
un'avventura.
Corriamo per tutto il soggiorno, lanciando via cuscini, coperte e giocattoli che troviamo sul
nostro cammino. Io fingo di essere Hulk, mentre sollevo il divano per permettergli di guardare sotto; e
lui ride, quando me lo faccio cadere su un piede. In cucina strisciamo sotto il tavolo, e ci lanciamo
addosso cornflake e Cheerios, e poi restiamo incastrati tra le gambe delle sedie. Si  fatto alto. Sta
crescendo.
Alla fine, quando ci tiriamo fuori, Jody  in piedi sopra di noi e ci guarda con finta impazienza.
In mano ha le scarpe di Sam.
Erano nella cesta della biancheria sporca, spiega semplicemente, mentre gliele passa. Con
dei libri e qualche action figure.
Sam emette un lungo ahhhhh, quasi se ne fosse appena ricordato.
Nella cesta della biancheria sporca? gli chiedo.
Stavo giocando. La cesta era il mio forziere.
Jody si sta preparando per una nuova mostra, la pi importante della galleria. L'artista usa la
grafica di alcuni videogame e la proietta sulle pareti per creare tappezzerie digitali in cui hai
l'impressione di immergerti. Lei l'ha trovata un'idea affascinante da subito: per via di Sam, e del modo
in cui ha scoperto e costruito un mondo intorno a lui. Mentre raccoglie appunti e carte, io sistemo la
divisa di Sam, gli metto la camicia nei pantaloni e lo aiuto a infilarsi il maglione. L'elettricit statica gli
fa rizzare i capelli, scatenando l'ilarit generale.
Da oggi andrai in una scuola nuova, gli dico.
Lo so.
Come ti senti?
Ho un po' paura. L'aeroporto pi spaventoso  quello di Gibilterra, perch la pista  cortissima
e l'aereo potrebbe cadere in acqua.
Ok, ammetto che suona spaventoso.
Quando finalmente riusciamo a uscire di casa, lo facciamo come una famiglia, una famiglia
normale fatta di persone impegnate, che chiacchierano, e non che urlano perch troppo nervose.
E poi arriviamo davanti all'ingresso della scuola, in questa mattina fredda e pungente. Sam si fa
silenzioso mentre guarda passare gli altri bambini. Siamo circondati da un nuovo branco di genitori e,
anche se avvicinandomi ai cancelli avverto la familiare ondata di paura, andiamo avanti.
Adesso che siamo qui, speriamo di aver preso la decisione giusta. Speriamo che gli altri lo
accettino. Ne abbiamo bisogno.  come se stessimo guadagnando velocit, diretti verso qualcosa di
meglio.
 tutto ok? chiedo a Sam, scompigliandogli i capelli.
S.
E pensi che sia la scuola giusta? chiede Jody.
Penso di s.
Quando diventi genitore, hai tutte queste enormi ambizioni per tuo figlio: desideri che abbia
successo, popolarit, una carriera brillante. Ma poi la vita va avanti, e a volte quelle ambizioni si
riducono ad altre, molto pi profonde. Felicit.  questo che vogliamo per Sam. Ci sono stati momenti
in cui ci  sembrata straordinariamente irraggiungibile, come una stella lontana. C' voluto un
videogame  tra tutte le cose possibili!  per farci capire quant'era vicina la felicit, e tangibile. Sam ci
ha detto in quale scuola sarebbe stato felice, e noi gli abbiamo creduto.
Adesso trema, mentre osserva il cortile, i bambini che giocano in piccoli gruppi, i genitori che li
guardano ansiosi o che chiacchierano tra loro. Non so che cosa stia cercando, ma credo che voglia
trovare il coraggio per compiere quegli ultimi passi, e varcare la soglia. Per qualche secondo, penso che
potrebbe avere bisogno di un colpetto delicato da parte nostra. Siamo stati noi a metterlo davanti a
questo bivio, alla necessit di prendere una decisione. Forse dobbiamo dargli un'ultima spinta.
Ma poi la vede. Lei si sta facendo largo in mezzo alla folla per corrergli incontro, sventolando
la cartella nuova.
Olivia.
Sam! grida, e con assoluta naturalezza lo abbraccia. Vieni nella mia scuola?
S, fa lui, orgoglioso e imbarazzato, con un sorriso impacciato.
S. La St. Peter's, la scuola che Jody e io avevamo visitato mesi fa, quando ci rivolgevamo a
malapena la parola. La signorina Denton ci aveva detto che Sam sarebbe stato felice. E, nonostante il
periodo bruttissimo che stavamo attraversando, avevamo intuito che la sua promessa era sincera. E
forse l'avevamo fatto capire anche a Sam, pi chiaramente di quanto avessimo immaginato. Forse la
decisione l'ha presa da solo. Forse l'ha aiutato Olivia, la sua amica, la sua alleata. E adesso arrivano
anche Harry e i suoi amici, che finora erano rimasti dietro di lei, e che vengono ad accogliere Sam, e
tirargli qualche pacca sulla schiena. Un attimo dopo, senza darci il tempo di prepararci, lo stanno gi
guidando oltre il cancello. E Sam va. Jody, accanto a me, diventa tesa.
Oh, dice, con un filo di voce.
Le metto un braccio intorno alle spalle un gesto che torna a sembrarci naturale.
 tutto ok, le dico.  positivo.  un buon segno.
Ma poi, mentre la calca di bambini si avvia lungo il sentiero che conduce alle porte, in un
turbine di zaini troppo grandi e di giubbotti invernali, d'un tratto Sam si stacca dagli altri e torna
indietro di corsa. Corre tra le nostre braccia.
Ciao, mamma, ciao, pap. Venite a prendermi, quando esco?
Ma certo, gli dice Jody.
Anche tu pap?
S.
Poi si avvia lentamente verso le porte, e gli altri lo trascinano dentro.
Ci facciamo un caff? propongo.
S. Ho un po' di tempo, credo. Dove andiamo?
E, mentre ci dirigiamo alla macchina, rifletto sul modo migliore per rispondere alla sua
domanda.
Pi tardi, quando apro la porta dell'appartamento di Dan, l'immobilit e il silenzio mi
sommergono come un'onda. Senza di lui, il design spoglio e moderno di questo posto diventa freddo e
austero. All'improvviso mi viene in mente il giorno in cui mi sono presentato qui, diversi mesi fa, con
una sacca sportiva e nient'altro, senza un posto dove andare. Ero sotto shock. Pensavo che il mondo
fosse finito, per me. Invece no. Vado nella stanza degli ospiti, dove ci sono ancora le mie cose sparse in
giro, con quell'orribile materasso ad aria accasciato in un angolo, ricordo delle mie prime settimane
qui, passate a fissare il soffitto e a mettere su mappa una costellazione delle mie paure e delle mie
sventure. Allora non riuscivo a capirlo, ma adesso mi  chiaro: ero perso nel mio dolore e nella mia
tristezza. Vedevo angoscia ovunque, e mi stavo tirando indietro da tutto: inclusa Jody, e incluso Sam.
Non riuscivo a immaginare un futuro.
C' voluto mio figlio perch tornassi sui miei passi, e siamo dovuti restare separati per un po'
affinch ci accadesse. Strana la vita. Avevo sempre pensato che ci fosse una barriera intorno a lui, e
che non esistesse un modo per penetrarla. Non capivo come raggiungere una sorta di comprensione, un
punto di contatto con lui. Non mi ero reso conto che avremmo dovuto costruirlo insieme, e che sarebbe
stato lui a guidare me.
Percorro lo stretto corridoio e vado nel soggiorno, con il televisore gigantesco e, sotto, la
console scollegata. E l, sul tavolino, ora piena di orecchie e di ditate, c' la guida a Minecraft che
avevo comprato senza troppa convinzione. Mi sento in colpa, ma ammetto di non aver letto
praticamente nessuno dei libri sull'autismo che avevo acquistato lo stesso giorno. Alla fine, non ce n'
stato bisogno.
Sto uscendo dal condominio, e controllo la cassetta della posta di Dan. Un paio di bollette, un
giornale locale, e anche qualcos'altro. C' anche una lettera indirizzata a me, che reca una calligrafia
che mi pare di riconoscere, ma che non vedevo da un po'. Solo quando apro la busta ricordo:  di Dan.
Caro Alex,
Felice Anno Nuovo da Rio! Spero che tu abbia passato uno splendido Natale, e che stia facendo
un tentativo con Jody. In caso contrario Dio, devo tornare io per farvi fare pace?
Comunque, prima di partire ho venduto la macchina (mi dispiace, so che l'adoravi), e mi sono
entrati parecchi assegni di lavori che avevo fatto. Vender l'appartamento al doppio della cifra che
l'avevo pagato. Quindi, ho voluto dare qualcosa a te. Non  solo un regalo,  un investimento. Leggi le
istruzioni sul retro e seguile.  quello che vorrebbe George. Coraggio!
Il tuo amico,
Dan
Guardo nella busta, e tiro fuori un foglietto mi ci vuole un momento per capire che  un
assegno. Non sapevo che si usassero ancora Che li usasse Dan, poi Questa  la prima cosa che
noto. La seconda  che  intestato a me un assegno del valore di ventimila sterline. Mi manca l'aria,
ho un lieve capogiro. Dan, brutto pazzo bastardo. Lo giro.
E sul retro, scritto a caratteri cubitali, c' il messaggio che una parte di me gi sapeva di trovare.
Capisco subito perch l'ha scritto, e che cosa devo fare adesso: per me, per Jody e per Sam. Per il
futuro. Sono due semplici parole.
Ok, vai.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Keith Stuart parla della vera storia dietro a La morbidezza degli spigoli.
.
A quanto pare scrivere un libro  veramente un'impresa difficile. E per me sarebbe stata
impossibile senza l'aiuto che ho ricevuto. Per questo, vorrei ringraziare le persone che c'erano quando
avevo bisogno di loro, sugli argomenti pi vari che ho dovuto affrontare. Per esempio Jake Mattock che
mi ha dato un mucchio di informazioni utilissime sulle agenzie immobiliari, e Liz Andrew che mi ha
spiegato come si gestisce un caff.
Con Brigid e Adam Moss, e con John Harris e Ginny Luckhurst ho avuto discussioni utilissime
sull'autismo e sull'essere genitori. Grazie per avermi concesso il vostro tempo e aver condiviso le
vostre esperienze con me.
Vorrei anche ringraziare i miei colleghi del Guardian che mi hanno consentito lunghe assenze
sabbatiche per scrivere il libro. Grazie Jemima Kiss e Jonathan Haynes; grazie Alex Hern e Samuel
Gibbs (da cui ho preso i nomi dei protagonisti); grazie Stuart Dredge, Hannah Jane Parkinson e Shiona
Tregaskis!
Naturalmente, questo libro non avrebbe mai visto la luce senza l'inventore di Minecraft,
Markus Notch Persson, e tutto il team di Mojang. Grazie per aver creato questo gioco incredibile che
ha arricchito cos tante vite. E soprattutto vorrei ringraziare Paddy Burns e 4J Studios, che hanno fatto
la versione di Minecraft per l'Xbox 360, la prima con cui ho giocato insieme ai miei figli. Un
ringraziamento speciale va a Roger Carpenter della Microsoft, che ha trovato il tempo di mostrarmi il
gioco durante un affollatissimo evento in anteprima a San Francisco e che da allora  rimasto in
contatto con me. Vorrei che voi sapeste, Paddy e Roger, che avete cambiato in meglio la vita della mia
famiglia.
Sono grato a tutti gli amici e colleghi che lavorano nell'industria dei videogame. Joo Diniz
Sanches ha condiviso il suo ufficio con me mentre scrivevo il romanzo e ha pazientemente accolto tutte
le mie interruzioni del suo lavoro dovute alle mie domande, talora ridicole, ai miei grugniti e ai miei
sospiri. Simon Parkin, Christian Donlan e Will Porter sono stati fantastici. Grazie anche ad Ann
Scantlebury, Simon Byron e Ste Curran della trasmissione radiofonica One Life Left, e a Ellie Gibson e
Helen Thorn, che presentano il bellissimo Scummy Mummies podcast: entrambe mi hanno consentito
di partecipare al loro programma per parlare del mio libro mentre lo stavo scrivendo. Grazie Ellie
anche per il vino bianco, per la qualit del programma e per l'ottima sistemazione.
Sono infinitamente grato al mio editor, Ed Wood, che mi ha proposto di scrivere questo libro, e
che ha insistito quando ho ignorato la sua email, e che poi mi ha seguito durante tutto il processo con
amicizia, pazienza ed entusiasmo.  stato veramente fantastico e sar sempre in debito con lui.
Vorrei anche ringraziare mia madre e le mie sorelle Nina e Catherine (che  anche il mio
consulente medico). Vorrei tanto che pap fosse qui per vedere tutto questo. Vorrei che fosse qui,
punto.
E infine tutto il mio amore e la mia gratitudine vanno ai miei figli Zac e Albie, e a mia moglie
Morag, che hanno letto ogni frase di questo libro dandomi ottimi consigli e trovando alcune delle scene
meglio riuscite.
Morag  la migliore, davvero, e questo  quanto.
.
Quando nostro figlio Zac aveva due anni, mia moglie lesse da qualche parte che alla sua et la
maggior parte dei bambini hanno un vocabolario di circa cinquanta parole. Lui ne conosceva dieci. Per
noi fu il primo segnale che qualcosa non andava. Be', non esattamente. Come Sam, il bambino
protagonista di questo libro, anche Zac urlava molto e intendo dire molto. Per i primi tre anni della
sua vita, non credo riuscimmo mai a farci un'intera notte di sonno; lui si svegliava tante volte, dalla
sera alla mattina, e noi impiegavamo ore a calmarlo. Sembrava sempre ansioso, gi da piccolo.
Solo a sette anni gli venne diagnosticato ufficialmente un disturbo dello spettro autistico,
quando noi ormai ne eravamo quasi sicuri. Linguaggio e memoria erano ancora molto limitati,
detestava i cambiamenti alle sue routine, aveva difficolt a socializzare, e la scuola sembrava
terrorizzarlo. Ma, mentre affrontavamo il lunghissimo cammino necessario per capire perch fosse
diverso, stava succedendo anche un'altra cosa.
Io per vivere scrivo di videogame, quindi la nostra casa  piena di giochi e di console. Ebbene,
quando aveva solo due anni Zac gi si arrampicava sulle mie ginocchia, e facevamo insieme qualche
gioco semplice: lo eccitava premere i pulsanti del controller e vedere che gli oggetti sullo schermo
rispondevano ai suoi comandi. Poi, quando aveva sei anni, scaricai Minecraft, il simulatore di
costruzione creato da Markus Notch Persson e Mojang, il team svedese di sviluppatori. Minecraft
non  un gioco nel vero senso della parola:  come usare i Lego, ma all'interno di un enorme paesaggio
che puoi esplorare e alterare. Ti permette di costruire, di distruggere, di scavare fosse enormi, di dare la
caccia ad animali da fattoria e di uccidere mostri, ma soprattutto non ti dice che cosa fare, o come farlo.
Fai quello che vuoi.
Zac se ne innamor. Con suo fratello Albie, trascorreva tutto il tempo che gli concedevamo a
vagare per quelle distese selvagge di blocchi, a costruire piccoli rifugi, o semplicemente a scavare alla
ricerca di materiali preziosi come ferro e oro. Era bellissimo vederlo tanto felice e impegnato a fare
qualcosa: qualcosa che poteva fare bene come suo fratello, e i loro amici; in Minecraft, non restava
indietro. E, cosa altrettanto importante, stava imparando. Cominci ad apprendere parole nuove, e
inoltre adorava raccontarci che cosa stava costruendo, e illustrarci i suoi progetti. Ogni volta che gli
chiedevamo come andasse a scuola, o come si sentisse, di solito rispondeva con poche parole, o con
un'alzata di spalle, quando non ci ignorava completamente. Se gli chiedevamo di Minecraft, per, si
illuminava. Per noi fu una rivelazione.
Sono state le esperienze meravigliose vissute da Zac a darmi l'ispirazione per questo libro.
Volevo raccontare quale enorme impatto avesse avuto Minecraft nella sua vita, come questo gioco
l'avesse aiutato a esprimersi e  forse questa  la cosa pi importante  come avesse aiutato noi a capire
lui e il suo modo di essere. Dopo anni di test medici, di terapia occupazionale, di test dell'udito e di
visite pediatriche, cominciammo a concentrarci solo sui problemi che Zac aveva dovuto affrontare.
Minecraft ci permise di vederlo  e di apprezzarlo  come un bambino divertente, fantasioso e
percettivo. Ci aiut ad andargli incontro.
Sam non  Zac, naturalmente, ma molte delle cose che gli succedono sono tratte dalla nostra
vita, e da quello che ci  successo. Ho scritto spesso di Zac e di Minecraft per il Guardian e, ogni volta
che lo faccio, ricevo messaggi da genitori che hanno figli autistici o semplicemente un po' diversi. Mi
esprimono lo stesso sollievo, la stessa felicit e la stessa eccitazione che in famiglia avvertimmo
quando Zac cominci a dedicarsi a Minecraft, e a usarlo come un mezzo per parlarci di lui. I
videogame sono molto criticati: spesso li consideriamo come cose da controllare e da limitare In
realt, possono essere anche uno spazio lecito in cui le persone imparano, condividono e creano, senza
giudizi e senza limiti.
Zac frequenta le scuole medie, adesso. E, anche se sotto molti aspetti  indietro rispetto ai suoi
coetanei, se la sta cavando. Ci chiediamo se, un giorno, magari non sar lui stesso a creare i suoi
videogiochi: di sicuro,  molto bravo a giocare. In ogni caso, qualunque cosa succeda, non
dimenticher mai come reag a Minecraft, n il modo in cui quel gioco lo accolse e lo fece sentire a
casa. La vita erige tante barriere per le persone diverse. Qualunque strumento ci aiuti ad apprezzarle 
chiunque siano queste persone e in qualunque modo differiscano da noi   da considerarsi una risorsa
preziosa.  quello che ho imparato, ed  il tema di questo libro.
Keith Stuart. marzo 2016.
...
.
...
FINE.